"La benzina del sindaco" fa miracoli: il Comune si compra il distributore e taglia il prezzo del pieno a tutti

"La benzina del sindaco" fa miracoli: il Comune si compra il distributore e taglia il prezzo del pieno a tutti
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Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso, un minuscolo borgo ha trovato la formula magica contro il caro-carburante: nazionalizzare l'unica stazione di servizio e vendere quasi a prezzo di costo. Un esperimento nato per disperazione che si è trasformato in una miniera d'oro.
24 agosto 2026

Mentre l'Italia intera fa i conti con l'ennesima estate all'insegna del salasso al casello e le speculazioni sui carburanti sembrano inarrestabili, c'è un minuscolo angolo di Penisola in cui le logiche del libero mercato sono state ribaltate con un colpo di genio istituzionale.

Siamo a Valle Castellana, un borgo di appena 800 anime incastonato tra i boschi della provincia di Teramo. Qui, fare il pieno non è più un incubo per il portafogli, ma un atto di resistenza civile. Il segreto? L'unica pompa di benzina del paese è stata letteralmente "nazionalizzata" dall'amministrazione locale. Sui social network, il fenomeno è già diventato virale sotto il nome di "benzina del sindaco", e sta attirando flotte di automobilisti da decine di chilometri di distanza.

 

Il trucco per battere il mercato: addio al margine di profitto

Il meccanismo che ha permesso al Comune abruzzese di abbattere i prezzi è disarmante nella sua semplicità. L'amministrazione acquista direttamente il carburante dai fornitori e lo rivende agli automobilisti senza applicare la classica "cresta".

In un normale self-service, il prezzo finale alla pompa deve necessariamente includere una fetta di guadagno per remunerare il gestore privato. A Valle Castellana, eliminando questa figura e autogestendosi in economia (accollandosi l'acquisto, il controllo delle cisterne e la contabilità), il Comune è riuscito a polverizzare quel ricarico. Il risultato si legge sui tabelloni luminosi: un risparmio netto che oscilla tra i 10 e i 20 centesimi al litro. Con la benzina ferma a circa 1,75 euro e il gasolio a 1,89 euro, l'impianto comunale offre una vera e propria oasi di risparmio in una fase storica di rincari selvaggi.

 

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Un salvataggio contro lo spopolamento post-sisma

Dietro questa mossa non c'è, però, una spregiudicata strategia di marketing, ma una vera e propria missione di sopravvivenza territoriale. L'iniziativa è nata per evitare la chiusura definitiva dell'ultima area di servizio rimasta a servire il paese e la sua quarantina di frazioni sparse.

Senza quella pompa, i residenti, gli operai impegnati nei cantieri della ricostruzione del terremoto del 2016 e i turisti della montagna sarebbero stati costretti a percorrere decine di chilometri in più per un banale rifornimento. Lasciar fallire il distributore avrebbe significato accelerare il già drammatico spopolamento delle aree interne abruzzesi.

Eppure, quella che doveva essere una gestione in trincea per non chiudere baracca, si è trasformata in un inaspettato trionfo economico. Vendere quasi a prezzo di costo non ha significato affossare le casse pubbliche, anzi: il Comune riesce a coprire perfettamente le spese operative e ha visto schizzare i volumi di vendita verso l'alto.

Il giro d'affari dell'impianto è letteralmente esploso. Nel 2025 gli incassi hanno sfiorato il mezzo milione di euro, moltiplicando per otto i miseri 75mila euro registrati nel primo anno di gestione pubblica. Un boom generato non dal margine sui singoli litri, ma dall'effetto "calamita": la voce dei prezzi bassi si è sparsa così in fretta che oggi pendolari, motociclisti e turisti salgono appositamente da Ascoli Piceno, varcando il confine regionale pur di fare il pieno sul versante teramano. Quella che doveva essere l'ultima trincea di un borgo terremotato è diventata una lezione di economia applicata e magari un modo per portare anche turismo in uno dei tanti piccoli borghi che abbiamo in Italia.

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