storia dell'auto

Alfa Romeo Giulia Turismo Zagato by Autodelta: che bella e come viaggia.. Ma non la fanno ad Arese

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Da una base tecnica tutta Alfa Romeo e un’intuizione personale dei suoi uomini di inizio anni Sessanta, ecco la bella GT da gara che ha unito Lombardia, Emilia e Friuli, avviando la storia dell’Autodelta: targata UD

Dici Alfa Romeo oggi e se sei giovane pensi ad FCA, che vuole anche dire PSA con relativo mondo francese e modelli di produzione in serie con pianale condiviso. Non ci sono ancora, le “Alfa con il pianale della Peugeot” ma nel destino dell’industria auto messa quasi KO da mercato, incertezza e ora anche Covid-19, è scritto. È scritto che negli anni Trenta i grandi gruppi aumenteranno dimensione ma scenderanno in numero: Il Biscione che vive ancora, ma sul muso di una carrozzeria in stile Alfa e telaio del Leone. Non saranno male, quegli UV elettrificati del futuro, ma intanto si parla della storia Alfa passata. Per fortuna è comoda da rinverdire, mentre l’Italia è semi paralizzata per l’epidemia di Coronavirus.

Storia Autodelta

Pochi nomi noti e tanti meno celebri, nella storia Autodelta. La si ricorda anche perché il compleanno è di questi giorni, in marzo. Si parla del 1963 e di Milano che fa ponte con una frazione di Paese in provincia di Udine. L'ingegner Carlo Chiti si accorda con tali Ludovico e Gianni Chizzola, concessionari in Friuli ma legati al lavoro diretto sulle Alfa Romeo, anche in azienda. Per fare cosa? Ovviamente per farle correre, ancora di più, la Alfa Romeo. In pista soprattutto. Le corse sono sempre state affare diverso dalla produzione in serie, anche al tempo e specie per Case auto di grandi dimensioni come era già divenuta quella di Arese.

Il progetto numerato 105.11 (erede di altri simili degli anni precedenti, mai prodotti) riguardava una vettura su base Giulia per le competizioni. Dopo quella ne seguirono altre, molte e note. Le prime attività di quella che oggi viene rispolverata come grande tradizione Alfa da rinverdire, in realtà erano più artigianali e defilate, che parte dell’azienda lombarda. Tant’è che Autodelta nacque piccola società indipendente, con proprio logo: un triangolo con fondo a scacchi e richiamo alla lettera greca Delta. Nei tre punti immaginari, oltre il Friuli e la Lombardia anche l’Emilia, dove Chiti lavorava in ATS.

Giulia TZ targa UD

Nacque così con il buon supporto pur se ufficioso della Casa e l’opera di Autodelta, lontana in quel momento da Milano e Arese, la Giulia Turismo Zagato. Auto assemblata in due varianti (TZ e TZ2) usando un classico mix, come in voga ai tempi: meccanica Alfa Romeo, per motore e cambio, lavorazioni di carrozzeria Zagato (celebre il labbro ripiegato al posteriore) parti del telaio rigorosamente tubolare fatte dalle parti di Perugia e fusioni brianzole (della Gilera). Le forniture dei dettagli di minor conto, erano derivate dall’industria per l’auto di serie o da competizione, inizialmente alla peggio si ricorreva a piccole lavorazioni artigianali, di zona.

I “mezzi da gara” assemblati in Friuli competono dove meglio si possono esprimere: nei Trofei per le GT di ogni livello. Successi in Italia e all’estero grazie al matrimonio con piloti e meccanici di valore, tra cui Bandini e Baghetti e buone vendite sul piccolo mercato fatto di alcune centinaia (dovute per omologazione). Vittorie in Coppa Fisa e poi a Le Mans, 12 Ore di Sebring, Targa Florio, 1000 km del Nurburgring. In Francia al Tour de France ed alla Coupe des Alpe. La cosa curiosa di questi modelli inizio anni Sessanta, come della prima Giulia GTA tanto citata anche nel 2020 per il lancio di quelle in serie limitata Euro6, è che le vetture derivate dalla serie avevano immatricolazione friulana, con targa Udine.

Nel tempo poi Autodelta diviene braccio armato, nel senso buono, di Alfa per le gare di ogni categoria e la sede passa in Lombardia, a Settimo Milanese… Ma di quello vi parliamo in dettaglio un’altra volta, sulle pagine e sui social di automoto.it, con tanto di interviste ai protagonisti che le hanno rese veloci e desiderate, quelle Alfa da gara.

 

OMF

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