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Il 2025 si chiude come un anno nerissimo per Ford, che registra la peggiore perdita dalla crisi finanziaria del 2008. I conti presentati dal costruttore americano parlano chiaro: 8,2 miliardi di dollari di perdita netta sull’intero esercizio, a fronte dei 5,9 miliardi di utile messi a segno nel 2024, e questo nonostante ricavi complessivi pari a 187,3 miliardi di dollari. Un risultato che segna una brusca inversione di tendenza e che riporta alla memoria i momenti più difficili della Grande Recessione.
A pesare in modo decisivo è stato soprattutto il quarto trimestre, chiuso con un rosso di 11,1 miliardi di dollari, ma anche la domanda deludente per le auto elettriche e una serie di costi straordinari legati a progetti falliti o ridimensionati. Il cuore del problema resta infatti la divisione Model E, dedicata all’elettrico, che nel 2025 ha fatto segnare una perdita operativa (EBIT) di 4,8 miliardi di dollari. Un dato che Ford sottolinea come in miglioramento rispetto al 2024, ma che continua a rappresentare un macigno sui conti del gruppo.
Nel corso dell’anno, Ford ha contabilizzato 10,7 miliardi di dollari di oneri straordinari legati alla revisione della strategia elettrica e alla dismissione di asset del programma Model E. A questi si aggiungono 1,2 miliardi buttati su un progetto di SUV elettrico a tre file poi cancellato e 3,2 miliardi legati alla riorganizzazione della joint venture BlueOval SK per le batterie. Come se non bastasse, il gruppo ha dovuto affrontare anche un richiamo sui iniettori di carburante costato circa 500 milioni di dollari.
Se l’elettrico è stato il principale fattore di pressione sui conti, non è stato però l’unico. Ford è stata colpita anche dai dazi e dalle conseguenze degli incendi negli stabilimenti Novelis, che hanno messo in crisi la fornitura di alluminio, rallentando in particolare la produzione dell’F-150. Una tempesta perfetta che ha contribuito a peggiorare un quadro già fragile.
Guardando ai numeri “aggiustati”, il gruppo ha chiuso il 2025 con un EBIT rettificato di 6,8 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 10,2 miliardi del 2024. Anche l’utile per azione rettificato scende sensibilmente, passando da 1,84 a 1,09 dollari. Segnali che confermano come la redditività complessiva sia sotto pressione, nonostante alcune aree del business tradizionale restino solide.
Il CEO Jim Farley ha provato a leggere il bicchiere mezzo pieno, parlando di un anno “forte” in un contesto “dinamico e volatile” e rivendicando i progressi su qualità, costi dei materiali e garanzie. “Abbiamo preso decisioni strategiche difficili ma necessarie per costruire un futuro più solido”, ha spiegato il numero uno di Ford, lasciando intendere che il ridimensionamento dell’offensiva elettrica fa parte di un ripensamento più ampio.
Per il 2026, il costruttore prevede un EBIT rettificato compreso tra 8 e 10 miliardi di dollari, ma mette già in conto che la divisione Ford e continuerà a perdere tra 4 e 4,5 miliardi di dollari. A questo si aggiungeranno altri 7 miliardi di dollari di oneri straordinari tra il 2026 e il 2027, legati alla nuova strategia delle future vetture elettriche e alla gestione dell’investimento in BlueOval SK.
Il quadro che emerge è quello di un costruttore ancora nel pieno della transizione, ma costretto a fare i conti con una realtà più dura del previsto. Dopo aver ridimensionato alcuni progetti simbolo, come il pick-up elettrico F-150 Lightning, Ford continua a investire nell’elettrico, ma lo fa ora con maggiore prudenza e con una revisione profonda delle priorità. La scommessa resta aperta, ma i numeri del 2025 dimostrano che il prezzo da pagare, almeno per ora, è altissimo.