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Fino a qualche anno fa sembrava impossibile, oggi è realtà: le auto cinesi iniziano a ritagliarsi un spazio importante nel mercato italiano. I numeri del 2025 certificano un fenomeno che sta trasformando il panorama automotive del nostro Paese, con una crescita consistente dei marchi e dei modelli provenienti dalla Repubblica Popolare che pone seri interrogativi sul futuro dell'industria europea delle quattro ruote.
Nel 2025 sono state vendute in Italia 128.600 auto provenienti dalla superpotenza asiatica. Per capire la portata di queste statistiche: una vettura nuova su dodici che circola sulle nostre strade è Made in China. Solo dodici mesi prima, nel 2024, le immatricolazioni si erano fermate a 74.500 unità. In un solo anno le vendite sono praticamente raddoppiate, con la quota di mercato che è schizzata dal 4,8% all'8,4%.
Un balzo notevole, soprattutto se confrontato con l'andamento generale del mercato automotive italiano, che nel 2025 ha chiuso con poco più di 1 milione e mezzo di immatricolazioni, registrando un calo del 2,1% rispetto all'anno precedente. Mentre i costruttori tradizionali faticano, i brand cinesi accelerano in maniera decisa.
I dati forniti da UNRAE fotografano con precisione quali sono i marchi che stanno guidando questa inversione di tendenza. La classifica considera esclusivamente i brand 100% cinesi o che producono interamente nella Repubblica Popolare: BYD, DFSK, il mondo DR (che include DR, Evo e Sportequipe), EMC, Leapmotor, Link & Co, MG, Omoda & Jaecoo e altri costruttori minori. Non vengono considerati marchi europei controllati dalla Cina come Lotus, Smart o Volvo.
MG si conferma leader indiscussa con 49.904 nuove immatricolazioni. La Casa, in Italia dal 2021, ha saputo sfruttare la presenza da più tempo nel nostro Paese per costruire la propria rete e farsi conoscere dal pubblico. Il suo cavallo di battaglia è la MG ZS, decima auto più venduta in assoluto con 28.988 unità consegnate, e piazzando anche la MG3 nella top 50 delle vetture più apprezzate dagli italiani.
BYD conquista il secondo posto con 23.621 immatricolazioni, ma è interessante notare come il modello Seal U sia al primo posto nel segmento D-SUV e - dato ancora più rilevante - si posizioni in testa nelle vendite di vetture plug-in con un totale di 14.488 esemplari consegnati.
DR Automobiles completa il podio con 18.315 immatricolazioni, oltre la metà delle quali ottenute grazie ai modelli DR 5.0 e DR 6.0. Entrambi sono alimentati a GPL, un segmento in cui solo il Gruppo Renault riesce a fare meglio a livello di numeri. La scelta di puntare sul gas di petrolio liquefatto si è rivelata vincente in un mercato come quello italiano, dove questa alimentazione conserva ancora tanti estimatori.
Omoda & Jaecoo si posiziona al quarto posto con 15.540 vendite. Un ottimo risultato considerando che il 2025 è stato il primo anno completo di attività, visto che il debutto ufficiale in Italia dei due marchi del Gruppo Chery era avvenuto solamente nel luglio 2024.
Leapmotor chiude la top 5 con 7.469 immatricolazioni, ottenute praticamente con un solo modello: la T03. La piccola citycar elettrica del brand cinese in joint-venture con Stellantis si è piazzata al quarto posto tra le berline di segmento A più vendute, superata solo da Kia Picanto, Hyundai i10 e dall'irraggiungibile Fiat Panda.
Non tutti i brand crescono allo stesso modo. Leapmotor registra l'incremento percentuale più elevato (+2.925,91%), seguita da BYD (+747,85%), Omoda & Jaecoo (+519,74%) e infine MG (+24,91%) e DR Automobiles (+3,15%). Va detto che questi ultimi due marchi partivano già da una base nettamente più "solida" di immatricolazioni, rendendo più complessa una crescita esponenziale, come nel caso degli altri brand in classifica.
I numeri europei rivelano un dato interessante: l'Italia è tra i mercati con più alto tasso di penetrazione dei brand cinesi, molto più di Germania e Francia. Solo Spagna e Regno Unito fanno meglio del nostro Paese. Ma quali sono le ragioni?
Il prezzo è senza dubbio il fattore determinante. I listini proposti dai costruttori cinesi sono significativamente più aggressivi rispetto alle alternative europee e asiatiche tradizionali. A parità di segmento, il risparmio può arrivare anche a diverse migliaia di euro, un aspetto decisivo in un momento di incertezza economica come quello attuale.
Gli equipaggiamenti ricchi rappresentano un altro valido motivo di scelta. Le auto cinesi arrivano sul mercato con dotazioni di serie che i competitor europei offrono solo a pagamento o sugli allestimenti top di gamma. Tecnologia, comfort e sicurezza vengono proposti sin dalla versione base, aumentando la percezione di convenienza.
Anche la "gamma" ridotta può rappresentare un vantaggio. Pochi allestimenti, configurazioni chiare, meno confusione: il cliente può orientarsi più facilmente su quale modello e versione acquistare rispetto ai brand europei che offrono tante (fin troppe) personalizzazioni. Questo si traduce in consegne più veloci, un altro elemento che gioca a favore dei brand cinesi in un settore dove i tempi di attesa sono spesso un problema.
Per molti italiani poi, spesso la motivazione principale è molto pragmatica: se posso spendere meno e portarmi a casa un'auto di segmento superiore rispetto ai modelli europei tradizionali, perché non farlo? La logica del mercato premia chi offre il miglior rapporto tra prezzo e prestazioni.
Mentre l'Europa spinge sull'elettrico, i costruttori cinesi hanno capito che la strada per conquistare il mercato italiano passa ancora dai motori termici. L'elettrico si diffonde più lentamente del previsto e, tra l'altro, le BEV Made in China sono penalizzate dai dazi imposti dall'Unione Europea.
Nella Repubblica Popolare continuano quindi a investire su propulsori a combustione interna di ultima generazione, generalmente 1.5 turbo a ciclo Miller, che sfiorano il 50% di efficienza termica. Sacrificano qualcosa in termini di prestazioni pure, ma risultano estremamente efficaci quando vengono abbinati a sistemi ibridi avanzati.
La vera "arma segreta" si chiama "Super Hybrid". Si tratta di sistemi plug-in evoluti, dotate di batterie ricaricabili molto più capienti rispetto alle tradizionali PHEV, con capacità a volte anche superiori ai 20 kWh. Questo permette di percorrere circa cento chilometri in modalità completamente elettrica e di raggiungere autonomie complessive che superano il migliaio di chilometri.
I costruttori cinesi hanno scelto strategicamente la denominazione "Super Hybrid" per distinguersi dalle plug-in tradizionali e creare una nuova categoria percepita come più avanzata, anche se tecnicamente si tratta sempre di ibridi ricaricabili. Una mossa di marketing che - a giudicare dai numeri - sta funzionando alla grande.
Il trend di crescita proseguirà anche quest'anno? Le premesse ci sono tutte. Dal Paese del Dragone tanti nuovi modelli e altri marchi si preparano a sbarcare sul mercato italiano. La partita è appena iniziata e i costruttori europei dovranno necessariamente rivedere le loro strategie se vogliono arginarne l'avanzata.
L'espansione cinese non è più marginale: è una fenomeno che sta ridisegnando gli equilibri del settore automotive. I prossimi mesi saranno cruciali per capire se questa crescita continuerà con gli stessi ritmi o se incontrerà ostacoli che potranno rallentarla. Una cosa è certa: ignorare i brand cinesi non è più un'opzione per chi opera nel mercato italiano.