Anche nella Cina delle auto elettriche c'è un problema con l'aumento dei prezzi della benzina

Anche nella Cina delle auto elettriche c'è un problema con l'aumento dei prezzi della benzina
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In Cina le auto elettriche sono molto diffuse, ma l’aumento dei prezzi della benzina continua a pesare su economia e trasporti. La guerra in Iran ha acceso i riflettori su un sistema ancora dipendente dal petrolio. Ecco perché
12 aprile 2026

Nonostante la rapida diffusione delle auto elettriche, la Cina si trova a fare i conti con l’aumento dei prezzi della benzina causati dallo scoppio della guerra in Medio Oriente.

Questo shock esterno ha un impatto rilevante sull’economia reale del Paese, che rimane comunque il più grande mercato al mondo per veicoli elettrici, con oltre la metà delle nuove immatricolazioni ormai rappresentata da modelli elettrici o ibridi plug-in.

Attenzione però, perché il parco circolante oltre la Muraglia resta dominato dai veicoli a combustione interna, che rappresentano ancora la larga maggioranza rispetto a decine di milioni di auto elettriche già in circolazione.

Ecco: questo squilibrio rende la Cina ancora fortemente esposta alle oscillazioni dei prezzi della benzina, soprattutto nei settori chiave come logistica, trasporti e industria pesante, dove l’elettrificazione procede più lentamente.

Perché la Cina ha un problema con l’aumento dei prezzi della benzina

Come ha spiegato nel dettaglio Le Monde, l’aumento dei prezzi della benzina - cresciuti di circa il 30% dall’inizio dell’anno - sta mettendo in difficoltà soprattutto gli autotrasportatori.

Il costo si aggira intorno agli 8,5 yuan al litro (poco più di un euro), apparentemente inferiore rispetto agli standard europei, ma pesante se rapportato ai redditi medi cinesi.

Il settore del trasporto su gomma, fondamentale per l’economia della Cina, è tra i settori più colpiti: molte aziende faticano a trasferire i rincari sui clienti per paura di perdere competitività. Alcuni operatori segnalano perdite fino a 2.000 yuan per viaggio, mentre gli autisti vedono ridursi drasticamente i guadagni variabili, spesso la componente principale del loro reddito.

In questo contesto, e al netto della crescita delle auto elettriche, la dipendenza dai carburanti fossili resta evidente, soprattutto perché camion e mezzi pesanti - cuore della logistica cinese - sono ancora largamente alimentati a diesel o gas naturale.

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Le auto elettriche non bastano a mitigare lo shock

A mitigare parzialmente l’impatto dei prezzi della benzina intervengono le politiche governative e una strategia energetica costruita nel tempo. Come evidenziato dal New York Times, la Cina si è preparata da anni a shock energetici, accumulando riserve di petrolio, investendo massicciamente in rinnovabili e spingendo sull’elettrificazione dei trasporti.

Eppure, Pechino continua a intervenire direttamente sui prezzi: nei giorni scorsi, il governo ha limitato gli aumenti di benzina e diesel a circa la metà di quanto previsto dal meccanismo di mercato, con rincari di circa 420 yuan per tonnellata di benzina.

Questo si traduce in un aumento di circa 2,4 dollari per un pieno medio da 50 litri. Nonostante queste misure, la Cina resta il secondo consumatore mondiale di petrolio e importa circa il 75% del suo fabbisogno.

Il risultato è un sistema in transizione, dove le auto elettriche crescono rapidamente ma non abbastanza da neutralizzare completamente gli effetti dei rincari. L’aumento dei prezzi della benzina continua quindi a propagarsi lungo tutta la catena economica, influenzando costi industriali, trasporti e inflazione. A dimostrazione di come, anche nella Cina elettrica, il petrolio resti ancora centrale.

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