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Dopo il blocco improvviso della produzione, in Russia si è sviluppato un vero e proprio mercato parallelo per la costruzione di SUV contraffatti, nati dall'ingegno (e dalla spregiudicatezza) di una rete di ex operai.
Un'approfondita indagine condotta dal quotidiano politico-finanziario russo Kommersant ha portato alla luce la riconversione non autorizzata dello stabilimento Avtotor, situato nell'exclave russa di Kaliningrad al confine tra Lituania e Polonia. Dopo l'addio dei vertici bavaresi e lo stop totale e repentino delle attività, gli operai dell'impianto si sono ritrovati con ingenti scorte di componenti tra le mani. Invece di smaltirle, hanno deciso di rimettere in moto le linee per assemblare versioni non ufficiali dei veicoli tedeschi, tanto che solo lo scorso anno sono state vendute ben 145 di queste vetture contraffatte, con un trend di mercato in costante crescita.
I modelli che escono da questa insolita catena di montaggio clandestina sono principalmente i lussuosi e richiestissimi SUV X5, X6 e X7. Dal punto di vista estetico, le vetture presentano rigorosamente il design delle versioni 2022 pre-restyling, sebbene vengano immatricolate fraudolentemente come veicoli di nuova produzione del 2025 o addirittura del 2026.
Il vero problema strutturale riguarda la componentistica: con il progressivo esaurimento dei ricambi originali rimasti in magazzino, elementi cruciali come cablaggi, guarnizioni, tubazioni e pannelli vengono ormai prodotti ex novo da terze parti e integrati nel processo di assemblaggio, creando un veicolo ibrido di dubbia provenienza.
BMW ha preso immediatamente e nettamente le distanze da questa operazione. La portavoce del gruppo, Carolin Bachmann, ha confermato pubblicamente che a Kaliningrad è in corso una produzione non autorizzata basata su kit vecchi e parzialmente obsoleti. Per mitigare i gravi rischi legati alla sicurezza e all'affidabilità di mezzi costruiti senza alcuna supervisione da parte di personale specializzato, la casa automobilistica tedesca ha provveduto a informare tempestivamente le autorità pubbliche, i rivenditori e i potenziali clienti.
La dirigenza di Monaco, infatti, non è in grado di tracciare in alcun modo la qualità dei nuovi pezzi inseriti, che potrebbero arrivare attraverso reti commerciali non ufficiali da Cina, Asia centrale o Medio Oriente.
Nonostante la qualità costruttiva e la sicurezza su strada siano tutte da verificare, i clienti russi più facoltosi continuano ad alimentare questo mercato mostrando un'elevatissima propensione al rischio. Queste vetture vengono vendute a cifre che oscillano tra gli 11,9 e i 12,9 milioni di rubli, equivalenti a circa 136.000 - 148.000 euro per le sole versioni base. Un prezzo enorme, se si considera che il listino ufficiale europeo della X5 parte da circa 93.000 euro, ma che paradossalmente risulta conveniente per i magnati locali poiché costa svariati milioni di rubli in meno rispetto alle stesse auto importate tramite il "mercato grigio" da concessionari esteri.
Il dettaglio più surreale e inquietante di questa vicenda, tuttavia, riguarda la gestione elettronica. Le vetture assemblate a Kaliningrad sono completamente scollegate dalla rete ufficiale BMW, rendendo impossibile aggiornare, riprogrammare o sostituire le centraline e i complessi software di bordo. Invece di nascondere questa enorme limitazione tecnica, i venditori russi la sfruttano come il principale punto di forza della loro campagna marketing.
Trattandosi di auto completamente "fantasma", i programmatori della casa madre bavarese non possono in alcun modo individuarle o disattivarle da remoto, a differenza di quanto potrebbe accadere con le normali vetture dotate di software costantemente connesso alla rete europea. Un paradosso che fotografa alla perfezione l'attuale contesto automobilistico e sociale russo: un mix grottesco di autarchia, totale sprezzo delle regole e un malcelato desiderio di ostentare i grandi status symbol di matrice occidentale.