Chery vuole “diventare britannica”: più stretta l’alleanza con Jaguar Land Rover

Chery vuole “diventare britannica”: più stretta l’alleanza con Jaguar Land Rover
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Il colosso cinese Chery punta a rafforzare i rapporti con Jaguar Land Rover e a progettare, sviluppare e costruire automobili nel Regno Unito. Il presidente Yin Tongyue apre anche alla possibilità di rilanciare uno storico marchio britannico. Ecco quali sono i piani e gli scenari per il futuro dell’industria automobilistica inglese
27 ottobre 2026

La strategia internazionale di Chery potrebbe entrare in una nuova fase, con l’obiettivo di radicarsi nel mercato britannico non soltanto attraverso le vendite, ma anche mediante attività di progettazione, ingegneria e produzione. A delineare questa prospettiva è stato Yin Tongyue, presidente del gruppo automobilistico cinese, durante un’intervista in forma di tavola rotonda concessa a Tom Jervis di Auto Express presso la sede dell’azienda a Wuhu, in Cina. «Dobbiamo essere un marchio britannico. In futuro, vorrei davvero avere prodotti progettati nel Regno Unito, sviluppati tecnicamente nel Regno Unito e prodotti nel Regno Unito, per poi venderli in tutto il mondo», ha dichiarato il manager. Un’ambizione che potrebbe tradursi in investimenti industriali, nuove competenze locali e una collaborazione ancora più stretta con Jaguar Land Rover (JLR).

Chery e Jaguar Land Rover: una collaborazione destinata a crescere

Il rapporto tra Chery e JLR non nasce oggi. Le due aziende hanno costituito nel novembre 2012 una joint venture paritetica, denominata Chery Jaguar Land Rover, per sviluppare e produrre veicoli destinati principalmente al mercato cinese. Più recentemente, la collaborazione si è evoluta anche attraverso il progetto Freelander, marchio che si inserisce nella strategia di valorizzazione delle competenze e della proprietà intellettuale di JLR con il supporto industriale e tecnologico di Chery.

Nell’intervista ad Auto Express, Yin Tongyue ha lasciato intendere che il gruppo cinese vorrebbe andare oltre gli accordi esistenti, pur senza anticipare dettagli che dovrebbero essere condivisi con il partner britannico. «Vogliamo discutere di come possiamo aiutare JLR a tornare ai volumi produttivi che aveva in passato. La nostra collaborazione con JLR è profonda sotto molti aspetti. Non potrei condividere troppo con voi, perché penso che, se vogliamo parlarne, dovremmo farlo insieme a JLR», ha spiegato il presidente. L’ipotesi di un legame più stretto resta quindi aperta, mentre la natura concreta di eventuali nuovi accordi deve ancora essere chiarita.

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Produzione nel Regno Unito e un possibile centro di design

Tra gli obiettivi dichiarati da Chery c’è anche il trasferimento di una parte delle attività creative e tecniche sul territorio britannico. Yin ha rivelato che sta valutando la possibilità di spostare nel Regno Unito la sede del centro di design del gruppo e che sono già in corso contatti con professionisti britannici del settore. «Sto pensando di trasferire nel Regno Unito la sede centrale del Chery Design Center», ha raccontato nell’intervista, riconoscendo inoltre il valore della tradizione stilistica inglese: «Il design britannico supera quello del resto del mondo». Il gruppo dispone già di un centro di ingegneria presso UTAC Millbrook, nel Bedfordshire, che potrebbe essere ampliato in futuro.

Sul fronte produttivo, un altro dossier riguarda Nissan e il potenziale utilizzo della capacità industriale disponibile nello stabilimento di Sunderland. Chery ha infatti firmato un memorandum d’intesa con la casa giapponese per valutare possibili forme di collaborazione. Se l’intesa arrivasse a sfruttare pienamente le capacità del sito, si potrebbe arrivare fino a 300.000 auto cinesi prodotte ogni anno nel Regno Unito. Si tratta, tuttavia, di uno scenario potenziale, non di un obiettivo produttivo già approvato. La produzione britannica avrebbe costi più elevati rispetto a quella cinese, ma potrebbe offrire vantaggi strategici qualora Londra decidesse di introdurre dazi sulle importazioni di vetture cinesi.

Jaguar nel mirino? L’ipotesi di rilanciare un marchio storico

L’aspetto più sorprendente delle dichiarazioni riguarda la volontà di contribuire al rilancio di un marchio automobilistico britannico. Yin Tongyue ha evocato la possibilità di sostenere una casa specializzata in auto sportive. «Ho un legame personale e un sentimento profondo nei confronti del Regno Unito come Paese. Vorrei contribuire a rilanciare un marchio britannico: per esempio, potremmo trovare un’azienda produttrice di auto sportive che potremmo aiutare?», ha dichiarato a Tom Jervis di Auto Express. Il riferimento ha inevitabilmente alimentato le speculazioni su Jaguar, ma non equivale all’annuncio di un’offerta o di un progetto concreto di acquisizione.

La produzione nazionale ha attraversato una fase difficile, aggravata dalle interruzioni legate all’attacco informatico che ha colpito JLR e dalle tensioni commerciali internazionali. In questo scenario, nuovi investimenti e l’impiego di capacità produttiva inutilizzata potrebbero rappresentare un’opportunità per l’occupazione e la filiera locale. Yin ha sintetizzato così la filosofia che, a suo avviso, dovrebbe guidare la crescita del gruppo: «Se vogliamo diventare una grande azienda, non possiamo limitarci alla quota di mercato. Si tratta piuttosto di responsabilità sociale: del valore che possiamo offrire ai clienti e del contributo che possiamo dare all’economia di un Paese».

Per Chery, dunque, diventare britannica significa ambire a un ruolo più ampio rispetto a quello di semplice esportatore di automobili. Resta da capire quanto di questa visione si tradurrà in investimenti effettivi, nuove linee produttive e accordi con JLR. Per il momento, le dichiarazioni del presidente delineano una strategia ambiziosa, ma i dettagli industriali e finanziari dovranno essere confermati dalle aziende coinvolte.

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