Brado: il nuovo dune buggy racconta come il vero lusso, oggi, sia tornare indietro

Brado: il nuovo dune buggy racconta come il vero lusso, oggi, sia tornare indietro
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Dalla Ferrari 499P vincitrice a Le Mans a un dune buggy in fibra di carbonio, senza elettronica e con motore boxer aircooled: nasce Brado, il nuovo progetto italiano che vuole riportare il piacere di guida alla sua forma più pura. Vi raccontiamo com’è nata Carbon Buggy, la reinterpretazione "luxury leisure" di un’icona ribelle, firmata da uomini provenienti dal cuore della Motor Valley.
28 maggio 2026

Nel cuore della Motor Valley nasce un progetto che sembra andare deliberatamente controcorrente rispetto all’automotive contemporaneo. Si chiama Brado ed è una nuova manifattura automobilistica indipendente fondata a Parma da Matias Mussetta e Andrea Mazzuca, con un obiettivo preciso: riportare il piacere di guida alla sua forma più pura, analogica e istintiva.

Il primo modello del marchio si chiama Carbon Buggy, ed è una reinterpretazione radicale del classico dune buggy, trasformato in un oggetto di lusso costruito con materiali e competenze provenienti direttamente dal mondo delle hypercar e del motorsport.

Dietro al progetto c’è infatti l’esperienza di Matias Mussetta, car developer e composite technician con un passato tra Scuderia Toro Rosso, Lamborghini, Dallara e Ferrari. Matias ha preso parte anche allo sviluppo della Ferrari 499P vincitrice della 24 Ore di Le Mans 2023, portando nel progetto Brado una filosofia tecnica maturata nel mondo delle competizioni.

“Con Brado volevamo riportare l’auto alla sua essenza primordiale”, spiega. Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il concetto alla base della Carbon Buggy: niente elettronica, niente filtri, solo leggerezza, meccanica e connessione diretta tra uomo e macchina.

Potrei stare qui a raccontarvela e a riportare i dati tecnici del comunicato stampa, ma non renderei al progetto la giustizia che merita. O meglio, non tanto quanto la voce diretta di Matias, che si è concesso volentieri ad un'intervista. Intervista che è inevitabilmente sfociata nelle chiacchiere tra appassionati.

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Hai lavorato su hypercar da competizione come la Ferrari 499P. Perché oggi senti il bisogno di tornare a un’auto da appena 85-110 CV e “zero elettronica”?

"Innanzitutto perché sono un purista amante dell'analogico; credo che l'elettronica stia spegnendo le sensazioni che un'auto analogica trasmetteva al 100%, che fosse una Ferrari F40 o una semplice Fiat 128. Fin da bambino ho sognato di costruire la mia auto, e questo è l'inizio: partiamo da qui, poi per aumentare la potenza ci sarà sempre tempo. Questo è il primo progetto di tanti che ho nel cassetto"

Oggi le supercar sono velocissime ma molto filtrate. Secondo te il futuro del lusso sarà proprio questo ritorno alle sensazioni analogiche?

"Credo di sì, perché l’appassionato vero non si accontenta di ciò che oggi offre il mercato, per questo motivo l' idea principale dietro Brado è quella di riportare al presente quello che abbiamo perso, cercando una nicchia (neanche troppo ristretta ndr) che si è ormai annoiata di queste auto che trasmettono poco e niente"

Il boxer a carburatori raffreddato ad aria, una soluzione “romantica”. È solo perchè sul dune buggy è tradizione, o è anche una provocazione verso l'auto moderna?

"Certamente è per rispettare la tradizione del dune buggy, ma soprattutto per far rinascere e valorizzare come merita uno dei motori più affidabili e semplici mai costruiti, un motore che ha dato identità a Volkswagen, oltre che aver forgiato la storia di Porsche"

Il buggy è un simbolo di libertà e ribellione. Chi è oggi il cliente ideale di un Carbon Buggy?

"Il cliente ideale è quello che ha già qualche macchina in garage, ma che cerca qualcosa di diverso da ciò a cui è abituato: un mezzo fatto in Italia, artigianale, costruito e configurato senza limiti e col quale può arrivare anche in spiaggia con grande stile, cosa che probabilmente con la supercar non riesci a fare"

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