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Il Governo interviene per calmierare le emergenze economiche e industriali del Paese, con un occhio puntato sui tabelloni dei benzinai e l'altro sulle acciaierie di Taranto. Il nuovo pacchetto di misure, appena varato dal Consiglio dei Ministri, offre una boccata d'ossigeno ad automobilisti e autotrasportatori, ma apre al contempo scenari molto complessi sul fronte dell'Ex-Ilva.
L'intervento d'urgenza sui carburanti si configura come un'operazione estremamente mirata. L'esecutivo ha infatti deciso di applicare lo sconto solo ed esclusivamente sul gasolio, prevedendo una riduzione complessiva tra accise e IVA pari a 17 centesimi di euro al litro. La misura diventerà operativa a partire dalla mezzanotte del 28 luglio e avrà una validità temporanea fissata fino al 6 di agosto.
Per decidere le mosse successive, il Governo ha già messo in agenda un nuovo Consiglio dei Ministri per il 4 agosto, durante il quale verrà valutata l'evoluzione dei prezzi e della situazione internazionale per capire come muoversi dopo la scadenza. Il provvedimento non dimentica però le imprese: oltre al taglio alla pompa, è stato prorogato fino a luglio il contributo in favore degli autotrasportatori e viene confermato il credito d'imposta vitale per il comparto agricolo.
L'operazione di alleggerimento delle accise comporta per le casse dello Stato un costo complessivo che si aggira attorno ai 125 milioni di euro. Durante la conferenza stampa seguita al vertice, il Ministro ha smentito categoricamente le indiscrezioni circolate nelle scorse ore riguardo a un possibile aumento del prezzo delle sigarette per finanziare il decreto, precisando come non vi sia stato alcun intervento sui tabacchi.
I fondi necessari per sostenere lo sconto di 17 centesimi derivano invece da un preciso mix di entrate: il parziale utilizzo del meccanismo delle accise mobili maturate nel mese di luglio, i proventi derivanti dalle sanzioni Antitrust e il ricorso al fondo per gli interventi strutturali di politica economica.
L'esecutivo ha voluto rivendicare l'eccezionalità di questa manovra, definendola un vero e proprio "unicum" in Europa. Nessun altro Paese ha infatti adottato misure simili nell'immediato, e il Governo ha sottolineato come l'uso delle sole accise mobili non sarebbe stato sufficiente senza l'immissione di queste ulteriori risorse di bilancio.
Ma per quale motivo l'intervento ha riguardato unicamente il gasolio lasciando fuori la benzina? La risposta fornita dall'esecutivo risiede nella complessa situazione geopolitica attuale. La forte tensione che sta spingendo verso l'alto il prezzo del diesel è determinata dall'intersecarsi di due crisi internazionali: l'esaurimento delle forniture dalla Russia, che era precedentemente uno dei maggiori fornitori europei, e la grave instabilità nello stretto di Hormuz.
Questa particolare congiuntura sta danneggiando in modo sproporzionato le economie di Paesi fortemente industriali e dipendenti dai combustibili fossili, mettendo Italia e Germania in prima linea a subire gli impatti più pesanti di queste dinamiche belliche. Il Governo ha comunque assicurato che continuerà a monitorare l'andamento dei listini su base giornaliera, tenendo sotto stretta osservazione anche il fronte delle bollette di luce e gas, pronte a essere oggetto di futuri provvedimenti qualora la situazione non dovesse rientrare.
Il secondo grande dossier affrontato dal decreto riguarda l'amministrazione straordinaria dell'Ex-Ilva. Il Governo ha deliberato uno stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro per completare il percorso di cessione delle attività, con un'attenzione particolare all'area a freddo, la cui definizione si trovava ormai in una fase avanzata. Tuttavia, l'intero scenario è stato improvvisamente stravolto da una recente sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato la chiusura dell'area a caldo.
Questa inattesa decisione giudiziaria ha cambiato completamente le condizioni della vicenda e le carte in tavola con la controparte acquirente, e costringerà ora l'esecutivo a un confronto immediato e delicato con i sindacati. Rispondendo infine a una domanda sull'ipotesi di un possibile ritorno a una gestione pubblica dell'impianto siderurgico, il Ministro ha chiarito che la natura pubblica o privata dell'azienda non altera minimamente la sostanza e la gravità dei problemi legati alla salute e all'inquinamento sollevati dalla magistratura.