Il grande bluff del gasolio: lo Stato taglia le accise, i petrolieri si intascano lo sconto

Il grande bluff del gasolio: lo Stato taglia le accise, i petrolieri si intascano lo sconto
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Il governo ha rinnovato il taglio di 17 centesimi al litro per calmierare i prezzi, ma alla pompa gli automobilisti hanno visto un risparmio di appena 5 centesimi. Carte alla mano, vi spieghiamo come la filiera dei carburanti ha gonfiato i prezzi industriali per assorbire i benefici fiscali, alla faccia di chi fa il pieno.
5 agosto 2026

Doveva essere una boccata d'ossigeno per gli automobilisti e per il settore dei trasporti, strangolati dai rincari estivi. Il rinnovo del taglio delle accise sul gasolio, fortemente voluto dal governo per allontanare lo spettro dei record storici del 2022, prometteva uno sconto netto di 17 centesimi al litro (IVA compresa).

Eppure, chi in questi giorni si è fermato al distributore per fare il pieno si è accorto subito che qualcosa non tornava. Il tabellone dei prezzi è sceso, sì, ma solo di una manciata di centesimi. Che fine ha fatto il resto dello sconto? La risposta non si trova nelle dinamiche internazionali o nelle guerre in Medio Oriente, ma in un meccanismo tanto vecchio quanto cinico: l'allargamento dei margini di profitto da parte dell'industria petrolifera.

Mettendo a confronto i dati ufficiali del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) relativi alle ultime due settimane, emerge in modo lampante il "gioco di prestigio" andato in scena sulle spalle dei cittadini.

Rilevazione prezzi carburanti settimana 20-26 Luglio 2026
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I numeri non mentono: la radiografia dello sconto fantasma

Per capire la truffa legalizzata, basta scindere il prezzo finale che leggiamo alla pompa nelle sue componenti: le tasse (accise e IVA) e il "Prezzo Netto" (ovvero il prezzo industriale stabilito dalle compagnie e dai distributori).

I documenti del Ministero parlano chiaro. Ecco cosa è successo tra l'ultima settimana di luglio (prima del taglio) e la prima di agosto (a taglio in vigore):

  • Il governo "taglia" le accise: L'accisa sul gasolio auto è passata da 672,90 euro a 532,90 euro ogni mille litri. Un taglio reale di 14 centesimi al litro che, sommati al risparmio sull'IVA (22%), garantiva esattamente i 17 centesimi di sconto promessi.

  • L'anomalia del Prezzo Netto: Proprio nel momento in cui lo Stato rinunciava alle sue entrate fiscali, il prezzo industriale del gasolio è letteralmente decollato. È passato da 1.081,71 euro a 1.180,42 euro ogni mille litri. Tradotto: la filiera ha aumentato il proprio prezzo di quasi 10 centesimi al litro.

  • Il risultato finale alla pompa: A causa di questo rincaro alla base, l'automobilista ha visto il prezzo finale passare da 2,14 euro a 2,09 euro al litro. Uno "sconticino" reale di appena 5 centesimi. Gli altri 12 centesimi sono stati divorati dai profitti industriali.

Rilevazione prezzi carburanti settimana 27 Luglio/2 Agosto 2026
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La prova del nove: il confronto con la benzina

Si potrebbe obiettare che i 10 centesimi di rincaro sul prezzo industriale siano figli delle dinamiche del mercato globale del petrolio. Purtroppo per l'industria petrolifera, c'è un elemento che smonta questa tesi: la benzina.

Nello stesso periodo, il governo ha deciso di lasciare inalterate le accise sulla benzina. Poiché entrambi i carburanti derivano dal petrolio greggio, un'eventuale crisi di approvvigionamento avrebbe colpito entrambi in modo simile. Invece, cosa è successo? Nella stessa settimana in cui il gasolio "industriale" rincarava di quasi 10 centesimi, il prezzo netto della benzina registrava un fisiologico aumento di circa 2,5 centesimi al litro.

Una sproporzione evidente che dimostra come l'impennata del diesel non sia legata a cause tecniche o geopolitiche, ma a una precisa scelta commerciale.

 

L'effetto "spugna" e il crollo del greggio

A rendere ancora più amara la pillola per chi viaggia è il contesto internazionale. L'aumento dei margini di profitto è avvenuto in giorni in cui il prezzo del petrolio greggio stava, paradossalmente, calando. Grazie a un momentaneo raffreddamento delle tensioni in Medio Oriente, la quotazione del Brent era appena scesa sotto la soglia psicologica degli 80 dollari al barile. La materia prima, insomma, costava meno.

Quello a cui abbiamo assistito è il classico "effetto spugna". Quando lo Stato annuncia un taglio delle tasse, i consumatori si aspettano di vedere un calo al distributore. Le compagnie e la filiera lo sanno e, alzando i prezzi industriali in quel preciso istante, assorbono i soldi che lo Stato ha deciso di non incassare.

L'automobilista vede il prezzo scendere di pochi centesimi e tira un (falso) sospiro di sollievo, ignaro del fatto che l'intervento pubblico è stato in gran parte dirottato nei bilanci delle grandi aziende. Alla fine, il bilancio è implacabile: lo Stato perde (in piccola parte, in realtà) gettito fiscale prezioso, i cittadini pagano un pieno ancora troppo caro, e gli unici a sorridere sono i signori dei carburanti.

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