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Una differenza di oltre 14 milioni di veicoli separa le due letture della misura annunciata dal Governo sul bollo auto. Il Codacons ha provato a quantificare il beneficio economico dello stop previsto dal 2027, arrivando a una stima di 2,04 miliardi di euro all’anno. Lo stesso calcolo, tuttavia, mette in luce un’incongruenza tra la platea indicata dall’esecutivo e la percentuale di automobili che dovrebbe accedere all’esenzione.
Il punto di partenza è il numero dei veicoli rilevanti ai fini tributari: secondo i dati Aci richiamati dall’associazione, in Italia sono circa 51 milioni, includendo autovetture, motocicli, autocarri e autobus. Il Codacons ha poi considerato gli incassi registrati nella banca dati Siope: nel 2025 la tassa automobilistica avrebbe garantito alle Regioni 7.179.222.333 euro, equivalenti a una media nazionale di circa 140,8 euro per veicolo.
Applicando questo valore medio ai 14,5 milioni di mezzi che, secondo i numeri governativi citati nel comunicato, sarebbero interessati dalla misura, si ottiene un beneficio teorico complessivo di circa 2,04 miliardi di euro ogni anno. Il calcolo non considera l’evasione, cioè i versamenti omessi da proprietari comunque tenuti al pagamento.
Il nodo riguarda l’affermazione secondo cui l’intervento coinvolgerebbe il 70% delle automobili in circolazione. Il parco italiano conta quasi 41,2 milioni di autovetture: il 70% corrisponde quindi a circa 28,8 milioni di auto, quasi il doppio rispetto ai 14,5 milioni di veicoli utilizzati per stimare il costo dell’operazione.
I due dati possono riferirsi a perimetri, requisiti o tempi di applicazione differenti, ma il comunicato governativo richiamato dal Codacons non consente di ricostruire questa distinzione. L’associazione chiede quindi di precisare quanti contribuenti accederanno realmente allo stop e quali categorie di veicoli rientreranno nel provvedimento.
Secondo il Codacons, l’esenzione riguarderebbe vetture con potenza inferiore agli 80 kW, equivalenti a circa 109 CV. Se confermata come misura strutturale, questa soglia potrebbe diventare un nuovo criterio di scelta per gli automobilisti, affiancandosi a prezzo, consumi, assicurazione e costi di manutenzione. I modelli collocati appena sopra il limite risulterebbero fiscalmente meno attraenti rispetto a versioni di potenza inferiore.
Un’esenzione legata alla potenza favorirebbe soprattutto utilitarie, compatte e alcune versioni elettrificate meno potenti. Potrebbe inoltre spingere i costruttori a rafforzare l’offerta sotto gli 80 kW o a rimodulare le gamme destinate all’Italia, come già accade quando incentivi e regole fiscali introducono soglie tecniche precise.
L’effetto concreto dipenderà però dalla struttura definitiva della norma: servirà capire se il limite riguarderà la potenza del motore, quella omologata a libretto o criteri differenti per auto termiche, ibride ed elettriche. Anche la durata dell’esenzione sarà decisiva per valutare quanto il bollo inciderà sulle decisioni di acquisto.
La tassa automobilistica rappresenta un’entrata regionale rilevante. Uno stop dal valore teorico di oltre 2 miliardi di euro l’anno richiede quindi di definire anche la copertura finanziaria e l’eventuale compensazione per le Regioni. Se la platea fosse davvero vicina a 28,8 milioni di auto, il costo sarebbe sensibilmente superiore alla stima elaborata sui 14,5 milioni di mezzi.
Prima di tradurre l’annuncio in un risparmio certo per le famiglie, occorre dunque allineare tre elementi: numero dei beneficiari, requisiti tecnici e risorse disponibili. È questa discrepanza, più ancora della cifra dei 2,04 miliardi, a determinare la reale portata dello stop al bollo auto dal 2027.