“Eravamo bloccati a 20 km/h, fa un po’ paura”: Leclerc vuota il sacco sul caos e il retroscena Ferrari a Sepang

“Eravamo bloccati a 20 km/h, fa un po’ paura”: Leclerc vuota il sacco sul caos e il retroscena Ferrari a Sepang
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Il racconto di Charles Leclerc al termine del GP del Bahrain a Sepang: dal blackout elettronico nel Formation Lap al contatto al via e il bilancio sulle strategie Ferrari.
4 ottobre 2026

Un Gran Premio del Bahrain traslocato d’emergenza in Malesia per le note tensioni geopolitiche in Medio Oriente, un asfalto reso traditore dalla pioggia battente e una monoposto improvvisamente piantata in mezzo alla pista nel momento più critico. Non è stata una domenica ordinaria per la Ferrari, né tantomeno per Charles Leclerc, costretto a una gara di pura sopravvivenza sul circuito di Sepang per portare a casa un quarto posto che ha il sapore amaro del rammarico ma anche la concretezza del limite dei danni.

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A rendere surreale la domenica del monegasco è stato il dramma consumatosi nel formation lap. Con la direzione gara che ha concesso due giri di ricognizione dietro la Safety Car per valutare le condizioni dell'asfalto, le monoposto spinte dalla power unit di Maranello sono state vittime di un improvviso cortocircuito informatico: un’anomalia nel software predittivo dell’erogazione di potenza ha mandato in blocco i propulsori, lasciando la SF-26 di Leclerc, la vettura di Lewis Hamilton e le monoposto di Esteban Ocon e Valtteri Bottas quasi ferme sul tracciato a circa 20 km/h.

Resettato il sistema a tempo di record, la partenza in griglia non ha risparmiato ulteriori brividi: un contatto nelle prime fasi con la Haas di Nico Hülkenberg ha provocato un lieve danno all'ala anteriore della Rossa. Nonostante l'aerodinamica compromessa e una strategia gomme al limite, Leclerc è riuscito a risalire la china fino alla top-5, prima di lasciarsi andare a uno sfogo lucido e senza filtri ai microfoni della stampa.

Nel post-gara, Charles Leclerc ha analizzato la sua prestazione con estrema schiettezza, riflettendo sulle difficoltà tattiche incontrate fin dal semaforo verde: “Non ero contento. Ero sempre quello dietro ad asciugare la pista. Non lo so. Gran parte della gara è stata dettata dalla scelta fatta alla partenza. Onestamente, penso che il nostro risultato finale rappresenti ciò che valevamo oggi. Da dove siamo partiti fino al traguardo. Kimi e Max erano semplicemente troppo forti per noi oggi. Noi eravamo subito dietro di loro. Siamo arrivati al traguardo solo in tre. È stata una gara strana. Penso che tutto ciò che abbiamo sbagliato nella prima parte di gara sia andato male, e tutto ciò che abbiamo fatto bene nella seconda parte sia andato bene. Alla fine della giornata, le due cose si sono bilanciate. Entrambi gli estremi si sono annullati a vicenda. Siamo arrivati dove dovevamo arrivare. Ma è stata una gara decisamente più faticosa del previsto per via di tutto quello che è successo”.

Entrando nel dettaglio dei surreali momenti vissuti durante i giri di formazione dietro la Safety Car, il pilota della Ferrari ha ricostruito la confusione in pista e l'ansia da prestazione delle nuove vetture: “Molto complicato. Molto strano. All'inizio pensavo che la Safety Car avesse spento le luci. Non riuscivo a vederla per via dell'eccessivo spray d'acqua, quindi credevo se ne fosse andata. E Max stava prendendo margine per scaldare le gomme. Ok, ci sta. Poi via radio mi hanno detto: "Pensiamo che Max abbia un problema". Ok. Poi Max è ripartito. E Lewis andava piano. Io ho aspettato, ma a un certo punto mi sono detto: "Probabilmente mi conviene andare". Non appena ho dato gas, ho avuto esattamente lo stesso problema. Lì ho capito che eravamo tutti sulla stessa barca. Eravamo bloccati a tipo 20 km/h. Non saprei. È un po' spaventoso da vedere. Penso sia un po' la nostra preoccupazione con queste vetture. Non fino a questo punto, ovviamente questo è stato un problema specifico. Ma qualunque cosa tu abbia, quando esci dalle curve, a volte puoi avere 100 km/h in più o 100 km/h in meno. Non hai il pieno controllo della potenza che ti viene erogata. E quando inizi la gara, questo può comportare grandi rischi. Sì, non sono le auto migliori da guidare in queste condizioni”.

Sollecitato sul tema delle complesse power unit attuali e sui tempi necessari per porre riparo a simili fragilità elettroniche, Charles ha chiosato laconico: “Beh, è una storia che va avanti da molto tempo. E ora, per tornare indietro o cambiare le cose, ci vorrà del tempo”.

A complicare il piano di lavoro del Cavallino è stata anche la totale inutilità dei riscontri ottenuti durante le sessioni di prove libere, cancellati da un meteo tropicale completamente instabile: “Sì, è stato un weekend complicato soprattutto perché la pista era in pessime condizioni nelle FP1. Quindi nelle FP1 e FP2 non abbiamo imparato molto. Nelle FP3, finalmente, avevamo una pista un po' più rappresentativa. Tuttavia, era troppo tardi per fare simulazioni di gara. Quindi ti ritrovi in gara sperando che quel poco che hai imparato sia utile, ma non lo è stato perché le condizioni erano completamente diverse. È stata dura, ma è stato così per tutti”.

Infine, il monegasco ha spiegato la decisione presa al muretto sulla scelta degli pneumatici, ammettendo la superiorità operativa dei rivali diretti: “Ero d'accordo con la squadra, credo. È stata una decisione al limite, come accade sempre in queste condizioni. E sì, con questo meteo, differenziare la strategia tra le due vetture è la scelta migliore possibile. Ma è anche vero che quando dividi le strategie, per definizione, c'è una scelta decisamente sbagliata e una decisamente giusta. È molto difficile avere uno scenario intermedio in cui entrambe le opzioni funzionino allo stesso modo. Ovviamente pensavamo di fare la cosa giusta. Ma chiaramente c'è una squadra in particolare, la Red Bull, che ci azzecca quasi sempre con entrambe le macchine. Per questo dobbiamo capire perché loro riescano a fare meglio di noi”.

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