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Per anni il cambio manuale è stato difeso dagli appassionati soprattutto per il maggiore coinvolgimento nella guida. Ora, però, arriva un argomento decisamente insolito: potrebbe fare bene anche al cervello. Secondo uno studio condotto dal neuroscienziato Ryuta Kawashima della Tohoku University, celebre per essere il ricercatore che ha ispirato la serie Nintendo Brain Age, guidare un'auto con tre pedali mantiene più attiva la corteccia prefrontale, l'area cerebrale responsabile di memoria, attenzione e rapidità decisionale. Una conclusione che riaccende il dibattito sul futuro del cambio manuale proprio mentre l'industria automobilistica corre verso automazione ed elettrificazione.
La ricerca evidenzia come la guida di un'auto con cambio manuale imponga un continuo lavoro di coordinazione tra occhi, mani e piedi. Il conducente deve valutare la velocità del traffico, premere la frizione, selezionare la marcia corretta e dosare l'acceleratore, il tutto mantenendo l'attenzione sulla strada. Questa sequenza di operazioni mantiene costantemente attiva la corteccia prefrontale, creando quello che gli studiosi definiscono una sorta di "allenamento cognitivo" quotidiano. Secondo Kawashima, questo stimolo continuo potrebbe contribuire a preservare le funzioni cognitive con l'avanzare dell'età, offrendo un beneficio che la guida di un'auto automatica, molto più semplificata, non sarebbe in grado di replicare con la stessa intensità. Va comunque sottolineato che lo studio suggerisce un potenziale effetto protettivo, ma non dimostra che il cambio manuale sia una cura o una prevenzione certa contro la demenza.
Il paradosso è che questa possibile palestra per il cervello sta rapidamente scomparendo. Negli Stati Uniti il cambio manuale rappresenta appena lo 0,7% delle nuove immatricolazioni, mentre in Giappone la quota si aggira tra l'1 e il 2%. L'Europa continua invece a rappresentare una sorta di roccaforte, con Paesi come Italia e Spagna dove quasi la metà degli automobilisti sceglie ancora una trasmissione manuale su molte categorie di vetture. Negli USA, inoltre, rimangono appena una ventina di modelli nuovi acquistabili con la tradizionale leva del cambio, segno di una tecnologia ormai sempre più destinata alle sportive e alle auto dedicate agli appassionati.
Lo studio apre anche una riflessione più ampia sull'evoluzione dell'automobile. L'arrivo di ADAS, trasmissioni automatiche sempre più evolute e sistemi di guida assistita riduce progressivamente il carico di lavoro del conducente, migliorando comfort e sicurezza ma diminuendo il coinvolgimento attivo nella guida. Non significa che le auto automatiche siano meno sicure o meno consigliabili, ma la ricerca suggerisce che una parte dell'attività cognitiva richiesta dalla guida tradizionale venga inevitabilmente meno. Serviranno ulteriori studi clinici per confermare l'effettiva relazione tra cambio manuale e rallentamento del declino cognitivo, ma il lavoro del professor Kawashima offre un nuovo punto di vista su una tecnologia che molti consideravano ormai destinata all'estinzione. E chissà che, oltre al piacere di "tirare una marcia", il manuale non finisca per essere ricordato anche come uno degli ultimi esercizi quotidiani rimasti per allenare il cervello.