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Dalla frustrazione di Sepang alle luci di Marina Bay. Per Lando Norris, la vigilia del Gran Premio di Singapore non è soltanto il preambolo di un appuntamento iconico della stagione, ma il punto di svolta fondamentale per mettersi alle spalle due fine settimana decisamente complessi. Le ultime uscite tra Baku e la Malesia hanno lasciato sul piatto una dote risicata di appena due punti, un bottino amaro figlio di problemi al sistema di alimentazione e di una cronica mancanza di velocità nei rettilinei della MCL40 che ne ha compromesso sia la qualifica che la gara.
Il lavoro svolto a Woking dopo il Gran Premio del Bahrain in Malesia è stato imponente. “Rivedere, imparare e migliorare”, era stato il diktat lanciato da Lando domenica sera a caldo, e la squadra ha risposto presente. “Ci sono stati parecchi insegnamenti, sia da parte mia sia come team. Da quello che è successo in gara ad aspetti più generali sulla vettura, fino a come possiamo tornare allo stesso livello che avevamo a Budapest, Zandvoort o Madrid”, ha spiegato Norris arrivando nel paddock di Marina Bay. “Alcuni problemi erano ovvi, come la velocità in rettilineo e i guai che ho avuto con la macchina, altri più tecnici, legati a come sbloccare ulteriore potenziale per tornare alle prestazioni di prima. È una cosa difficile da fare, ma il team si è impegnato al massimo”.
A Sepang, così come nella tappa azera, la MCL40 ha sofferto la conformazione del tracciato e la ruvidezza dell'asfalto, evidenziando limiti che la squadra conta di aver risolto con l'introduzione di componenti revisionati del sistema di alimentazione. “I rettilinei qui non sono la priorità assoluta e non sono così penalizzanti come negli ultimi weekend, ma si vuole sempre andare il più veloce possibile. Nelle ultime qualifiche perdere due o tre posizioni per una manciata di millesimi mi è costato parecchio. La squadra ha lavorato duro e sono fiducioso, anche se prima voglio scendere in pista e verificare di persona”.
Il weekend si preannuncia denso di incognite anche per la presenza del formato Sprint, che debutta tra i muretti del circuito cittadino. Una dinamica che richiede il massimo adattamento immediato sin dall'unica sessione di prove libere. Un fattore che, storicamente, esalta le qualità del pilota britannico, salito sul podio in quattro Sprint su cinque quest'anno: “Raggiungere subito la velocità su un tracciato cittadino con queste macchine e con una sola sessione di libere è una sfida enorme. Non so se la gara del sabato sarà la più spettacolare mai vista, ma la sfida della qualifica Sprint mi affascina. Trovare il limite prima degli altri con poco tempo a disposizione è sempre stato un mio punto di forza, riesco a fare la differenza quando il margine di adattamento è minimo”.
Un'eventualità da gestire sarà anche il fattore meteo, pur ammettendo di preferire l'asciutto e di non aver ancora guidato questa vettura con le intermedie prima della scorsa settimana a Sepang: “Ogni tanto una gara sul bagnato è divertente, soprattutto se la pista si asciuga e c'è il cambio gomme. Ma i circuiti cittadini sul bagnato è tra le sfide più grandi che si possano affrontare, con le linee bianche, gli attraversamenti pedonali e zero margine di errore, come ricordiamo a Monaco”. A fare da cornice alla pista c'è poi il fascino unico della notte di Singapore e di una routine stravolta, fatta di sveglie nel primo pomeriggio e notti che si allungano nel paddock. “Mi piace Singapore, la routine qui è divertente. Ogni sera giocavo a padel per tre o tre ore e mezza, sembra quasi di avere più tempo durante il giorno. È una bella città, si incontrano persone fantastiche ed è anche facile tornare a casa perché si rimane sullo stesso fuso orario europeo”.
Sul piano personale e della guida, Norris si tiene stretto il proprio percorso di crescita indipendentemente dalla percezione esterna: “Sei sempre giudicato più dall'aspetto visivo che dalla reale prestazione, soprattutto se la macchina in quel weekend non è altrettanto veloce. Ma la F1 è fatta di sfumature: quest'anno sento di aver guidato meglio, mi sono dovuto adattare a uno stile diverso ed estrarre prestazioni dalla power unit, dalla guida e dalle gomme. Nelle tre pole position che ho conquistato il margine era inferiore ai cinque centesimi, ma è bastato a darmi la possibilità di vincere quelle gare. Questo dimostra quanto un piccolo margine cambi tutto. A Singapore una 'vittoria' per noi potrebbe significare un terzo o un quinto posto: l'importante è riconoscere la prestazione massima del proprio pacchetto ed essere soddisfatti insieme al team”.
Infine, c'è spazio anche per uno sguardo al futuro della Formula 1 e alla possibilità di rivedere in calendario il Gran Premio d'India, dopo che il governo locale ha istituito una task force per il rilancio della tappa: “Ci guidavo al simulatore ed era una pista davvero fantastica. Mi piacerebbe molto andarci, so di avere tanti fan in India e per anni ho avuto Jehan Daruvala come compagno di squadra e tra i miei migliori amici. Non ci sono mai stato, ma so quanto la gente lì ami lo sport e la F1. Sarebbe magnifico per tutto il nostro ambiente”.