F1. La Mercedes danza a Baku: perché la W17 fa paura alle rivali nelle libere del GP dell’Azerbaijan

F1. La Mercedes danza a Baku: perché la W17 fa paura alle rivali nelle libere del GP dell’Azerbaijan
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Baku mette la batteria in ginocchio, ma la Mercedes W17 sembra danzare tra i suoi muri senza pagare dazio. Russell vola, Antonelli deve recuperare il tempo perso per un problema idraulico, mentre Ferrari, Red Bull e McLaren hanno di che lavorare prima delle qualifiche
24 settembre 2026

Con il suo senso per la velocità sul dritto e la capacità di aggredire al meglio le curve lente, la Mercedes W17 è perfetta per la delicata danza che deve andare in scena a Baku, pista con lunghissimi rettifili e con una sezione tortuosa che si snoda nella parte più antica di questa città dalle mille anime. Ma quello che è andato in scena nelle prove libere del Gran Premio dell’Azerbaijan 2026 di Formula 1 va ben oltre le aspettative di successo della vigilia. E a testimoniarlo non è solo il distacco rifilato da George Russell sul giro secco nei confronti del suo avversario più vicino, Max Verstappen.

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È stato Russell ad avere la giornata più lineare, visto che Andrea Kimi Antonelli è stato fermato nella prima sessione da un problema idraulico che ha costretto la Mercedes a sostituire il motore con un’unità già parte della rotazione. Perdere tempo prezioso in pista è un problema non da poco su un tracciato sul quale la fiducia nel proprio mezzo si costruisce giro dopo giro, andando ad assottigliare la distanza fisica dalle barriere per avvicinarsi al limite prestazionale del pacchetto. È da leggere in questo senso il distacco di circa quattro decimi rimediato dal leader del mondiale 2026 di Formula 1.

La Mercedes W17 si muove come un serpente nella parte più angusta del circuito, consentendo ai suoi piloti una precisione che altri pacchetti non raggiungono con altrettanta facilità. Come la RB22, che continua ad accusare le solite limitazioni nell’assorbire le asperità dell’asfalto. E su una pista come quella di Baku, dotata della spiccata personalità di un tracciato cittadino, non è un limite da poco. Ma in casa Mercedes ci si distingue anche per la maniera impeccabile con cui si riesce a gestire l’energia.

Baku è tra i circuiti che mettono la batteria in ginocchio. Il rettifilo da due chilometri che è il marchio di fabbrica di questa pista fa sì che si scarichi ben presto. E la necessità di avere slancio in questa sezione implica il fatto di rischiare l’affanno nel resto del giro. Quanto conti la capacità di gestire al meglio l’erogazione si capisce molto bene dal divario che la Mercedes è riuscita a imporre sulla Red Bull, nonostante quest’ultima possa contare su un motore endotermico efficace. Nella F1 di oggi, però, la potenza pura non basta, visto il giogo della batteria.

Esemplificativo è il caso della Ferrari, che oltre alle mancanze del motore endotermico – solo parzialmente mitigate dalla specifica frutto dell’ADUO 2 arrivata a Monza, di cui la Rossa non ha voluto confermare né smentire l’utilizzo sulla monoposto di Charles Leclerc oggi – accusa anche problemi nella gestione dell’energia. L’erogazione non è ottimale nel tratto a cavallo tra il primo e il secondo settore, e il conto di tutto questo viene pagato nel terzo, frangente nel quale il divario dalla concorrenza si apre fino a raggiungere il mezzo secondo. Ma, per stessa ammissione del team principal Fred Vasseur, c’è anche qualcosa da rivedere in termini di bilanciamento.

La situazione della Ferrari a Baku, comunque, potrebbe diventare ancora più complessa se la McLaren dovesse essere in grado di sfruttare i dati raccolti oggi per far lavorare al meglio il pacchetto di aggiornamenti adottato per la prima volta in terra azera. L’upgrade, che vede una rivisitazione profonda del trattamento delle pance e della zona del cofano motore, rappresenta un ulteriore livello di sofisticazione della gestione dei flussi, ma oggi ha causato qualche problema di gioventù la cui natura potrebbe essere riconducibile a modifiche che non possiamo apprezzare.

Gli interventi evidenti osservando la fiancata della MCL40 sottendono delle modifiche alle masse radianti che la scuderia di Woking non è tenuta a dichiarare per regolamento. Potrebbero essere dovuti a questo i singhiozzi visti oggi lato Oscar Piastri. Ma il tempo per trovare la quadra, anche a livello di bilanciamento, c’è, pure se le limitazioni della MCL40 nelle curve lente restano un tratto distintivo. E lo stesso vale anche per l’aggiornamento adottato sulla Red Bull RB22. Sembra difficile, però, che visto quanto apprezzato oggi in casa Mercedes le rivali possano spodestarla dal ruolo di protagonista in questo fine settimana in terra azera. Non dipende dal distacco, che può essere tranquillamente gonfiato dalle circostanze, scie comprese. Ma dal modo in cui la W17 ha danzato tra le strade di Baku.

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