F1. GP Imola, un ponte sospeso tra passato e modernità, ma la passione è sempre la stessa

F1. GP Imola, un ponte sospeso tra passato e modernità, ma la passione è sempre la stessa
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Paolo Ciccarone
La Formula 1 giunge al settimo appuntamento stagionale, il primo sul suolo europeo con il ritorno delle hospitality, il Gran Premio del Made in Italy e dell'Emilia-Romagna 2024. Il racconto dal paddock dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola
19 maggio 2024

La passione è sempre la stessa, quello che è cambiato nel tempo è l’approccio all’evento e Imola rappresenta, sotto questo aspetto, la chiave di volta di cosa era e cosa è la F.1 oggi. Le celebrazioni per i 30 anni dalla scomparsa di Senna e Ratzenberger sono state la molla che ha catalizzato l’attenzione di tutti, facendo dimenticare che questa era la gara dove la goliardia, la battuta e lo stare insieme all’insegna di piadina e tortellini era la base. Una base che nel tempo è cambiata, anche se, sotto certi aspetti, la tendenza alla sagra della porchetta è rimasta intatta, mostrando una tradizione e un attaccamento a convenzioni che nel mondo d’oggi, di fronte ai paesi emergenti, si fatica a comprendere. Ma forse proprio per questo è il bello di questo appuntamento, che mostra tutti i limiti di una F.1 malata di gigantismo.

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Un esempio viene dal paddock. La superficie è sempre la stessa del passato perché il fiume Santerno impedisce di allargarsi oltre. Ebbene, dalla Rivazza a via Dante, col ponte dell’ingresso principale, una volta c’era lo spazio per i parcheggi auto F.1 e stampa, lo spazio per i motor home dei team di F.1, lo spazio per la cabina regia TV e quello dei piccoli team. Adesso il paddock sembra essere progettato per spazi angusti, dove non si respira e per fortuna non c’è la ressa del passato. Lo spazio è lo stesso, sono cambiati i motor home delle squadre e dei motoristi, per cui sono state sfrattate tutte le attività non utili al business. Ovvero la sala stampa dalla palazzina box è stata trasferita in una serie di conteiner nei pressi della tribuna centrale. Una serie di prefabbricati per alloggiare i 300 giornalisti e fotografi accreditati. Uno sforzo enorme per organizzare qualcosa di utile e valido, con una terrazza panoramica con ombrelloni e sdraio, posizione privilegiata senza dubbio, ma stretta fra la fan zone e il palco animazioni, per cui scomodo da un lato, ovvero uscire, fare il sottopasso, entrare nel paddock e ritorno, con musica a palla da un lato e gente che va e viene nella stradina.

Un mezzo miracolo organizzativo, quando anni fa la sala stampa, pur piccola, riusciva ad ospitare più gente rispetto ad oggi. Il problema? Un solo bagno per uomini e uno per donne. Troppo poco vista la quantità di gente, ma per cambiare qualcosa servono investimenti e dover spendere milioni per una sala stampa quando non sai se fra un anno o due avrai ancora una gara, non è investimento logico. E ci si arrangia, anche se essendo in Romagna, al ristorante Carburo il catering per la stampa è di alto livello, mica rognoso come da altri posti più blasonati. Un altro problema grosso, legato all’impianto e alla sua posizione, è la viabilità. Sabato mattina, ad esempio, la Ferrari era partita dall’hotel Donatello, dove alloggiava, alle 7,45. Alle 10,15 erano bloccati in fila sul ponte che porta alla Rivazza, con altro personale F.1 che ha mollato l’auto in parcheggi a pagamento e si è fatta a piedi i tre o quattro km che mancavano alla pista.

Qui il problema è di un piano viabilità che non ha capito che fra addetti ai lavori (oltre 4500 persone) e pubblico, bisogna tenere separate le strade perché se c’è un solo ponte per passare a una corsia e convergono più strade l’ingorgo è garantito. E qui viene a galla la forma mentale di non aver capito che è un aspetto importante da seguire, ovvero se per certe cose, vedi fan zone ed esposizione vetture F.1 storiche, si è fatto grandi cose, per questo invece siamo fermi alla sagra della porchetta, perché i blocchi e le strade andavano gestite più lontane dall’autodromo. Un altro aspetto che si è perso era la goliardia. Le serate col premio Pirazzini, ovvero la sagra delle fesserie, organizzate da giornalisti con fare serioso ma con cazzeggio all’ennesima potenza, non si fanno più. L’unico evento di nota la cena al San Domenico offerta da Stefano Domenicali ai team manager della F.1. Stefano, fra l’altro, è stato insignito delle chiavi della città dal sindaco Marco Panieri. E qui c’è da dire che l’amministrazione comunale si sta dando da fare per coordinare le varie necessità della città senza perdere di vista il biglietto da visita di un GP mondiale. Su questo sono bravi e appassionati, hanno pure un assessore all’autodromo, la brava Elena Penazzi, che da giovane (lo è ancora ma era…bambina quasi) lavorava nell’ufficio stampa dell’autodromo col compianto Gianni Berti e quindi conosce da tempo l’ambiente. Ecco, quello che deve essere importante da segnalare e condividere, è il fare squadra, il saper fare gruppo con la Motor Valley e gestire insieme un evento mondiale. Con le sue pecche inevitabili e i suoi punti positivi e belli.

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