Dichiara oltre 304 mila km in quattro anni per ottenere i rimborsi: processo per una presunta truffa da 111 mila euro

Dichiara oltre 304 mila km in quattro anni per ottenere i rimborsi: processo per una presunta truffa da 111 mila euro
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Un ex dirigente della sanità marchigiana è accusato di aver ottenuto rimborsi chilometrici e indennità per oltre 111 mila euro tra il 2018 e il 2022. Tra i casi contestati figura una trasferta da oltre 900 chilometri percorsi in meno di undici ore, senza riscontri di passaggi autostradali
9 luglio 2026

Una vicenda che ha dell'incredibile è finita davanti al giudice penale nelle Marche e ruota attorno a una presunta truffa ai danni della pubblica amministrazione basata su richieste di rimborsi chilometrici ritenute non veritiere. L'inchiesta riguarda un ex dipendente pubblico che, secondo l'accusa, avrebbe dichiarato di aver percorso oltre 304 mila chilometrinell'arco di quattro anni, ottenendo complessivamente più di 111 mila euro tra rimborsi e indennità. Un caso che richiama l'attenzione sull'importanza dei controlli nella gestione delle trasferte e delle missioni di servizio.

Oltre 304 mila chilometri dichiarati e una trasferta record

Secondo quanto emerso nel procedimento giudiziario, l'ex dirigente sociologo, oggi in pensione, avrebbe presentato richieste di rimborso chilometrico relative al periodo compreso tra il 2018 e il 2022, quando era assegnato a tempo pieno al Servizio Caccia e Pesca della Regione Marche, pur continuando a essere retribuito dall'allora Asur Marche. L'importo complessivamente contestato ammonta a 111.085 euro, comprendendo non solo i rimborsi per l'utilizzo dell'auto privata, ma anche indennità di missione, turni festivi e notturni.

Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori spicca quello del 10 dicembre 2021, quando il dipendente avrebbe dichiarato di aver percorso 921 chilometri nell'arco di appena 10 ore e 56 minuti, partendo da Urbino e rientrando nella stessa giornata. Sempre secondo l'accusa, il tragitto sarebbe stato effettuato durante il periodo dell'emergenza Covid, senza alcun passaggio registrato ai caselli autostradali e con una media di percorrenza ritenuta poco credibile dagli inquirenti. Nei documenti contestati figurano inoltre numerose giornate con percorrenze comprese tra 500 e 800 chilometri, elementi che hanno contribuito all'apertura dell'indagine.

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Le verifiche interne e il processo in corso

L'inchiesta sarebbe nata a seguito di verifiche interne effettuate dall'azienda sanitaria, che hanno portato alla segnalazione del caso alla Procura della Repubblica e alla Procura contabile. Gli accertamenti avrebbero evidenziato presunte incongruenze tra gli incarichi svolti, le tratte dichiarate, la documentazione allegata alle richieste di rimborso e alcune firme ritenute non sufficientemente identificabili. Per questo motivo l'attuale Ast di Ancona, subentrata nella gestione dell'ex Asur, si è costituita parte civile nel procedimento chiedendo un risarcimento di 150 mila euro.

Il processo è tuttora in corso e sarà il giudice a stabilire se le contestazioni formulate dall'accusa troveranno conferma. La vicenda rappresenta comunque un caso emblematico di come i sistemi di controllo sulle missioni di servizio e sui rimborsi chilometrici siano diventati sempre più rigorosi, grazie anche all'incrocio dei dati amministrativi e alle verifiche documentali che consentono di individuare eventuali anomalie nelle dichiarazioni presentate dai dipendenti pubblici.

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