Benzina e diesel, dopo Eni arriva anche IP: ringraziati dal Governo dopo mesi di maxi-speculazioni

Benzina e diesel, dopo Eni arriva anche IP: ringraziati dal Governo dopo mesi di maxi-speculazioni
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La statale azera Socar annuncia un limite ai prezzi su benzina e gasolio, incassando i ringraziamenti della premier Meloni. Ma dietro gli applausi istituzionali si cela la beffa: dopo sei mesi di speculazioni tollerate, i giganti del petrolio congelano i listini per schivare la tassa sugli extraprofitti e presentarsi come i salvatori di un mercato in crisi.
27 settembre 2026

Come un copione già scritto, è arrivato puntuale l'effetto domino. Dopo l'apripista Eni, anche IP (Italiana Petroli) cede al fascino del price cap "volontario" e annuncia che introdurrà un tetto ai prezzi di benzina e gasolio. Il gruppo statale azero Socar - che dallo scorso maggio ha acquisito Italiana Petroli da Api Holding - ha comunicato l'intenzione di "calmierare i prezzi dei carburanti" sulla propria rete, aggiungendo di voler valutare l'estensione della misura anche alle stazioni a marchio Esso e agli operatori della filiera collegati.

La decisione ha immediatamente scatenato l'esultanza di Palazzo Chigi. La premier Giorgia Meloni non ha perso l'occasione per diffondere una nota ufficiale di gratitudine, ringraziando direttamente il presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf. "È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti", ha dichiarato la premier.

Eppure, a leggere con attenzione le motivazioni addotte da Socar e la narrazione politica che ne è scaturita, l'intera operazione assume i contorni di una maestosa e irritante beffa ai danni dei contribuenti.

 

La speculazione sdoganata e il tempismo "perfetto"

La nota di Socar afferma che l'intervento serve ad andare incontro a famiglie e imprese "che ormai da oltre sei mesi si confrontano con prezzi dei carburanti straordinariamente alti a causa del contesto di forte instabilità geopolitica". Una dichiarazione che suona come una formidabile autocritica involontaria: per oltre sei mesi, infatti, le compagnie petrolifere hanno operato in un regime di totale libertà, macinando profitti faraonici scaricando per intero le tensioni internazionali sulle tasche dei consumatori finali e sfruttando, al contempo, lo "scudo" del taglio delle accise pagato con le tasse degli italiani.

Il Governo, che oggi ringrazia le compagnie, ha trascorso l'intero semestre a guardare e a spendere inutilmente (ricordate i circa 2,3 miliardi di euro spesi per i vari tagli da febbraio). Ha rifiutato di intervenire d'autorità sui prezzi, ha evitato di tassare strutturalmente gli enormi extraprofitti maturati dai giganti del settore e ha lasciato che la speculazione divorasse il potere d'acquisto dei cittadini. Oggi, alla vigilia del drastico dimezzamento dello sconto sulle accise (che avrebbe portato i prezzi oltre la soglia dell'insostenibilità sociale), le stesse compagnie "tolgono le castagne dal fuoco" al Governo. Bloccano i prezzi in via temporanea, rinunciano a qualche centesimo di margine futuro e, di colpo, vengono celebrate come paladine del welfare.

 

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La "sopravvivenza della filiera" e il nodo extraprofitti

Socar precisa che il tetto verrà stabilito "in base alle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori". Una precisazione doverosa, visto che la mossa di Eni (l'azienda con le spalle finanziarie più larghe del Paese) rischiava di soffocare proprio la rete dei concorrenti, costringendoli a lavorare in perdita pur di non perdere i clienti diretti verso i distributori del "Cane a Sei Zampe". IP è stata di fatto costretta ad allinearsi per non essere fagocitata dal primo player nazionale.

Ma il vero trionfo delle big oil è politico. Concedendo questo "obolo" a tempo limitato, le società petrolifere sventano la minaccia di una vera tassa sugli extraprofitti. Congelano i prezzi oggi, dopo essersi ampiamente "intascate" la differenza per due trimestri di fuoco, e si assicurano il plauso dell'esecutivo. In un paradosso tipicamente italiano, i responsabili dei rincari diventano improvvisamente i benefattori che li risolvono.

A smontare la narrazione trionfalistica del Governo ci pensano, però, le categorie produttive. Il mondo dei taxi è già in fermento: i sindacati Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti hanno annunciato l'intenzione di proclamare il fermo del servizio se l'esecutivo non interverrà con misure concrete (come detrazioni fiscali o tariffe differenziate) per tamponare costi di gestione ormai "insostenibili".

Nicola Di Giacobbe (Filt Cgil) e Massimo Longo (Uiltrasporti) denunciano l'immobilismo del ministero dei Trasporti non solo sull'emergenza carburante, ma anche sui cronici ritardi nei decreti attuativi del settore (fermi da sette anni) e sulla piaga dell'abusivismo Ncc. Il "calmieramento volontario" di Eni e IP non basta a sanare le ferite di un tessuto produttivo logorato da mesi di rincari incontrollati, inflazione e assenza di programmazione.

L'effetto traino di Eni ha dunque funzionato, trascinando anche la statale azera IP nel cartello dei "buoni". Ma l'amaro in bocca resta: l'Italia si ritrova oggi a dire "grazie" a chi per sei mesi ha cavalcato l'onda della speculazione internazionale, chiudendo un occhio - con la benedizione di Palazzo Chigi - sui miliardi già volatilizzati dalle tasche dei cittadini.

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