F1: volano stracci sia in Red Bull che in Ferrari. Ma la situazione della Rossa è più pericolosa

F1: volano stracci sia in Red Bull che in Ferrari. Ma la situazione della Rossa è più pericolosa
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Un obiettivo apparentemente trascurabile ha evidenziato delle fratture interne sia in Red Bull che in Ferrari. Ma la situazione del team di Maranello è più complessa
14 novembre 2022

Chi l’avrebbe mai detto che un obiettivo apparentemente trascurabile come il secondo posto nel mondiale piloti avrebbe causato discussioni a distanza degne di una telenovela? Sergio Perez e Charles Leclerc nel Gran Premio del Brasile 2022 di Formula 1 hanno entrambi invocato un avvicendamento di posizioni che non è mai arrivato per motivi diversi. Ferite ancora aperte e rancori non metabolizzati si sono mostrati in tutta la loro potenza sul volgere del termine di una stagione che, evidentemente, ha lasciato degli strascichi da non sottovalutare.

Nel caso di Sergio Perez, a rifiutare l’ordine di scuderia è stato il suo blasonatissimo compagno di squadra, Max Verstappen, che con sufficienza via radio ha ricordato di aver già esposto il suo punto di vista a riguardo e di non voler sentire ragioni. Dal canto suo, Perez ha ringraziato sarcasticamente il team, aggiungendo che Verstappen “ha fatto vedere chi è davvero”. “Non so perché si sia comportato così – ha rincarato la dose Sergio parlando con i media ispanofoni dopo la gara -. Se ha vinto due mondiali è grazie a me”.

Secondo quanto spifferato da alcuni giornalisti olandesi, molto vicini all’entourage di Verstappen, Max avrebbe un conto in sospeso con Perez perché quest’ultimo avrebbe ammesso a Marko, Horner & Co di aver volontariamente commesso un errore in qualifica a Montecarlo per impedire al compagno di squadra di migliorarsi. Ma anche se fosse davvero così, era necessario, a mondiali già assegnati e viste le posizioni di cui si parla, mettersi a fare i capricci? 

In molti hanno ravvisato delle similitudini con il famigerato caso “Multi 21”, a Sepang nel 2013. Ma si dimenticano che in quel caso Sebastian Vettel e Mark Webber stavano lottando per la vittoria, e non per un sesto posto che, in questo momento del campionato, non ha alcun valore. Si dirà che i piloti sono delle belve, pronte a non lasciare nemmeno le briciole alla concorrenza. Verrebbe da pensare, però, che non valga la pena rischiare di incrinare i rapporti con il proprio gregario per minuzie del genere.

Quello che dice Perez sui mondiali di Verstappen potrebbe sembrare esagerato, ma in realtà ha ragione. Se non fosse stato per quella poderosa difesa su Hamilton ad Abu Dhabi, abbastanza aggressiva da contenerlo, ma mai fuori dal consentito, molto probabilmente oggi Verstappen godrebbe di un palmares diverso. Va da sé che l’atteggiamento di Perez a Yas Marina non è stato un regalo, ma un aiuto dovuto da parte di un secondo pilota. Ma cosa costava ricambiare il favore a giochi chiusi?

La verità è che, per quanto la corazza di Verstappen si sia allentata con la vittoria del primo mondiale, il vecchio Max è ancora pronto a esplodere se provocato. Lo dimostra anche il commento sul contatto con Hamilton in Brasile. “Io non avevo nulla da perdere, lui si è giocato la gara”, ha commentato con fare luciferino. Max è cresciuto con una figura di riferimento che non gli ha mai fatto sconti, ed è portato a trattare nello stesso modo il prossimo. Dopotutto, se questo destino è toccato a lui in passato, perché gli altri non dovrebbero subire lo stesso trattamento? In questo, è uguale al padre che lo ha forgiato con il fuoco di mille rimproveri. Questa, però, non è una reazione degna di un campione. 

Se Verstappen è di fatto il sole cui gira intorno il sistema della Red Bull, Leclerc vorrebbe ricoprire lo stesso ruolo in Ferrari. Ma è evidente che la situazione sia molto diversa. A fine gara, Charles ha chiesto uno scambio di posizioni con Carlos Sainz che il suo ingegnere di pista, Xavier Marcos Padros, non gli ha concesso, vista la pericolosa vicinanza di un cliente scomodo come Fernando Alonso a complicare la situazione. Quell’ironico “sì, mamma mia” in risposta al “lavoro straordinario” di Marcos racchiude tutta la rabbia repressa di Leclerc.

A ben vedere, l’episodio di ieri è rappresentativo di una frustrazione che va ben oltre il singolo episodio, per quanto possa essere stato fastidioso. Leclerc sembra patire il ruolo non centrale che riveste nei piani della sua scuderia. Vorrebbe essere il fulcro del progetto, e al momento non lo è. Anzi, è Carlos Sainz il pilota che pare meglio integrato nel complicato meccanismo della scuderia di Maranello. 

Charles diventa passivo-aggressivo quando non viene ascoltato. Sembra che abbia persino perso la voglia di far valere le sue opinioni, come se fosse convinto, in cuor suo, che non verranno prese in considerazione. O, peggio, che siano ritenute valide solo fuori tempo massimo. Leclerc sembra spento, svuotato, come se non vedesse l’ora di mettersi alle spalle una stagione cominciata con ben altri presupposti, oseremmo dire vincenti.  

Ma il vero problema riguarda il futuro. Perché se nel caso di Perez dovrà essere il messicano a farsene una ragione, in quanto palese gregario di Verstappen, la faccenda in Ferrari diventa complessa. Perché il rapporto che si sta guastando non è tanto quello con il compagno di squadra – semmai ciò è un effetto secondario – bensì quello con il team stesso. Un giorno, si spera, in ballo non ci sarà un secondo posto in classifica, ma qualcosa di più. E se i problemi emergono già quando in palio ci sono solo le briciole, non è un buon segno. 

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