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Dopo quasi tre decenni si chiude ufficialmente uno dei capitoli più iconici dell’industria automobilistica moderna: il rapporto tra Bugatti e il Gruppo Volkswagen. La decisione di Porsche di vendere le proprie partecipazioni in Bugatti Rimac e nel Rimac Group sancisce la fine della presenza diretta di Volkswagen nel marchio fondato da Ettore Bugatti. Un passaggio che non rappresenta soltanto un cambiamento societario, ma anche il simbolo di un’industria automobilistica in piena trasformazione tra elettrificazione, nuovi equilibri finanziari e strategie industriali sempre più globali.
Il legame tra Bugatti e Volkswagen nasce nel 1998, quando Ferdinand Piëch decise di riportare in vita lo storico marchio francese trasformandolo nel laboratorio tecnologico più estremo del gruppo tedesco. Da quella visione sono nate vetture entrate nella storia dell’automobile, come Veyron e Chiron, simboli assoluti di innovazione ingegneristica e prestazioni record. Il processo di separazione, tuttavia, era iniziato già nel 2021 con la creazione della joint venture Bugatti Rimac, società controllata al 55% dal gruppo croato Rimac e al 45% da Porsche. Volkswagen aveva quindi già compiuto un primo passo indietro, mantenendo però una presenza strategica attraverso il marchio di Zuffenhausen. Oggi la svolta diventa definitiva: Porsche ha deciso di vendere tutte le proprie quote a un consorzio guidato dal fondo statunitense HOF Capital, affiancato da investitori internazionali tra cui BlueFive Capital.
Negli ultimi anni Porsche ha dovuto affrontare un calo significativo della redditività, con profitti in forte diminuzione e pressioni crescenti legate al rallentamento della domanda elettrica, alle difficoltà del mercato cinese e alle tensioni commerciali internazionali. La cessione delle quote consente quindi al marchio tedesco di concentrare risorse e investimenti sul proprio core business, accelerando la riorganizzazione interna e liberando capitali per lo sviluppo di modelli strategici, inclusi powertrain ibridi e termici evoluti.
In parallelo, la mossa riflette un trend sempre più evidente nel settore automotive: anche i grandi gruppi stanno ridisegnando il proprio portafoglio marchi per affrontare i costi della transizione tecnologica, privilegiando sinergie industriali e sostenibilità economica rispetto al prestigio puramente simbolico.
Con l’uscita di Volkswagen, Bugatti entra ora in una nuova fase sotto la guida di Mate Rimac, imprenditore croato che negli ultimi anni ha trasformato la propria startup tecnologica in uno dei riferimenti mondiali dell’hypercar elettrica. Dopo il completamento dell’operazione, Rimac Group assumerà il pieno controllo operativo di Bugatti Rimac, supportato dai nuovi investitori internazionali. La strategia futura punta a un equilibrio tra tradizione e innovazione: mantenere l’identità esclusiva del marchio Bugatti, ma integrarla con competenze avanzate su batterie, software e propulsioni elettrificate sviluppate da Rimac.
Non a caso la joint venture rappresenta già un hub tecnologico globale, con attività tra Croazia, Francia e centri di ricerca europei dedicati alle hypercar di nuova generazione. La fine dell’era Volkswagen non segna dunque un declino, ma piuttosto una trasformazione. Se il gruppo tedesco ha reso Bugatti un simbolo dell’eccesso ingegneristico del XXI secolo, la nuova proprietà potrebbe guidare il marchio verso una seconda rivoluzione: quella delle hypercar elettrificate e digitali, destinate a ridefinire ancora una volta il concetto stesso di automobile estrema.