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Audi ha ammesso di aver compiuto un errore con la recente revisione del sistema di denominazione dei propri modelli. La decisione di rinominare la storica A4 come “A5” nell’ambito di una nuova strategia basata su numeri dispari per i motori termici e numeri pari per quelli elettrici non ha incontrato il favore del pubblico né dei concessionari, causando confusione nel mercato. A confermarlo è stato l’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, che ha promesso una revisione immediata della strategia e il ritorno alla nomenclatura tradizionale basata su segmentazione e dimensioni del veicolo.
La strategia di Audi per differenziare in modo netto i modelli a combustione da quelli elettrici era inizialmente apparsa logica su carta: numeri dispari per le auto con motore termico, numeri pari per le elettriche. Questo ha portato, nel 2024, all’introduzione della nuova Audi A5 come erede della storica A4, nonostante la versione completamente elettrica della A4 non fosse ancora stata presentata.
Tuttavia, ciò che doveva semplificare la gamma ha finito per generare più domande che risposte. Clienti e venditori hanno espresso perplessità, poiché il nome “A4” era sinonimo di berlina di riferimento per oltre tre decenni, consolidando un’identità forte nel segmento medio-alto. Di fatto, il cambio ha disorientato numerosi acquirenti, contribuendo a un quadro di mercato poco chiaro.
Il CEO Gernot Döllner ha ammesso apertamente che l’esperimento non ha raggiunto gli obiettivi desiderati e che l’azienda sta già lavorando a un ritorno della nomenclatura classica: "‘A’ per i modelli con pianale ribassato, ‘Q’ per i SUV, con i numeri che definiscono dimensione o segmento dell’auto. Punto".
Questa dichiarazione, riportata dalla rivista australiana Drive, non è solo un riconoscimento di scarsa efficacia, ma un vero e proprio cambio di rotta nel modo in cui Audi pensa di comunicare la propria gamma al pubblico. La Casa di Ingolstadt ha già applicato il principio della nomenclatura classica alla nuova A6, che ha mantenuto il suo nome tradizionale invece di diventare A7, come previsto dall’originaria logica pari-dispari.
Döllner non si è limitato a criticare la scelta passata, ma ha anticipato che la retromarciapotrebbe concretizzarsi già con il restyling dell’attuale A5. Secondo quanto riportato da diversi media internazionali, esiste la concreta possibilità che l’attuale A5 torni a chiamarsi A4 con l’aggiornamento di metà carriera nei prossimi anni.
Non solo: il ritorno del nome A4 potrebbe coincidere con la convivenza di due versioni dello stesso modello in futuro. Audi sta infatti sviluppando una versione completamente elettrica della A4 (probabilmente denominata A4 e-tron) che dovrebbe debuttare verso il 2028, basata sulla nuova piattaforma SSP e con design ispirato al concept C. In questo scenario, la sigla A4 sarebbe utilizzata per distinti tipi di propulsione, termica ed elettrica, ma con la stessa identità storica riconosciuta dal mercato.
Per molti potrebbe sembrare un dettaglio marginale, ma nel mondo dell’automotive la nomenclatura ha un valore strategico enorme. Un nome come A4 non rappresenta soltanto una sigla: è sinonimo di storia, affidabilità, e riconoscibilità sul mercato dell’usato. Cambiarlo può incidere sulla percezione del prodotto da parte dei clienti, sulle strategie di marketing e persino sulla valutazione economica delle vetture nei canali di rivendita.
In più, la confusione generata da un sistema che sembra arbitrario può influenzare negativamente le vendite, soprattutto in un momento in cui la competizione nelsegmento premium è sempre più agguerrita. Audi non è l’unico marchio premium a dover risolvere dilemmi legati alla nomenclatura tra elettrico e termico: analoghi problemi sono emersi anche in altri brand, spingendo a strategie di denominazione più conservative e orientate alla chiarezza.