Dall’Austra all’Australia, le auto elettriche spiccano il volo. Cosa c'è dietro al nuovo boom globale degli Ev?

Dall’Austra all’Australia, le auto elettriche spiccano il volo. Cosa c'è dietro al nuovo boom globale degli Ev?
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Le auto elettriche conquistano quote record in mercati molto diversi tra loro. Dai prezzi del petrolio alla crescita dei modelli cinesi, ecco cosa sta spingendo i veicoli elettrici verso un nuovo boom globale
26 settembre 2026

Il boom delle auto elettriche non riguarda più soltanto Norvegia, Cina o altri mercati dove i veicoli a batteria hanno già conquistato una fetta consistente delle vendite. La nuova accelerazione è globale e coinvolge Paesi molto diversi tra loro, dall'Australia alla Corea del Sud, passando per Brasile, India, Colombia e Sudafrica.

Secondo le stime dell'International Energy Agency nel 2026 le auto elettriche e ibride plug-in dovrebbero rappresentare il 29% di tutte le nuove auto vendute nel mondo, contro appena il 4% nel 2020. Un salto enorme, arrivato mentre le vendite delle vetture con motore termico continuano invece a indebolirsi.

Il paradosso è che la spinta non arriva soltanto dai tradizionali incentivi alla transizione energetica: una parte importante della nuova domanda sembra essere legata anche a una ragione molto più concreta per gli automobilisti, il costo del carburante. La guerra con l'Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno infatti fatto schizzare il prezzo del petrolio, trasformando l'auto elettrica da scelta ambientale a possibile strumento per ridurre la dipendenza dalla benzina.

 

Il nuovo boom delle auto elettriche

È proprio questo il fenomeno analizzato dal New York Times che evidenzia come il rialzo del prezzo del petrolio abbia accelerato le vendite di veicoli elettrici in mercati nei quali la loro diffusione era ancora relativamente contenuta. Dal febbraio 2026, quando è iniziato il conflitto con l'Iran, il Brent è aumentato di oltre il 25%.

Nello stesso periodo le vendite di auto elettriche sono quasi raddoppiate in Australia, Brasile, India e Corea del Sud rispetto allo stesso periodo del 2025. I numeri raccontano bene la velocità del cambiamento: in Australia la quota delle auto elettriche sulle nuove immatricolazioni è salita dal 7% del luglio 2025 al 22% del luglio 2026; in Corea del Sud è passata dall'11% al 24%; in Colombia dal 5% al 17%. Ancora più marcata la crescita in Francia, dove si è passati dal 13% al 35%, mentre Singapore ha raggiunto il 65%, dal 31% dell'anno precedente.

In Uruguay la quota è salita dal 9% al 43%. Non tutti i mercati, però, si muovono nella stessa direzione. In Cina, che da sola rappresenta circa metà delle vendite mondiali di auto elettriche, gli acquisti complessivi sono diminuiti nella prima metà dell'anno, anche se la quota dei modelli elettrici continua a crescere. Negli Stati Uniti, invece, la domanda ha risentito della fine del credito d'imposta federale da 7.500 dollari.

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Caro benzina, incentivi e... trasformazione dell'offerta

Dietro il boom, però, non ci sono soltanto petrolio caro e incentivi. C'è soprattutto una trasformazione dell'offerta, con la Cina sempre più centrale nel mercato globale dell'auto elettrica. Le aziende cinesi hanno esportato circa 2,4 milioni di veicoli elettrici soltanto nella prima metà del 2026, quasi quanto nell'intero 2025. E in alcuni mercati esteri il peso dei modelli prodotti in Cina è ormai dominante: in Argentina, Australia, Indonesia, Nuova Zelanda e Sudafrica rappresentano oltre l'80% delle vendite di auto elettriche.

È una combinazione che sta cambiando gli equilibri dell'industria automobilistica: da una parte i consumatori cercano auto meno esposte alla volatilità dei carburanti, dall'altra trovano sul mercato un numero crescente di modelli elettrici, spesso più economici e competitivi. Anche diversi governi stanno accelerando: più di una dozzina di Paesi ha annunciato nuove misure per favorire la diffusione dei veicoli elettrici dall'inizio della crisi energetica. La domanda potrebbe rallentare se il petrolio tornasse rapidamente ai livelli precedenti alla crisi di Hormuz, ma la traiettoria di fondo sembra ormai più difficile da invertire.

Il motivo è economico prima ancora che ambientale: le batterie continuano a diventare meno costose e, una volta acquistata l'auto, i costi di carburante e manutenzione sono generalmente inferiori. Per le auto elettriche, insomma, il vero punto di svolta potrebbe non essere stato un nuovo incentivo, ma la scoperta che in un mondo dove l'energia costa di più, consumare meno può diventare una scelta conveniente.

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