Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Tre giorni. Tanto è durata la tregua sugli autovelox. Il decreto ministeriale entrato in vigore domenica 12 luglio, quello che l'Italia aspettava da trentaquattro anni, avrebbe dovuto mettere ordine nel far west delle multe da rilevamento automatico. Invece ha già acceso due nuovi fronti: un esposto alla Procura di Roma contro il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e un ricorso al Tar del Lazio che riguarda il sistema Tutor.
A muoversi è Altvelox, l'associazione nazionale utenti della strada, che ha depositato presso i carabinieri di Castelfranco Veneto un atto corposo: 30 fogli e 16 allegati, per un totale di 207 pagine. Nel mirino finiscono il ministro Salvini e tre dirigenti del Mit, firmatari, secondo l'associazione, dei documenti alla base dell'articolo 6 e dell'Allegato B del decreto. Il perimetro è ampio e coinvolge chiunque abbia formato, validato o utilizzato quegli atti, dai funzionari del Tavolo tecnico ai consulenti privati.
Le ipotesi indicate nel verbale, tutte da verificare e non accertate, sono pesanti: omissione di atti d'ufficio, falso ideologico e truffa. Sarà la Procura di Roma a stabilire se esistano gli estremi per procedere. Copia degli atti è stata inviata anche alla Corte dei conti, all'Anac e alla Presidenza del Consiglio.
Il cuore della contestazione sta tutto in una scelta decisiva del decreto: i 25 prototipi già muniti di decreti di approvazione «si intendono omologati». Una formula che permette agli apparecchi corrispondenti di continuare a rilevare infrazioni senza interruzioni. Il problema è che la Cassazione, dal 2024, ha stabilito esattamente il contrario: approvazione e omologazione non sono la stessa cosa. Ed è proprio su questa distinzione che negli ultimi due anni sono state annullate migliaia di multe.
Altvelox pone una domanda semplice e insidiosa: su quali prove tecniche è stata dichiarata la conformità di quei prototipi? L'associazione ha presentato il 9 giugno accessi agli atti al Mit e al ministero delle Imprese su 27 categorie di documenti, senza riuscire, sostiene, a individuare rapporti di laboratorio, certificati di taratura o verifiche metrologiche. E cita una risposta di Accredia del 13 luglio: l'ente non avrebbe mai accreditato il laboratorio di taratura del Centro superiore del Mit, né risulterebbe accreditata alcuna struttura ministeriale per quelle verifiche. Un dettaglio che, precisa la stessa associazione, non toglie al ministero il potere di omologare, ma impone di chiarire chi abbia eseguito i test, su quali apparecchi e con quali metodi.
«Non chiediamo conclusioni anticipate né processi mediatici», afferma il presidente di Altvelox, Gianantonio Sottile Cervini. «Se i test esistono, devono essere acquisiti e verificati».
Come se non bastasse, si apre anche il capitolo Tutor. L'avvocato Angelo Pisani, legale dell'imprenditore Alessandro Patanè, indicato come autore originario del software Sicve/Tutor, annuncia un ricorso al Tar del Lazio. Il decreto, sostiene il legale, «non cancella le sentenze, né risolve i problemi sulla titolarità e sull'utilizzo del software». Un fronte diverso da quello dell'omologazione, ma capace di alimentare ulteriore contenzioso amministrativo.
Il paradosso è servito. Il provvedimento pensato per chiudere una volta per tutte la stagione dell'incertezza sugli autovelox rischia ora di riaprirla su due tavoli contemporaneamente: quello dei magistrati penali e quello dei giudici amministrativi. Per gli automobilisti, in attesa di capire quali apparecchi siano davvero legittimi, la confusione resta. E la pace degli autovelox, per ora, resta un miraggio.