Investimenti e batterie cinesi: la strategia di Ford per tornare in pista (che spaventa Trump)

Investimenti e batterie cinesi: la strategia di Ford per tornare in pista (che spaventa Trump)
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Ford ridimensiona le auto elettriche, ma rilancia sulle batterie cinesi per restare competitiva negli Usa. Tra investimenti industriali, tecnologia LFP e tensioni politiche con Trump, la strategia divide Washington. La sfida: produrre in America senza rinunciare al know-how della Cina.
11 gennaio 2026

Ford sta ridisegnando in profondità la propria strategia industriale negli Stati Uniti, nel pieno di un mercato delle auto elettriche che rallenta e di un clima politico sempre più ostile sotto l’amministrazione Trump.

Dopo aver ridimensionato drasticamente i piani EV – con maxi svalutazioni, modelli cancellati e una svolta verso ibride e motorizzazioni tradizionali – il gruppo di Dearborn scommette su un asset chiave per il futuro dell’auto e dell’energia: le batterie. Ed è qui che entra in gioco la Cina, con una scelta che ha un forte valore industriale ma anche geopolitico.

Batterie LFP e tecnologia cinese: il paradosso di Ford negli Usa

Il fulcro della nuova strategia Ford è l’utilizzo della tecnologia LFP (litio-ferro-fosfato) sviluppata da CATL, il colosso cinese delle batterie. L’accordo di licensing firmato nel 2023, nato per ridurre i costi delle auto elettriche, viene ora esteso alla produzione di batterie su larga scala per lo stoccaggio energetico. Una mossa che consente a Ford di restare agganciata alla transizione energetica anche mentre riduce l’esposizione diretta sugli EV puri.

Secondo Bloomberg, questa scelta offre a Ford un raro vantaggio competitivo: usare innovazione cinese, produrre negli Usa e accedere comunque agli incentivi federali rimasti in vigore per le batterie, nonostante il taglio ai sussidi per le auto elettriche.

Il contesto è cruciale. La domanda di elettricità negli Stati Uniti è attesa in forte crescita, trainata soprattutto dai data center, mentre il mercato EV soffre il venir meno dei crediti fiscali e un raffreddamento dei consumatori. Le batterie LFP, meno costose e più stabili, sono oggi la tecnologia di riferimento sia per le auto sia per l’accumulo stazionario.

Ford userà gli impianti in Michigan e Kentucky per produrre celle destinate ai sistemi di energy storage, con capacità iniziale pronta entro 18 mesi. Una scelta che permette di ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Cina, pur continuando a sfruttarne il know-how. Politicamente, però, l’operazione è delicata. In diversi Stati americani progetti simili sono stati bloccati per timori legati alla sicurezza nazionale. Ford stessa ha dovuto superare resistenze in Virginia e al Congresso. Ma l’azienda ha verificato in anticipo la compatibilità del progetto con la linea Trump, puntando sul fatto che le batterie per lo stoccaggio sono già largamente importate dalla Cina e che produrle localmente rafforza la sicurezza energetica americana.

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Ford tra Trump, Renault e l’ombra di Xiaomi

Il riposizionamento di Ford arriva dopo una delle più drastiche inversioni di rotta del settore. Secondo Reuters, il gruppo ha annunciato una svalutazione da 19,5 miliardi di dollari, cancellando diversi modelli elettrici, incluso il pickup T3, e sostituendo l’F-150 Lightning con una versione a autonomia estesa.

La quota di auto elettriche, ibride e range extender dovrebbe comunque salire al 50% entro il 2030, ma con un approccio molto più prudente. Le politiche di Trump – dalla fine dei crediti da 7.500 dollari all’allentamento delle regole sulle emissioni – hanno accelerato una ritirata già in atto in tutta l’industria Usa.

In questo scenario, la strategia sulle batterie diventa anche un ponte verso il futuro. Ford non nasconde l’obiettivo di sviluppare internamente, nel tempo, batterie a basso costo partendo dall’esperienza con CATL. Un approccio che ricorda, in modo speculare, la strategia con cui la Cina ha costruito la propria leadership industriale.

Resta però aperta una domanda: Ford sta davvero chiudendo la porta a nuove alleanze? In Europa, il gruppo aveva dialogato con Renault su piattaforme elettriche condivise, mentre l’amministratore delegato Jim Farley ha più volte elogiato i veicoli cinesi, arrivando a importare e guidare per mesi un’auto di Xiaomi.

Il messaggio è chiaro: in un mercato globale dell’auto sempre più competitivo, Ford non può permettersi barriere ideologiche. Le batterie cinesi sono oggi centrali per i costi, la scala e la velocità di esecuzione. La sfida sarà trasformare questa dipendenza tecnologica in un vantaggio industriale stabile negli Usa, senza scatenare una tempesta politica. Un equilibrio sottile, che spiega perché la nuova strategia Ford preoccupi non poco l’ala più dura dell’America trumpiana.

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