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La transizione energetica europea passa ufficialmente dalle parole ai bilanci, e lo fa dettando regole che cambieranno radicalmente il modo in cui i governi nazionali potranno spendere i soldi pubblici nei prossimi anni. La Commissione Europea ha infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale le nuove direttive che consentono agli Stati membri di ampliare l'ambito di applicazione della "clausola di salvaguardia nazionale".
In parole povere, l'Unione concederà ai singoli Paesi una preziosa flessibilità sui vincoli di bilancio, permettendo di sforare temporaneamente per finanziare investimenti volti a rafforzare la sicurezza energetica e ad accelerare l'abbandono dei combustibili fossili. Ma se qualcuno sperava che questa "licenza di spesa" potesse tradursi in aiuti diretti per mitigare il caro-pieno, dovrà ricredersi. Il perimetro tracciato da Bruxelles è un vero e proprio manifesto pro-elettrificazione che non fa sconti a nessuno.
Il documento europeo è categorico nell'escludere qualsiasi forma di sussidio che prolunghi l'agonia (o la convenienza) del motore endotermico. La direttiva specifica chiaramente che non rientrano nell'ambito di questa flessibilità di bilancio la riduzione delle accise o di altre imposte sui combustibili fossili. Allo stesso modo, i governi non potranno utilizzare questi margini europei per imporre prezzi fissi alla pompa, per erogare sovvenzioni dirette ai combustibili inquinanti o per creare sussidi basati sul reddito con lo scopo di attenuare l'impatto dei prezzi elevati dell'energia tradizionale.
A questo punto è necessaria una doverosa precisazione sul contesto italiano. Attualmente, in Italia, è in vigore un taglio temporaneo sulle accise del diesel fino al 25 agosto. Questa manovra è perfettamente legittima, ma il Governo italiano deve finanziarla trovando le coperture all'interno del proprio bilancio ordinario statale. Quello che l'Unione Europea vieta tassativamente è di giustificare questi sconti sui carburanti chiedendo "flessibilità extra" a Bruxelles tramite questa specifica clausola di salvaguardia. I fondi europei servono per cambiare il sistema, non per metterci una pezza.
Se l'endotermico piange, l'elettrico ride. L'Unione non prevede incentivi per l'acquisto diretto delle automobili a batteria, ma punta dritto al cuore del problema: l'infrastruttura. I fondi extra potranno essere spesi dai governi per creare un ecosistema di ricarica capillare, intervenendo su tre livelli distinti:
L'approccio olistico di Bruxelles si estende ben oltre il mondo dei motori. Gran parte di questa flessibilità di bilancio sarà destinata a trasformare radicalmente il nostro patrimonio immobiliare e industriale.
Per i cittadini privati, i governi potranno varare sovvenzioni per l'acquisto di sistemi ad energia geotermica e solare, per i sistemi residenziali di immagazzinamento dell'energia (le batterie domestiche) e, soprattutto, per sostituire le vecchie caldaie a combustibili fossili con alternative pulite, prime fra tutte le pompe di calore. Saranno inoltre coperti prestiti a tasso agevolato o sovvenzioni per le ristrutturazioni medie o profonde degli edifici.
Sul versante industriale, le imprese riceveranno incentivi finanziari per adottare tecnologie di decarbonizzazione e fondi per l'efficientamento dei propri stabili. Le amministrazioni pubbliche, infine, potranno investire nella produzione e nello stoccaggio in loco di energia rinnovabile per i propri edifici
L'Europa concede flessibilità, ma non firma assegni in bianco. Per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, la Commissione ha imposto limiti aritmetici molto severi. Il costo delle misure di sicurezza energetica ammissibili sarà limitato a un tetto massimo dello 0,3% del PIL all'anno per ogni singolo Stato membro. Guardando al medio periodo, la flessibilità cumulativa non potrà superare lo 0,6% del PIL nell'arco temporale che va dal 2026 al 2028.
C'è un'ultima, fondamentale clausola che impedisce ai governi di fare i "furbetti": il principio di addizionalità. Saranno infatti considerate ammissibili a questa flessibilità esclusivamente le nuove misure strategiche di bilancio decise dopo il 28 febbraio. Non si potrà, in sostanza, prendere una vecchia legge già approvata e farla rientrare in questo nuovo conteggio. La rotta è tracciata: i Paesi che vorranno spendere fuori dai vincoli dovranno farlo esclusivamente per costruire l'infrastruttura del domani.