F1, la Ferrari è a digiuno di vittorie da due stagioni intere. Ma non è la prima volta

F1, la Ferrari è a digiuno di vittorie da due stagioni intere. Ma non è la prima volta
Diletta Colombo
La Ferrari è reduce da due stagioni a secco di vittorie, ma non è la prima volta che succede nella sua lunga storia in Formula 1. Vi ricordate gli anni Novanta?
30 dicembre 2021

La Ferrari non vince una gara in Formula 1 da oltre due anni. Per risalire all’ultimo successo della Rossa, tocca riavvolgere il nastro fino al GP di Singapore 2019, quando Sebastian Vettel salì sul primo gradino del podio. Facendo un rapido conto, la scuderia di Maranello è arrivata a quota 45 corse senza un acuto. Un dato pesante, per un team del blasone della Ferrari, che però è da inserire in un contesto di oggettiva crescita.

La Ferrari nel 2020 ha vissuto un vero e proprio annus horribilis, con tre podi all’attivo – due di Leclerc e uno di Vettel – e con un sesto posto nel mondiale costruttori che ben rappresenta una stagione in cui, complice una monoposto spogliata del motore delle meraviglie di fine 2019, la Rossa si è trovata a navigare a vista. Per il 2021, la Ferrari ha lavorato bene, nonostante il congelamento di buona parte della vettura, portando in pista una monoposto decisamente meno problematica.

Con l’arrivo dell’aggiornamento all’ibrido, succosa anticipazione di una soluzione che sarà impiegata anche nel 2022, la Ferrari è riuscita nella parte finale della stagione ad avere uno slancio che le ha consentito di avere ragione della McLaren. Il risultato è un terzo posto nel mondiale costruttori che Mattia Binotto ha definito non da Ferrari, ma che testimonia, d’altro canto, un miglioramento netto rispetto a 12 mesi fa.

Non è la prima volta, in ogni caso, in cui la Ferrari si ritrova a concludere due stagioni complete senza vittorie. Successe anche all’inizio degli anni Novanta, in uno dei periodi più bui della storia del Cavallino rampante in F1. Dopo il titolo sfumato all’ultimo con Alain Prost nel 1990, la Rossa entrò in un'epoca di forte crisi, in cui disputò ben 59 gare senza vincere. Il 30 settembre del 1990 Prost colse a Jerez quello che sarebbe diventato l’ultimo acuto prima di un digiuno lungo quasi quattro anni.

Il 1991 vide otto podi, quasi tutti colti da quel Prost che, a fine stagione, fu clamorosamente licenziato con una gara di anticipo. Ben più magro fu invece il bottino nei due anni successivi. Nel 1992 Jean Alesi ottenne due podi, in Spagna e in Canada, mentre nel 1993 furono tre le incursioni tra i primi tre, con Alesi terzo a Monaco e secondo a Monza e Gerhard Berger terzo all’Hungaroring.

La tanto agognata vittoria, dopo quasi quattro anni di digiuno, arrivò il 31 luglio del 1994 ad Hockenheim, quando Berger riuscì a convertire la sua pole position in un successo. La Ferrari concluse quella stagione al terzo posto nel mondiale costruttori, risultato bissato nel 1995, grazie a una costanza di piazzamenti e a una sola vittoria, l’unica della carriera di Alesi in F1, a Montréal. 

Nel 1996, arrivò la svolta, con l’arrivo di Michael Schumacher, e, successivamente, di diversi uomini chiave che avevano reso vincente la Benetton del Kaiser, da Rory Byrne a Ross Brawn. Furono così gettate le basi di quell’epoca d’oro che la Ferrari avrebbe vissuto all’inizio degli anni Duemila. A volte, in F1 come nella vita, ci vuole pazienza. E, verrebbe da pensare, anche qualche acquisto pesante da altri team sul fronte manageriale e tecnico. E chissà che non sia lo stesso uomo che diede inizio a quella rivoluzione, Jean Todt, a contribuire a un nuovo ciclo di successo.  

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