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L'India è sempre più al centro delle strategie dei grandi marchi dell'automotive internazionale. Nelle ultime ore Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo di Pirelli, e Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, si sono recati a Nuova Delhi in occasione di due iniziative che testimoniano l'interesse delle aziende italiane per uno dei mercati più promettenti dell'economia mondiale. Le due società seguono strade diverse ma condividono la stessa prospettiva: consolidare la propria presenza in un Paese da circa 1,5 miliardi di abitanti, dove l'aumento della ricchezza privata, gli investimenti nelle infrastrutture e la trasformazione dei consumi stanno creando nuove opportunità. “Noi siamo una bandiera italiana che si è stabilita qui, vede il futuro dell'India e vuole esserne parte”, ha dichiarato Tronchetti Provera sintetizzando la strategia del gruppo milanese.
Per Pirelli la scommessa sull'India passa soprattutto dall'industria e dalla crescita del segmento degli pneumatici ad alto valore aggiunto. Il gruppo ha annunciato, non a caso, un accordo con Balkrishna Industries (BKT), multinazionale indiana con sede a Mumbai, per produrre nel Paese fino a 800.000 pneumatici a marchio Pirelli entro il 2030. L'intesa prevede inoltre una seconda fase, che potrebbe portare alla creazione di una joint venture paritetica per realizzare pneumatici destinati alle auto di fascia alta.
Come ha riferito Reuters, le due aziende stimano che le immatricolazioni automobilistiche indiane possano aumentare del 5-7% all'anno fino al 2030, mentre il mercato degli pneumatici premium per autovetture potrebbe quasi quintuplicare nello stesso periodo. Per Pirelli, che finora aveva una presenza prevalentemente commerciale nel Paese, l'accordo rappresenta quindi un'occasione per avvicinare la produzione alla domanda e rafforzare il proprio posizionamento in Asia. Ferrari punta invece sulla clientela di fascia alta e sulla costruzione di un rapporto più stretto con gli appassionati indiani. Nei giorni precedenti all'incontro, Vigna aveva inaugurato a Nuova Delhi la prima edizione locale di Universo Ferrari, l'esperienza immersiva dedicata alla storia, alle vetture sportive e all'identità del marchio.
La casa di Maranello ha inoltre mostrato in India la sua nuova vettura elettrica, Ferrari Luce, e ha annunciato l'intenzione di ampliare la rete commerciale dalle tre concessionarie attuali a cinque entro la fine del 2026, con nuove aperture ad Ahmedabad e Chennai. L'obiettivo non è aumentare indiscriminatamente le vendite, ma intercettare una domanda in evoluzione mantenendo l'esclusività del marchio.
A spiegare perché l'India sia diventata una destinazione strategica per Ferrari e per gli altri costruttori premium è soprattutto la trasformazione della sua economia. La crescita dei patrimoni privati, il ricambio generazionale e una maggiore propensione a spendere per prodotti esclusivi stanno allargando la platea dei potenziali clienti del lusso. Nel 2025, per esempio, l'età media degli acquirenti indiani di Lamborghini risultava essere inferiore ai 40 anni. Nello stesso anno, il marchio italiano aveva venduto 113 vetture nel Paese, il 10% in più rispetto al 2023, mentre Mercedes-Maybach aveva registrato una crescita del 145% nel 2024, con 500 automobili consegnate.
Si tratta di numeri ancora contenuti rispetto al mercato automobilistico indiano nel suo complesso, ma indicativi delle potenzialità del segmento più ricco. Anche BMW ritiene che il peso delle auto di lusso sulle vendite complessive possa raddoppiare entro il 2030, sostenuto dall'aumento dei redditi, dagli investimenti infrastrutturali e dalla maggiore diffusione dei consumi premium. La crescita, tuttavia, non riguarda soltanto le automobili: secondo la società di consulenza Redseer, il mercato indiano dei beni di lusso personali potrebbe raggiungere un valore di 24-26 miliardi di dollari entro l'anno fiscale 2029, rispetto a una quota attuale pari a circa il 2% del mercato globale.
Le opportunità si stanno inoltre estendendo oltre metropoli come Mumbai, Delhi e Bangalore, coinvolgendo nuovi centri urbani. Restano ostacoli importanti, dai prezzi elevati delle vetture importate ai limiti infrastrutturali e alle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Per i marchi italiani, tuttavia, il punto è prepararsi a un mercato destinato a evolversi.