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L'ascesa dei costruttori cinesi nel panorama automobilistico globale non è più soltanto una previsione per il futuro, ma una solida realtà certificata dai numeri. A evidenziarlo è Cui Dongshu, segretario generale della China Passenger Car Association (CPCA), che in un lungo post sui social network cinesi ha analizzato la produzione e le vendite di vetture nel primo semestre dell'anno, basandosi sulle statistiche dell'Organizzazione mondiale dei costruttori (OICA).
Il dato più eclatante che emerge da questa analisi riguarda la composizione della vetta mondiale: per la prima volta, ben tre aziende cinesi (BYD, Geely e Chery) sono entrate nella top 10 dei produttori automobilistici per quota di mercato. Il segretario generale della CPCA ha sottolineato l'importanza di questo traguardo confrontando i dati attuali con quelli di dieci anni fa.
Analizzando le performance dei singoli costruttori, emerge un quadro di crescita esponenziale:
BYD: L'azienda si è classificata al sesto posto assoluto, raggiungendo una quota di mercato globale del 4,8%. Un balzo enorme se si considera che dieci anni fa questo valore era fermo allo 0,6%. Va tuttavia segnalato che, rispetto al 5,4% toccato nel 2025, nella prima metà di quest'anno il marchio ha subìto una flessione causata da un marcato calo delle vendite sul mercato interno cinese.
Geely Holding Group: Il conglomerato agguanta il settimo posto con il 4,6% del mercato globale, contro il modesto 1,5% registrato nel 2016. A spingere le vendite del gruppo contribuiscono in modo determinante anche i marchi occidentali e internazionali controllati, come Volvo, Smart, Polestar e Proton.
Chery: Il marchio figura al nono posto a pari merito con Ford. La sua quota di mercato è passata dallo 0,8% di un decennio fa all'attuale 4,1%.
Alle spalle di questo terzetto, gli altri colossi di Pechino continuano a macinare terreno. SAIC si posiziona all'undicesimo posto con il 3,7%, mentre più staccate figurano Changan in 17ª posizione (1,9%) e Great Wall Motor in 18ª (1,8%). Troviamo poi BAIC al 21° posto (1,2%) e Dongfeng al 23° (1,1%).
Dietro queste percentuali di crescita vertiginose e i numeri record, il mercato automobilistico cinese nasconde dinamiche ben più controverse. Recenti indagini hanno infatti acceso i riflettori sul fenomeno delle "auto usate a chilometri zero". Il meccanismo è tanto semplice quanto distorsivo: le case automobilistiche immatricolano le vetture nuove (spesso cedendole a concessionari affiliati o piattaforme terze), registrandole formalmente come vendute, per poi rimetterle sul mercato dell'usato pur non avendo mai percorso un chilometro.
Questa pratica permette ai costruttori di gonfiare artificialmente i propri dati di vendita globali. Non si tratta solo di una mossa d'immagine per primeggiare nelle classifiche, ma di un espediente estremo per smaltire la grave sovrapproduzione delle fabbriche, scaricare la pressione sulle concessionarie e, in alcuni casi, sfruttare i sussidi governativi.
La questione è emersa con forza dall'interno stesso dell'industria cinese, generando forti attriti. Wei Jianjun, presidente e CEO di Great Wall Motors, ha criticato aspramente questa tendenza e il rischio finanziario di alcuni concorrenti. Wei ha paragonato un rivale caratterizzato da un alto tasso di indebitamento alla "Evergrande dell'industria automobilistica", in riferimento al noto colosso immobiliare crollato sotto il peso dei debiti. Questa dichiarazione è stata ampiamente interpretata dagli analisti e dal mercato come un attacco diretto proprio a BYD.
Non è un caso che, a fronte di vendite dichiarate stratosferiche, la realtà dei piazzali appaia molto più complessa: recentemente le concessionarie BYD in Cina si sono trovate a dover gestire un inventario medio di auto invendute pari a 3,21 mesi. Si tratta del livello di giacenza in assoluto più alto tra tutti i marchi operanti nel Paese, in netto contrasto con la media del settore ferma a 1,38 mesi. Un campanello d'allarme concreto che dimostra come, dietro l'innegabile ascesa del Dragone, i numeri da primato debbano essere analizzati in profondità e letti con la dovuta cautela.
Di seguito la classifica dei primi dieci gruppi automobilistici mondiali per quota di mercato, elaborata sui dati diffusi da Cui Dongshu:
Toyota: 11%
Volkswagen: 8,1%
Hyundai-Kia: 7,6%
Stellantis: 6%
Renault-Nissan-Mitsubishi: 5,4%
BYD: 4,8%
Geely: 4,6%
General Motors: 4,5%
Chery: 4,1%
Ford: 4,1%