Crisi Stellantis, Urso attacca il Green Deal: “Così l’auto europea perde miliardi”

Crisi Stellantis, Urso attacca il Green Deal: “Così l’auto europea perde miliardi”
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Il ministro punta il dito contro la “strada forzata dell’elettrico” e rivendica un asse con la Germania per riportare a Bruxelles flessibilità e neutralità tecnologica dopo oltre 22 miliardi di perdite.
12 febbraio 2026

La crisi di Stellantis diventa terreno di scontro politico in Europa e il governo italiano alza il livello dello scontro con Bruxelles.

Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, le perdite del gruppo - che superano i 22 miliardi di euro - sono il risultato diretto delle “follie ideologiche” del Green Deal e della “strada forzata dell’elettrico” imposta negli ultimi anni all’industria automobilistica. Un’impostazione che, nelle parole del ministro, avrebbe prodotto effetti “fallimentari” e che ora l’Italia, insieme alla Germania, punta a rimettere in discussione.

Intervenendo durante il question time alla Camera, Urso non ha usato mezzi termini: “La crisi di Stellantis è da tutti attribuita al Green Deal e in modo specifico alla conduzione di Tavares”, ha affermato, richiamando anche la posizione della Cgil a sostegno della sua tesi. Nel mirino c’è l’approccio europeo che, secondo il ministro, avrebbe sposato un’impostazione ideologica, legata alla visione dell’ex commissario Frans Timmermans, imponendo all’industria una transizione forzata verso l’elettrico senza tenere conto delle ricadute industriali e occupazionali.

Una linea che, sempre secondo Urso, sarebbe stata ormai sconfessata dagli stessi vertici del gruppo. Il riferimento è alle recenti dichiarazioni del management, con il nuovo corso che avrebbe già avviato un cambio di strategia sia negli Stati Uniti sia in Europa, nel tentativo di riallineare gli obiettivi industriali a una realtà di mercato molto più complessa di quanto previsto sulla carta.

In questo scenario, l’Italia rivendica un ruolo da protagonista nel tentativo di riscrivere l’agenda europea sull’auto: “Oggi siamo noi a indicare la strada all’Europa”, ha dichiarato Urso, parlando apertamente di un’alleanza strategica con la Germania per spingere Bruxelles verso una maggiore flessibilità e verso il principio della neutralità tecnologica.

L’obiettivo è far emergere, già nei prossimi vertici europei sulla competitività, una convergenza più ampia su una linea meno rigida rispetto all’elettrificazione totale. “Ora si deve tornare alla realtà, basta ideologie”, ha tagliato corto il ministro, con una frase destinata a far discutere: “Non siamo in Unione Sovietica”.

Sul fronte interno, Urso ha difeso l’operato del governo rivendicando di aver evitato uno scenario peggiore per il sistema industriale italiano. In un contesto che vede, in diverse parti d’Europa, la chiusura di stabilimenti e migliaia di licenziamenti, l’esecutivo sostiene di aver messo in sicurezza il perimetro nazionale grazie a un nuovo accordo con Stellantis, formalizzato nel cosiddetto “Piano Italia”.

Tra i risultati citati dal ministro c’è anche l’intesa sulla produzione in Algeria, che sarà limitata al mercato locale ma con il coinvolgimento dell’indotto italiano, e soprattutto la salvaguardia del progetto della gigafactory di Termoli, in un contesto europeo definito “disastroso”, con il caso Northvolt indicato come esempio emblematico delle difficoltà del settore batterie.

 

Lo scontro si gioca a Bruxelles

L’agenda che l’Italia porterà al tavolo europeo ruota attorno a pochi concetti chiave: flessibilità, neutralità tecnologica e revisione degli obiettivi. In particolare, Roma chiede di rivedere i target di elettrificazione per le flotte aziendali e per i veicoli pesanti, ma anche di introdurre gradualmente il principio del “Made in Europe” nelle politiche industriali.

Sul tavolo ci sono poi le misure di salvaguardia contro l’export di acciaio sussidiato dalla Cina e una revisione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), per estenderlo anche ai semilavorati e coordinare meglio il sistema con l’ETS, oggi definito dal ministro come una vera e propria “tassa sulle imprese”.

Secondo Urso, il confronto è ormai aperto e non più rinviabile. E assicura che, grazie alla spinta italiana, questi temi entreranno già da subito nell’agenda europea. La partita sul futuro dell’auto, e sul ruolo dell’industria continentale nella transizione energetica, è tutt’altro che chiusa. Ma una cosa appare chiara: per il governo italiano, il tempo delle scelte “ideologiche” è finito, e la crisi di Stellantis viene ormai indicata come il simbolo di un modello che chiede di essere ripensato.

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