Auto cinesi, sorpasso storico sulle giapponesi: in Europa la quota sale al 12,7%

Auto cinesi, sorpasso storico sulle giapponesi: in Europa la quota sale al 12,7%
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Le immatricolazioni dei marchi cinesi crescono rapidamente e superano quelle dei costruttori giapponesi nel terzo trimestre del 2026. A spingere l'avanzata sono soprattutto le motorizzazioni ibride, una gamma sempre più articolata e la ricerca di nuovi mercati. Intanto, BYD, Chery e Leapmotor preparano il terreno per rafforzare la propria presenza industriale in Europa
28 ottobre 2026

La concorrenza nel settore automobilistico europeo non si gioca più soltanto tra i grandi gruppi storici del continente. A cambiare le regole sono anche i produttori arrivati dalla Cina, capaci di ampliare rapidamente la propria offerta e di intercettare una domanda sempre più attenta al rapporto tra prezzo, tecnologia e consumi. Il nuovo segnale arriva dai dati del terzo trimestre 2026 della ricerca di Dataforce: per la prima volta in un intero trimestre, i marchi cinesi hanno superato quelli giapponesi nelle immatricolazioni europee. Non si tratta ancora di una leadership assoluta, perché i costruttori europei mantengono un peso maggiore, ma il risultato indica quanto velocemente si stiano modificando le preferenze degli automobilisti e gli equilibri tra i principali protagonisti del mercato.

Le ibride diventano l'arma in più dei costruttori cinesi

A spiegare il cambiamento c'è soprattutto la capacità di proporre motorizzazioni differenti, senza puntare esclusivamente sulle auto elettriche a batteria. Le ibride plug-in, che combinano un motore termico con uno elettrico ricaricabile, stanno contribuendo in modo significativo alla crescita delle immatricolazioni cinesi. Questa formula consente di percorrere parte degli spostamenti quotidiani in modalità elettrica, mantenendo la flessibilità necessaria per i viaggi più lunghi.

Per i clienti ancora indecisi sulla mobilità a zero emissioni allo scarico, rappresenta quindi un'alternativa interessante. La strategia si accompagna a una maggiore varietà di SUV, berline e vetture compatte, con dotazioni tecnologiche ricche e prezzi competitivi. Il risultato è un'offerta che non si rivolge più soltanto agli automobilisti interessati alle elettriche, ma anche a chi cerca una vettura versatile per l'utilizzo quotidiano.

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I numeri del sorpasso e il ruolo di BYD e Chery

Le cifre aiutano a comprendere la portata del fenomeno. Secondo i dati Dataforce, nel terzo trimestre del 2026 i marchi cinesi hanno conquistato il 12,7% del mercato automobilistico europeo, contro l'11,9% dei costruttori giapponesi. A settembre la quota cinese è salita ulteriormente, raggiungendo il 14,5%. Cinque anni prima, la presenza dei marchi provenienti dalla Cina si fermava intorno all'1%: una progressione che testimonia la rapidità della loro espansione.

Tra i protagonisti figurano BYD, sempre più presente con le sue elettriche e ibride, e Chery, che sta guadagnando visibilità anche attraverso i marchi Omoda e Jaecoo. Nel Regno Unito, per esempio, il SUV Jaecoo 7 ha conquistato il primo posto nelle classifiche mensili delle vendite sia a marzo sia a settembre. I costruttori giapponesi, da Toyota a Nissan, conservano una solida reputazione e una rete consolidata, ma oggi devono misurarsi con concorrenti che stanno conquistando spazio a ritmi sostenuti.

Dalle importazioni alle fabbriche: la prossima sfida si gioca in Europa

Per consolidare la propria posizione e ridurre la dipendenza dalle importazioni, diversi gruppi stanno lavorando per produrre direttamente sul territorio europeo. BYD si avvicina al completamento del proprio stabilimento in Ungheria, mentre Chery sta preparando un progetto produttivo a Barcellona. Anche Leapmotor, grazie alla collaborazione con Stellantis, ha avviato la produzione del SUV B10 nell'impianto di Saragozza, in Spagna.

Parallelamente, Bruxelles cerca di bilanciare apertura commerciale e tutela dell'industria locale: dopo i dazi aggiuntivi sulle elettriche a batteria prodotte in Cina, sono in discussione anche misure relative alle importazioni di ibride e agli incentivi collegati alla produzione europea. La partita, quindi, è appena entrata in una nuova fase. Per i marchi cinesi, la sfida sarà trasformare la crescita delle immatricolazioni in una presenza stabile, sostenuta da assistenza, ricambi e produzione locale.

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