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Emissioni, l'Unione Europea: «Servono maggiori sforzi dei costruttori»

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L'Agenzia per l'Ambiente dell'Unione Europea chiede maggiori sforzi ai costruttori per ridurre le emissioni di CO2. Ma dai dati dell'Agenzia emerge un fattore importante legato alle motorizzazioni benzina

Emissioni, l'Unione Europea: «Servono maggiori sforzi dei costruttori»

Nonostante il settore dell'automotive sia stato messo in ginocchio dalla crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19, l'Unione Europea non sembra voler fare sconti sulle normative sulle emissioni. Questo è quello che traspare dalle parole dell'Agenzia per l'Ambiente dell'Unione, che spiega che «sono necessari maggiori sforzi da parte dei costruttori per ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli», facendo leva su dati risalenti al 2018 che evidenziano in realtà un effetto indesiderato della demonizzazione dei diesel di nuova generazione. 

Stando ai dati diffusi dall'Agenzia, infatti, nei paesi dell'UE, nel Regno Unito e in Islanda le emissioni sono cresciute nel 2017 e nel 2018, raggiungendo quota 120,8 g/km. Questo per un motivo ben preciso: l'aumento delle motorizzazioni a benzina, arrivate a rappresentare il 60% del totale, contro il 36% del diesel; fattore a cui fa il paio la scarsa diffusione dei veicoli elettrificati - sia ibridi che elettrici - che rappresentano solamente il 2% del mercato. «Il downsizing dei motori e la scelta di veicoli elettrici - spiega l'Agenzia - hanno avuto un effetto postitivo sulla contrazione della CO2, ma l'ascesa dei SUV ha portato ad un aumento delle emissioni. La diminuzione dei diesel nelle flotte ha aumentato le emissioni medie, anche se l'effetto complessivo sui singoli costruttori dipende dalle caratteristiche delle flotte». 

Un segnale positivo è rappresentato dal fatto che la media di 120,8 g/km del 2018 è inferiore del 7% rispetto all'obiettivo dei 130 g/km dello stesso anno. Tutti i costruttori, fatta eccezione per Lamborghini, hanno rispettato i target. L'unica casa praticamente già in linea con l'obiettivo del 2020 è Toyota: la cosa non sorprende, vista la larga fetta di vetture ibride commericializzata dal costruttore giapponese. Resta da vedere come le case possano conciliare gli obiettivi sulle emissioni di CO2 con le difficoltà causate dal fortissimo crollo della domanda accusato nei difficili mesi dell'emergenza Coronavirus. Puntare sulle opzioni green, che ancora rappresentano una nicchia di mercato, appare una soluzione non facile. 

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