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La distribuzione automotive italiana continua il proprio processo di trasformazione e consolidamento. È questo il quadro che emerge dal nuovo Dealer Network Study realizzato da Quintegia, lo studio che analizza l’organizzazione delle reti dei marchi tradizionali di autovetture e veicoli commerciali nel nostro Paese e che verrà approfondito nel corso di Automotive Dealer Day 2026, in programma a Veronafiere dal 19 al 21 maggio, evento di cui Automoto.it sarà media partner.
I numeri raccontano un settore che, pur mantenendo una presenza capillare sul territorio, sta progressivamente riducendo il numero di operatori indipendenti. Oggi la rete distributiva automotive italiana conta 3.794 punti vendita in franchising, con una forte concentrazione nel Nord-Ovest, area che rappresenta il 31% del totale nazionale. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di concessionarie, ben 692, pari a un punto vendita ogni 14.500 abitanti. Più complessa la situazione in altre aree del Paese: nel Lazio il rapporto sale a una struttura ogni 20 mila residenti, mentre in Campania si arriva addirittura a un punto vendita ogni 30 mila abitanti, nonostante sia la terza regione italiana per popolazione. Di segno opposto il dato della Toscana, dove la rete appare particolarmente capillare con 353 punti vendita, pari a circa uno ogni 10 mila abitanti.
Ma il dato più interessante riguarda probabilmente la struttura stessa del business. Dopo alcuni anni di relativa stabilità, il 2026 segna infatti un nuovo passo avanti nel consolidamento della rete autorizzata. Gli imprenditori attivi scendono a 710 unità, in calo del 5% rispetto al 2025, mentre le ragioni sociali diminuiscono del 6%, fermandosi a quota 895. Più contenuta invece la riduzione delle sedi fisiche, che registrano un -2% attestandosi a circa 2.200 unità, mentre le sedi in franchising restano sostanzialmente stabili. Un fenomeno che assume contorni ancora più netti se osservato sul lungo periodo. Rispetto al 2016, il numero di imprenditori presenti nella rete distributiva automotive italiana si è ridotto addirittura del 41%, mentre le sedi fisiche hanno perso fino al 23%. Numeri che fotografano una progressiva concentrazione del mercato nelle mani di gruppi sempre più grandi e strutturati, spesso protagonisti di fusioni e acquisizioni.
Una dinamica che non riguarda soltanto la vendita ma anche il mondo dell’assistenza. Anche la rete dei riparatori autorizzati mostra infatti un calo di imprenditori e ragioni sociali, entrambi in flessione del 7%, pur mantenendo una buona stabilità nella copertura territoriale grazie agli oltre 9 mila punti di assistenza in franchising. Il quadro che emerge è quello di un ecosistema che tende a ridurre il numero degli operatori, senza però arretrare in termini di presenza sul territorio.
Anche il comparto dei veicoli commerciali leggeri segue la stessa traiettoria: diminuiscono imprenditori e ragioni sociali, mentre i punti vendita mostrano una tenuta decisamente più solida. Un segnale che conferma come il consolidamento non sia più un fenomeno limitato al solo mercato delle autovetture, ma coinvolga ormai trasversalmente tutta la filiera automotive. Parallelamente, però, la rete si sta trasformando anche dal punto di vista dell’offerta commerciale. Cresce infatti con decisione il modello multi-brand multi-costruttore. Oggi il 44% degli operatori rappresenta marchi appartenenti a gruppi diversi, contro il 40% del 2025 e soprattutto il 31% registrato dieci anni fa. Allo stesso tempo continua a ridursi il peso delle concessionarie mono- brand, passate dal 51% del totale nel 2016 al 35% attuale.
A trainare questa evoluzione sono soprattutto i marchi emergenti, molti dei quali di provenienza cinese, che stanno trovando spazio all’interno delle reti esistenti. Il numero medio di brand rappresentati da ciascun imprenditore è infatti destinato a crescere sensibilmente se si includono questi nuovi attori del mercato. Nel 2022 ogni dealer rappresentava mediamente 2,47 marchi; nel 2026 il dato scende a 2,38 considerando soltanto i brand tradizionali, ma sale fino a 3,45 includendo anche i nuovi costruttori emergenti.
È probabilmente uno dei segnali più chiari della fase che sta attraversando il settore automotive europeo: da una parte la concentrazione industriale e distributiva, dall’altra l’arrivo di nuovi player che stanno ridefinendo gli equilibri del mercato. E proprio questi temi saranno al centro di Automotive Dealer Day 2026, appuntamento che da oltre vent’anni rappresenta uno dei principali momenti di confronto per il mondo della distribuzione automotive e della mobilità.