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Quaranta milioni di dollari. Continuiamo a ripeterlo da giorni, eppure questa cifra fatica a trovare un senso logico nella mente di un normale appassionato di motori. Abbiamo già appurato che l'acquisto della "Telaio 0" della controversa Ferrari Luce da parte del miliardario Herbie Wertheim risponda a logiche di filantropia e sgravi fiscali, ben lontane dal puro piacere di guida.
Ma noi siamo malati di automobili, di meccanica e di odore di benzina. E allora facciamo un gioco, un puro esperimento mentale: immaginate che vi mettano in mano quel maledetto assegno da 40 milioni di dollari e vi costringano a spenderlo tutto. Niente elettriche controverse, niente speculazioni. Solo la storia dell'auto. Ecco come potremmo polverizzare quel budget costruendo una collezione che farebbe impallidire qualsiasi hypercar moderna.
Se hai il sangue che ti scorre a 98 ottani, non parti dai salotti esclusivi, ma dalle strade sporche del Mondiale Rally. Con una frazione infinitesimale di quei 40 milioni, potremmo mettere in garage il tridente perfetto dell'epoca d'oro.
Iniziamo con un'Audi Sport Quattro, la leggenda a passo corto che ha sdoganato le quattro ruote motrici nel Gruppo B (circa 600mila euro). Le affianchiamo la regina indiscussa, una Lancia Delta HF Integrale rigorosamente originale, magari in livrea Martini, per portarci in casa un pezzo del dominio tricolore (sui 200mila euro). E per chiudere il capitolo trazione integrale, andiamo in Giappone a pescare il Santo Graal delle Pleiadi: la Subaru Impreza 22B STi, la belva blu con i cerchi dorati costruita per celebrare i successi di Colin McRae (altri 400mila euro).
E visto che gli anni '80 sono stati un decennio irripetibile per il design automobilistico, aggiungiamo una splendida Porsche 911 Carrera 3.2 (o magari una 930 Turbo), rigorosamente con l'enorme alettone a coda di balena e verniciata in un prepotente e meraviglioso arancione acceso. Costo dell'operazione per portarsi a casa questi quattro miti? Meno di un milione e mezzo di dollari. Ne abbiamo ancora più di 38 da spendere.
A questo punto, per dare fondo all'assegno della Ferrari Luce, dobbiamo puntare ai pesi massimi della storia. Niente repliche, andiamo a comprare una Ford GT40 originale degli anni '60, magari una Mk2. Parliamo dell'auto che, sotto la guida di Ken Miles e Bruce McLaren, umiliò la Ferrari a Le Mans. Mettersi in casa questo pezzo di storia del motorsport vi costerà circa 10 milioni di dollari. Siamo arrivati a 11,5 milioni di dollari spesi, e il nostro garage è già una pinacoteca. Come bruciamo i restanti 28 milioni e mezzo?
Semplice: acquistando le due auto stradali più grandi, analogiche ed estreme mai concepite. Stacchiamo un assegno da 22 milioni di dollari per l'imperatrice assoluta: la McLaren F1 progettata da Gordon Murray. V12 aspirato BMW, tre posti con posto guida centrale, niente controlli elettronici, 390 km/h di velocità massima. E con gli ultimi spiccioli rimasti (circa 4 o 5 milioni), ci portiamo a casa una Ferrari F40, l'ultima vettura deliberata in vita dal Drake in persona, per godere del sibilo rabbioso dei suoi due turbocompressori.
Tiriamo le somme. Allo stesso identico prezzo pagato per il primo, criticatissimo esemplare di Ferrari Luce elettrica, noi abbiamo parcheggiato sotto lo stesso tetto:
Una Ford GT40 originale
Una McLaren F1
Una Ferrari F40
Un'Audi Sport Quattro
Una Subaru Impreza 22B STi
Una Lancia Delta Integrale
Una Porsche 911 anni '80 arancione
Questo esperimento non serve a giudicare chi usa il proprio patrimonio per fare beneficenza, ma svela la follia del mercato odierno. Abbiamo comprato la storia di Le Mans, la storia del Mondiale Rally e l'Olimpo delle supercar analogiche, il tutto al prezzo di un singolo "oggetto di design" moderno su ruote. L'hype può muovere cifre inimmaginabili, ma il vero batticuore, per noi appassionati, abiterà sempre in garage come questo.