GP Spagna 2020

F1, GP Spagna 2020: Hamilton, numero d'alta scuola

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La classe non è acqua: e Lewis Hamilton oggi ha dimostrato la differenza tra un campione e un numero due che non incide, Valtteri Bottas

Ama il cinema e la musica, ha inciso dischi con un nome d'arte ma a tempo pieno fa il pilota. Lewis Hamilton in Spagna si è esibito in un numero di alta scuola che fa capire come contro lui e questa Mercedes ci sia poco da fare, infatti ha doppiato tutti tranne i primi tre: Verstappen, secondo, e Bottas terzo. Il resto della truppa è stato infilzato dal doppiatore mascherato, nome d'arte di un pilota arrivato a un passo dai record di Michael Schumacher e che con quella Mercedes ha trovato il mezzo ideale per vincere, fare pole position, accumulare titoli iridati, senza che all'orizzonte si veda un benché minimo rivale. Poteva essere il compagno di squadra Bottas, ma il finlandese è incappato in una giornata storta, sbagliando la partenza, finendo 4 alle spalle pure di Stroll e non andando oltre il terzo posto dopo aver sbagliato pure la scelta delle gomme: quelle morbide, infatti, lo hanno costretto a un pit stop supplementare mentre Hamilton, via radio, aveva detto espressamente al suo ingegnere che quelle gomme non le voleva proprio.

Ecco la differenza fra due piloti al volante della stessa macchina: particolari che fanno la differenza e che proiettano uno nell'olimpo dei campionissimi, l'altro nel girone dei mugugnosi. Perché si fa presto a dire che con quella Mercedes sarebbero capaci tutti di vincere, in realtà quando ci sono circostanze particolari, alla fine vince sempre uno e non è Bottas. Chiusa la parentesi Mercedes, autrice di una gara soporifera (via al comando, pit stop e saluti dopo il traguardo) un plauso a Max Verstappen che con la Red Bull è riuscito almeno per la prima parte di gara a stare a debita distanza da Hamilton ma ben davanti a Bottas. Il secondo posto, sulla pista dove 4 anni fa ottenne la prima vittoria in F.1, è la dimostrazione di un pilota di sostanza che meriterebbe un mondiale.

Peccato non abbia per le mani una Mercedes perché vederlo contro Hamilton a parità di macchina sarebbe bello. Queste le note positive del GP, con Stroll, Perez e Sainz promossi, un plauso va a Sebastian Vettel. Il settimo posto finale dopo essere partito 11 è tutto merito suo, della gestione gomme, della sua testardaggine ed esperienza, mentre Leclerc è prima finito in testacoda col motore spento (dicono problema elettrico) poi si è ritirato dopo essere ripartito. Un disastro totale per una Ferrari che più passa tempo e meno sprazzi mostra rispetto ai rivali. Vettel, invece, stavolta ha mostrato cosa vuol dire aver vinto 4 mondiali: le sue comunicazioni radio col box sono state disarmanti. Hanno mostrato un team allo sbando, incapace di gestire le strategie e col pilota che si è preso il rischio finale: "Tanto non ho nulla da perdere, vado avanti con queste gomme" ha detto. Ci ha fatto 34 giri con le morbide e ha concluso a punti. Il messaggio a Maranello è giunto forte e chiaro...

  • Dariosmr96, Sesto San Giovanni (MI)

    Io credo che una Ferrari di così basso livello non si sia mai vista.
    Non mi riferisco solo a livello di prestazioni, perché anche quella del 93 di Alesi e Capelli era scarsa, ma qui, oltre ad avere due dei piloti più forti e non sfruttarli in maniera adeguata, c'è una gestione dello sviluppo auto imbarazzante, gestione strategie di gara totalmente a caso e spesso lasciate in mano ai piloti.
    Per non parlare della gestione piloti che in confronto il team ducati sembra quasi serio.
    L'intero team mi auguro venga rifondato l'anno prossimo (eccezion fatta per Leclerc ovviamente) perché ho l'impressione che ormai le cose vengano fatte con un senso quasi di menefreghismo.
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