BYD accelera sulle batterie allo stato solido: 6 nuovi brevetti e produzione mirata al 2027

BYD accelera sulle batterie allo stato solido: 6 nuovi brevetti e produzione mirata al 2027
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Il colosso cinese scommette sulla tecnologia a doppio elettrolita per superare gli ostacoli tecnici delle celle di nuova generazione. L'obiettivo è portare i primi prototipi su strada entro tre anni, sfidando lo scetticismo dei rivali.
10 agosto 2026

BYD spinge con forza sull'acceleratore nello sviluppo delle batterie allo stato solido e, dopo aver ottenuto un primo brevetto sulle strutture composite dei catodi alla fine di luglio, il colosso automobilistico cinese ha recentemente pubblicato altre sei nuove patenti dedicate a questa tecnologia.

Tutti i nuovi documenti puntano a risolvere uno dei difetti storici delle celle allo stato solido: prevenire la scarsa interfaccia tra gli elettroliti solidi e gli elettrodi, mantenendo un contatto affidabile tra i materiali durante i cicli della batteria. Per raggiungere questo traguardo, i brevetti depositati coprono aspetti che vanno dalla chimica dei materiali fino alle tecniche di produzione e al controllo qualità.

Il cuore dell'innovazione di BYD risiede nella volontà di sostituire i tradizionali elettroliti liquidi combinando componenti ad alogenuri e solfuri. Per evitare reazioni chimiche indesiderate tra questi materiali, l'azienda propone l'inserimento di uno strato intermedio ionoconduttore ed elettrochimicamente stabile. Un'altra soluzione prevede l'uso di un primo elettrolita solido come strato cuscinetto tra il materiale catodico attivo e un secondo elettrolita a solfuri, una mossa studiata per impedire il contatto diretto e scongiurare la pericolosa fuga termica (thermal runaway).

Gli ingegneri cinesi si sono concentrati anche sulla struttura del catodo, proponendo un'architettura composita a doppio strato. La parte interna sfrutta materiali monocristallini (estremamente resistenti alle fratture durante i cicli di carica e scarica), mentre quella esterna utilizza materiali policristallini, i quali offrono prestazioni migliori grazie all'ampia area superficiale, pur essendo più inclini alla rottura. Questo mix ingegnoso punta a sfruttare i punti di forza di entrambe le strutture, mitigandone le rispettive debolezze. Viene inoltre descritto un approccio a tre materiali - ossidi metallici e solfuri metallici trattati con litio e mescolati a un elettrolita solido - concepito per ridurre la resistenza elettrica e aumentare sia la capacità che la vita utile della batteria.

 

Verso la produzione industriale: il controllo qualità

BYD non si limita alla teoria chimica, ma getta le basi per la futura produzione. Tra i brevetti spicca l'utilizzo di agenti bagnanti liquidi ionici, distribuiti in modo graduale nello strato dell'elettrodo per migliorare l'interfaccia solido-solido e prevenire complicazioni nel trasporto degli ioni.

Inoltre, l'azienda ha proposto una metrica di controllo qualità denominata "Re", la quale stabilisce che almeno il 60% del perimetro di una particella catodica debba essere a contatto con le particelle di elettrolita. Questo parametro si allinea perfettamente con le recenti ricerche dell'Istituto di Fisica dell'Accademia Cinese delle Scienze, secondo cui l'impiego di particelle di solfuro più piccole permette a un numero maggiore di esse di aderire al catodo, migliorando drasticamente la ritenzione della capacità della batteria.

L'orizzonte fissato da BYD per l'inizio della produzione su piccola scala di queste celle a doppio elettrolita è il 2027. Le prime batterie di prova verranno valutate all'interno di veicoli "muletto" camuffati. Si tratta di una tabella di marcia ambiziosa, specialmente se si considera che nel giugno del 2026 il presidente della rivale CATL aveva frenato gli entusiasmi, dichiarando che i vincoli ingegneristici e produttivi rendevano l'adozione di massa delle batterie allo stato solido ancora "lontana anni".

Nonostante gli ostacoli tecnici e pratici che ancora permangono, le promesse di questa tecnologia mantengono altissima l'attenzione del settore: rispetto alle celle tradizionali, le SSB garantiscono maggiore sicurezza e una densità energetica tale da alimentare la speranza di future auto elettriche con un'autonomia compresa tra i 1500 e i 2000 chilometri.

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