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Ci sono gare che si affrontano a viso aperto e altre in cui il silenzio radio diventa l'alleato migliore per non perdere la concentrazione. Nel tracciato cittadino di Madrid, Charles Leclerc ha guidato per quasi due terzi di gara in uno stato di isolamento quasi totale, limitando al minimo i contatti con il muretto per far parlare soltanto il ritmo della sua SF-26. “Io e Brian [Bozzi, il suo ingegnere di pista] non abbiamo parlato molto durante la gara perché su una pista del genere volevo avere meno comunicazioni possibili. A un certo punto ho chiesto giusto per capire esattamente per cosa stavamo lottando, dato che da dentro la macchina non lo sapevo davvero”, ha rivelato il pilota della Ferrari al termine di una corsa d'attesa, chiusa ai piedi del podio dopo un lungo stint sulla mescola più dura.
Nessun rimpianto, tuttavia, per le decisioni prese sul piano tattico. Partire con le gomme Hard e allungare fino alle battute conclusive si è rivelata l'unica vera mossa d'attacco per sovvertire le gerarchie su un tracciato privo di reali punti di sorpasso. “Penso che oggi la cosa migliore per noi sia stata proprio ciò che abbiamo fatto. Se dovessi rifare la gara farei esattamente la stessa cosa, perché partire con le Soft all'inizio non mi avrebbe dato l'opportunità di inventare nulla di speciale. Sarei finito sulla stessa strategia di chi mi stava davanti e non sarebbe servito a molto, visto che non c'erano sorpassi. La strategia Hard-Soft era quella giusta ed aspettare la Safety Car nel finale era la cosa corretta da fare, ma sfortunatamente non è mai arrivata”, ha spiegato Leclerc con estrema lucidità.
A condizionare il fine settimana della Scuderia non è stata infatti la gestione della domenica, quanto la consueta fatica nell'estrarre il massimo potenziale dalla vettura sul giro secco. “Alla fine penso che il passo fosse piuttosto buono sulla Hard. Dove alla fine stiamo pagando il prezzo è il nostro passo in qualifica, perché quando parti più indietro diventa poi molto difficile recuperare quelle posizioni. Penso che in generale la nostra vettura sia solo un po' più debole in qualifica rispetto alla gara, con poco carburante quando devi davvero attaccare i cordoli, specialmente ieri. La McLaren era molto, molto forte e noi eravamo un po' dalla parte sbagliata in questo. Abbiamo pagato il prezzo questo weekend probabilmente per questo motivo, ma nel complesso sento che siamo sempre un po' con il freno tirato al sabato”.
Tra i passaggi chiave del primo giro c'è stato anche il rallentamento di Lewis Hamilton, costretto poi al ritiro per un guasto all'impianto frenante. Leclerc ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi speculazione su possibili ostacoli subiti dal compagno di squadra: “No, l'ha fatto molto, molto rapidamente. Non ho perso così tanto tempo perché con i problemi ai freni stava tagliando le curve, quindi non mi ha tenuto dietro e non avrebbe cambiato nulla nella mia gara”. Una pista spettacolare al sabato ma difficile alla domenica, che per il futuro potrebbe richiedere qualche piccolo ritocco: “È un gran tracciato e onestamente penso che abbiano fatto tutti un ottimo lavoro. Particolarmente in qualifica, ma in gara ci sono alcune curve... non c'è bisogno di un grande cambiamento, solo una o due piccole modifiche potrebbero cambiare in modo significativo il tipo di gare che disputiamo qui”.
Sullo sfondo della prestazione madrilena rimane infine l'incognita tecnica legata al motore con ADUO 2 utilizzato a Monza, attualmente sotto esame a Maranello per capirne l'integrità e l’impatto alla Parabolica. “Per ora, da quello che so, lo stanno ancora controllando. Non abbiamo mai visto alcun impatto diretto, quindi le probabilità che sia ancora integro ci sono. Se riusciremo a salvarlo sarà fantastico, altrimenti probabilmente arriverà una penalità a un certo punto”, ha ammesso il monegasco. Una spada di Damocle sul finale di stagione che non scalfisce la convinzione di avere tra le mani una monoposto solida sulla lunga distanza, a patto di trovare in fretta la chiave per accendere il sabato.