F1. Quattro team principal in dieci anni (Binotto compreso) e non solo: gli addii eccellenti della Ferrari

F1. Quattro team principal in dieci anni (Binotto compreso) e non solo: gli addii eccellenti della Ferrari
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Il sostituto di Mattia Binotto sarà il quinto team principal della Ferrari nell'arco di dieci anni. Ma la lista degli addii eccellenti è più lunga
29 novembre 2022

In attesa di sapere chi andrà a sostituire Mattia Binotto nel ruolo di team principal della Ferrari il prossimo anno – la lista degli aspiranti, stando alle voci che si rincorrono impazzite da giorni, è lunga, da Andreas Seidl a Ross Brawn, passando per Frédéric Vasseur – vale la pena volgere lo sguardo al passato, per ripercorrere una serie di addii eccellenti. Negli ultimi dieci anni, sono stati ben quattro gli uomini ad avvicendarsi al comando della scuderia di Maranello.

Il primo della lista è l’attuale numero uno della Formula 1, Stefano Domenicali, che nell’aprile del 2014 rassegnò le dimissioni dopo sei anni e mezzo. Era subentrato a Jean Todt a fine 2007, cogliendo alla prima stagione il mondiale costruttori l’anno successivo. Poi i titoli mancati con Fernando Alonso e la goccia che fece traboccare il vaso, la mancata competitività della Ferrari F14T, la prima dell’era dell’ibrido. "Lascio per dare la scossa", aveva detto all’epoca Domenicali. 

Fu sostituito da Marco Mattiacci, presidente di Ferrari Nord America con un CV ben lontano dal mondo delle corse, visto che si era occupato di prodotto, sotto l’aspetto commerciale. La sua permanenza in Ferrari come team principal fu solo una breve parentesi, visto che Mattiacci lasciò la carica nel novembre del 2014. Per sostituirlo fu scelto Maurizio Arrivabene, già vicino alla Ferrari visto il suo ruolo chiave nella gestione della storica partnership con Philip Morris, di cui fu anche vicepresidente.

La filosofia “testa bassa e lavorare” di Arrivabene lo portò per due volte ad accarezzare il mondiale, nel 2017 e nel 2018. Problemi tecnici, nel primo caso, e alcune mancanze di Sebastian Vettel nell’altro non consentirono alla Rossa di centrare un obiettivo che all’epoca mancava da dieci anni. E così, arrivò un altro avvicendamento al vertice. Il prescelto fu proprio Binotto, apprezzato sia da Sergio Marchionne - scomparso nel luglio del 2018, mesi prima della nomina di Binotto - che da Louis Camilleri, successivo CEO della Ferrari.

Ma l’elenco degli addii eccellenti in seno alla Ferrari non finisce con i team principal. Basti pensare alla perdita di figure di peso come James Allison, direttore tecnico passato in Mercedes e sostituito nel ruolo proprio da Binotto nel 2016. O Aldo Costa, predecessore di Allison che lasciò la Ferrari nel 2011 per approdare in Mercedes, e diventare parte integrante degli incredibili successi nell’era dell’ibrido. Senza dimenticare Lorenzo Sassi, “papà” dei motori di Maranello fino al 2017 finito, manco a dirlo, in Mercedes. 

Viene da pensare che, dopo l’inevitabile periodo di gardening che è prassi consolidata in F1 per i pezzi grossi, Binotto possa farsi sedurre dalle sirene di qualche altra scuderia, portando con sé un know how e un bagaglio di segreti degni di nota. E se il cambio di casacca dei tecnici più promettenti non è poi così raro in F1, per quanto riguarda i team principal, soprattutto nei team di punta, si registra grande stabilità. Toto Wolff è al timone della Mercedes dal 2013, Christian Horner è il numero uno della Red Bull addirittura dal 2005. Solo il tempo ci dirà se il sostituto di Binotto sarà in grado di restare al comando per così tanto tempo. Anche se i precedenti non sono incoraggianti. 

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