Il profumo del coraggio e l'urlo del Cosworth: a Imola il Minardi Day celebra l'epoca d'oro della Formula 1 [VIDEO]

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Tra aneddoti inediti su Senna, le stoccate di Merzario su Kimi Antonelli e i ricordi di Giovanna Amati, l'Autodromo Enzo e Dino Ferrari si conferma il tempio di un automobilismo che non c'è più. Un viaggio tra vetture brutali, piloti leggendari e un paddock finalmente aperto ai tifosi.
22 settembre 2026

C’è stato un tempo in cui la Formula 1 non si misurava in terabyte di telemetria, ma nel sudore dei piloti incastrati in abitacoli minuscoli. Un tempo in cui le monoposto si guidavano con il cambio ad H, la doppietta in scalata e una dose di coraggio che oggi sfugge ai radar della modernità. È questa l'essenza dell'Historic Minardi Day, la kermesse andata in scena all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, che ha trasformato per un weekend i box romagnoli in una spettacolare macchina del tempo.

Oltre il fragore dei V8 Cosworth e l'odore inconfondibile degli scarichi, la vera magia della manifestazione ideata da Giancarlo Minardi risiede nel contatto umano. Niente pass inarrivabili o motorhome blindati: qui i campioni di ieri passeggiano tra i tifosi, si lasciano toccare, raccontano storie che nessun libro di statistica potrà mai riportare.

Il sogno di Senna e le "piccole vittorie" di Faenza

"Vedo tanti giovani che non erano ancora nati quando ho smesso di correre, e questo è significativo", racconta con orgoglio Giancarlo Minardi, anima dell'evento. "La gente vuole stare vicino alle macchine, sentire il rumore". Guardando le faraoniche scuderie odierne, Minardi sorride ricordando gli esordi: "Eravamo in dieci in Formula 2 con Nannini e Alboreto. Oggi ci sono team da oltre mille dipendenti per due macchine. Ma la Formula 1 non si deve fermare, anche se io resto uno spettatore incallito che guarda le gare dal muretto virtuale del mio iPad".

Il fondatore della scuderia faentina si lascia poi andare a una rivelazione che fa tremare i polsi agli appassionati: "È vero, Ayrton Senna mi disse che, a fine carriera, sarebbe venuto a correre un anno in Minardi. Fu una confidenza durante una colazione. Per me resta un motivo d'orgoglio e di fiducia nei miei confronti che non dimenticherò mai".

Un orgoglio condiviso da Pierluigi Martini, recordman di presenze con la Minardi (102 Gran Premi) e autore di un'incredibile prima fila e un giro in testa. "Le mie sono state piccole vittorie, ottenute con budget ridicoli rispetto ai grandi", spiega Martini. Ripercorrendo la sua carriera, sfiorata da incroci del destino (come il mancato passaggio in Ferrari nel 1992 scambiato all'ultimo con Capelli), Martini lancia uno sguardo critico alla F1 attuale: "Oggi ci sono sorpassi finti. Troppo rigore e troppe investigazioni: se corressimo oggi, ai nostri tempi, forse non finiremmo una gara. Senna o Schumacher? Senna era superiore. Schumacher mi ha lasciato qualche perplessità nel finale di carriera contro Rosberg".

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Il coraggio di Giovanna Amati e la prudenza di Niki Lauda

Il paddock imolese è stato illuminato anche dalla presenza di Giovanna Amati, ricordata come l'ultima donna ad aver corso in Formula 1 (con la Brabham nel 1992). Una definizione che accetta, ma che le va stretta: "Vorrei che venissero ricordate anche Desiré Wilson e Divina Galica. Io ho il rimpianto di non aver avuto una macchina competitiva. In Formula 3000 me la giocavo con piloti che poi in F1 sono andati avanti, mentre a me, in quanto donna, non è stata data un'opportunità maggiore".

Epico il suo ricordo di Jean Alesi, tenuto dietro per 70 giri a Jerez in F3000: "Al Parco Chiuso sclerò, lanciò il casco. Mi disse che dietro una donna non ci voleva stare. Gli risposi: Sei proprio un francese". La Amati, lucida e schietta, conferma anche la brutalità fisica di quelle vetture: "Il collo si staccava nelle curve, ti prendevi 5 o 6 G. Dopo dieci giri eri affaticata. Guidarle si poteva, ma reggere 70 giri era umanamente al limite per la corporatura di una donna". Spazio anche al gossip d'epoca, con il ricordo del suo flirt con Niki Lauda: "Mi regalò l'anello di fidanzamento. Niki non c'entrava niente con il classico pilota irruente: era di una prudenza maniacale. Al mare contava le onde per capire se si poteva fare il bagno. Una doppia faccia: cauto nella vita, un fulmine in pista".

Elettronica, nostalgia e le stoccate di Merzario

"Il CinghialeGabriele Tarquini, campione del mondo Turismo e veterano con oltre 50 anni di carriera alle spalle, fotografa perfettamente il salto generazionale: "Oggi i ragazzi di 20 anni possono vincere un Mondiale. Ai miei tempi non c'era telemetria, non c'erano aiuti. Si usava la frizione e il cambio ad H. I simulatori oggi aiutano i piloti a maturare prestissimo". Un'epoca in cui si guidavano bestie meccaniche come la Theodore Shadow del 1980, presente ai box: un telaio nudo rivettato, motore Cosworth da quasi 500 cavalli, zero elettronica e i piedi del pilota ben oltre l'asse anteriore, in nome del rischio.

Ma se si parla di schiettezza, nessuno batte Arturo Merzario. Il pilota con il cappello da cowboy è un fiume in piena, specialmente quando si tocca l'attualità e il debutto imminente del giovane talento italiano Kimi Antonelli: "Kimi arriva in F1 grazie alla Mercedes, che ci ha creduto e lo ha formato. L'ACI Sport italiano non ha mai fatto nulla per i piloti, e adesso salgono sul carro del vincitore dicendo che è un prodotto loro. Non c'entrano niente".

Merzario non risparmia nemmeno la "sua" Ferrari: "Da dieci anni a questa parte è una squadra non più compatta. Sembra che tutti comandino e nessuno comandi, c'è uno sbando gestionale che rattrista chi l'ha vissuta dall'interno".

Il Minardi Day si chiude così, tra i sorrisi di Luca Badoer (che ricorda gli anni d'oro da collaudatore Ferrari a fianco di Schumacher) e l'ingegno di appassionati come Claudio Bastoni, creatore di una clamorosa Mini Tyrrell a sei ruote guidata con un manubrio. Non è solo nostalgia: è la dimostrazione plastica che il motorsport, prima dei computer e delle penalità di cinque secondi, era soprattutto carne, sangue, olio e una meravigliosa, incalcolabile follia.

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