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L’industria automobilistica europea si trova a un crocevia storico e, stretta tra l’urgenza della crisi climatica, l’aggressiva concorrenza asiatica e una domanda interna di veicoli elettrici che ha mostrato preoccupanti segnali di frenata tra il 2024 e il 2025, l'Unione Europea ha deciso di rimescolare le carte. Infatti, con il varo del nuovo "pacchetto automobilistico", la Commissione e il Parlamento delineano una strategia meno dogmatica e più industriale, nel tentativo di salvare un settore che vale il 6,1% dell'occupazione comunitaria e un trilione di euro di PIL.
Il nuovo corso di Bruxelles si articola su tre fronti principali: una revisione degli storici target sulle emissioni di CO2, una direttiva mirata a elettrificare le grandi flotte aziendali, e un pacchetto di semplificazioni per tagliare la burocrazia. Il fil rouge? Un forte protezionismo mascherato da incentivi per il "Made in the EU".
La novità politicamente più dirompente è il passo indietro - o la "maggiore flessibilità", per usare il lessico di Bruxelles - sugli standard di prestazione per le emissioni di CO2 di auto e furgoni nuovi. Il target originario, che prevedeva il divieto di fatto di vendere veicoli con motori a combustione interna a partire dal 2035 (riduzione del 100% delle emissioni), è stato ufficialmente abbassato al 90%. Per i furgoni, il target intermedio al 2030 scende dal 50% al 40%.
La mossa arriva dopo mesi di intense pressioni da parte di governi come Germania e Italia, che chiedevano a gran voce di preservare la "neutralità tecnologica". Ma come verrà compensato il restante 10% delle emissioni consentite? La proposta della Commissione introduce un sistema di crediti: i costruttori potranno utilizzare carburanti rinnovabili sostenibili (inclusi gli e-fuels e i biocarburanti, con un tetto del 3%) e acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto esclusivamente in Unione Europea (con un tetto del 7%). Inoltre, per evitare sanzioni in periodi di volatilità del mercato, tra il 2030 e il 2032 i costruttori godranno di una valutazione pluriennale (su media triennale) anziché annuale.
Se da un lato l'Europa concede respiro sui motori tradizionali, seppur per poco, dall'altro stringe la morsa su chi le auto le compra davvero: le aziende. I numeri, d'altronde, parlano chiaro. Gli attori corporate (società di leasing, autonoleggi, flotte aziendali) acquistano il 58% delle nuove auto e il 90% dei nuovi furgoni. Percorrono in media 27.000 km l'anno contro i 12.000 dei privati e, dopo 3-4 anni, reimmettono questi veicoli sul mercato di seconda mano, dove l'80% dei cittadini europei acquista la propria vettura.
Eppure, l'elettrificazione aziendale langue: nel 2025 solo il 17% delle nuove auto aziendali era a zero emissioni, un dato persino inferiore alla media dei privati. Per invertire la rotta, la nuova "Clean Corporate Vehicles Regulation" impone obiettivi vincolanti a livello nazionale per le sole grandi imprese (escludendo le PMI per non gravare sui loro bilanci). Entro il 2030, il 69% delle nuove flotte dovrà essere composto da veicoli a zero o basse emissioni (ZLEV), di cui il 45% rigorosamente a zero emissioni (ZEV).
La vera stangata riguarda però i sussidi statali: dal 2028, i governi non potranno più finanziare flotte aziendali inquinanti. Soprattutto, i sussidi per l'acquisto di veicoli puliti saranno riservati esclusivamente a mezzi certificati "Made in the EU". Questo significa veicoli assemblati in Europa, con almeno il 70% dei componenti (prezzo franco fabbrica) ed elementi chiave delle batterie di origine comunitaria, così come delineato nel recente Industrial Accelerator Act.
Il terzo pilastro del pacchetto è stato recentemente votato dalle commissioni Ambiente (ENVI), Mercato Interno (IMCO) e Trasporti (TRAN) del Parlamento Europeo. Il cosiddetto "Omnibus automobilistico" promette risparmi per 706 milioni di euro all'anno eliminando oneri amministrativi.
Le misure spaziano dall'introduzione di "super-crediti" per incentivare la produzione di auto elettriche piccole (sotto i 4,2 metri di lunghezza, probabilmente le e-car di cui tanto si parla negli ultimi mesi) e fabbricate in UE, a importanti novità sulla sicurezza. Tra queste, l'obbligo di installare sistemi di rilevamento della presenza di bambini (attivi anche a veicolo spento e chiuso) e maniglie delle portiere meccaniche per l'apertura d'emergenza (deo gratias). Previsto anche un rinvio di 18 mesi per l'applicazione delle restrittive norme EURO 7 per i mezzi pesanti.
"L'industria automobilistica sta attraversando tempi di trasformazione e il Parlamento deve fare la sua parte per fornire chiarezza in mezzo al caos", ha dichiarato l'eurodeputato Michael Bloss (Verdi), co-relatore per l'Ambiente. Sulla stessa lunghezza d'onda Andreas Schwab (PPE), che ha sottolineato come la nuova categoria per le piccole auto elettriche UE "rafforzerà la competitività e creerà posti di lavoro in Europa".
Come prevedibile, il pacchetto ha innescato un acceso dibattito. L'ACEA (l'Associazione dei costruttori europei) e associazioni come Leaseurope hanno accolto con un sospiro di sollievo l'introduzione di maggiori flessibilità e lo stop ai divieti draconiani, pur lamentando l'introduzione di target di flotta vincolanti, preferendo un approccio basato sugli incentivi.
Di tutt'altro avviso il fronte ambientalista: la ONG Transport & Environment (T&E) ha lanciato l'allarme. Abbassare il target al 90% causerà, secondo le loro stime, un aumento del 10% delle emissioni di CO2 tra il 2025 e il 2050, ostacolando l'adozione dei veicoli 100% elettrici (BEV). T&E critica duramente anche la proposta sulle flotte, giudicandola troppo timida, e chiede che il target del 2030 per le grandi aziende sia elevato al 100% di veicoli a zero emissioni, eliminando gli ibridi plug-in dal conteggio.
Il pacchetto dovrà ora superare lo scoglio dei negoziati in plenaria, previsti per dicembre 2026, e i successivi triloghi con il Consiglio. La strada per la nuova auto europea è ancora lunga e tortuosa, ma la direzione tracciata da Bruxelles sembra ormai chiara: la transizione ecologica si farà, ma non a discapito dell'industria continentale.