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Nella foschia soffocante di Marina Bay, la Mercedes cerca di dissipare la nebbia sul generosissimo pacchetto di aggiornamenti apportato alla W17. Con una sola sessione di prove libere a disposizione, visto il format della Sprint, a Singapore la scuderia di Brackley ha optato per una prova di comparazione estrema. Da un lato abbiamo George Russell, con la configurazione precedente, quella con cui ha vinto a Baku. Dall’altro abbiamo Andrea Kimi Antonelli, con la W17 aggiornata con cui, tutto sommato, si era sentito a suo agio a Sepang. È una forma di extrema ratio inevitabile, viste le circostanze.
La Mercedes ha portato un aggiornamento monstre su una pista su cui non solo la Formula 1 non correva da nove anni, ma che ha una peculiarità che ha complicato la lettura del weekend di gara. Il manto dell’asfalto, estremamente abrasivo, non solo andava a stressare in una maniera esponenziale le gomme, di concerto con le temperature elevatissime, ma influenzava pure l’aerodinamica delle monoposto. Cercare di trovare il bandolo della matassa in termini di bilanciamento con un aggiornamento così complesso non era per nulla semplice. E la Mercedes si è persa per strada.
Un upgrade di questa portata – ricordiamo che la Mercedes non aggiornava la W17 dal Canada, a fine maggio – richiede del tempo in pista per poter essere valutato, e per poter cogliere quello che la simulazione non restituisce. La questione della correlazione tra i dati, poi, è tutt’altro che secondaria. Ma quando ci si trova a valutare tutto questo in un contesto in cui alcune variabili rivestono un’importanza gonfiata, è difficile farsi un’idea chiara dell’efficacia del pacchetto in questione. Ed ecco che la Mercedes è arrivata in pista a Singapore con la necessità di capirne di più.
Anche in questo caso, però, le condizioni non sono favorevoli. La Mercedes aveva a disposizione solo 60 minuti per poter raccogliere dati prima di dover deliberare l’assetto. Il fatto che tutto questo succeda su un circuito cittadino richiede anche valutazioni più approfondite su decisioni abbastanza immediate altrove, come quelle sull’altezza da terra. In questi casi si procede in modo immediatamente aggressivo, andando nel caso a correggere. E la W17, sia per Russell che per Antonelli, è apparsa piuttosto rigida nell’assorbimento delle asperità di un tracciato che, come tutti i cittadini, ha parecchia personalità in questo senso.
Il cronometro non è stato gentile con Antonelli, che, però, ha commesso un errore nell’ultimo tentativo lanciato, finendo lungo tra curva 16 e curva 17 dopo un bloccaggio. Il rischio concreto è che la Mercedes debba sfruttare la Sprint come un’altra occasione per raccogliere dati e cercare di migliorare il bilanciamento lato Antonelli. Russell, subito guizzante con la sua W17 “vintage”, ha un altro ordine di problemi da affrontare in quel di Singapore. Sulla sua monoposto, infatti, è stata installata una nuova power unit. E dovrà scattare dal fondo dello schieramento nel GP di domenica.
Non sarà l’unica penalità in cui dovrebbe incappare, visto che ad Austin dovrebbe arrivare il nuovo turbo sviluppato con il gettone dell’ADUO. Verrà installato anche sulla vettura di Antonelli, ma il leader del mondiale non andrà in sanzione. Il nuovo turbo, infatti, rientra nelle allocazioni stagionali consentite. Non è sicuramente un momento semplice per la Mercedes, visto che oltre ai dubbi sull’aggiornamento continua ad aleggiare lo spettro della mancanza di affidabilità. Singapore, peraltro, non è per nulla tenera con le componenti vitali della monoposto.
Vedendo la Mercedes sgomitare alla ricerca di risposte sulla sua vettura, viene da chiedersi se più che l’aggiornamento stesso, il problema principale non sia la tempistica con cui è arrivato in pista. Sappiamo bene che la Mercedes rispetto alle rivali ha scelto una strategia diversa per gli aggiornamenti, concentrando le novità in un solo pacchetto posticipato. Ma introdurlo in una gara su una pista con tante incognite, subito prima di una corsa su un tracciato cittadino con il format della Sprint, potrebbe non essere stato lungimirante. La Mercedes potrebbe essersi tuffata da sola in una nebbia difficile da dissipare, dopotutto.