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L'Unione Europea passa i mesi a discutere di dazi e barriere doganali per difendersi dall'avanzata delle auto cinesi. E i cinesi, nel frattempo, cosa fanno? Entrano comodamente dal portone principale, utilizzando le stesse fabbriche europee che hanno acquistato a peso d'oro anni fa per salvare i nostri marchi dal fallimento.
È una vera e propria lezione di geopolitica automobilistica, o forse il più classico (e geniale) dei Cavalli di Troia. A togliere il velo sulle ambizioni del colosso asiatico è stato An Conghui (Andy An), che ha appena preso le redini come nuovo presidente di Geely Automobile, subentrando allo storico fondatore Li Shufu (che rimane comunque a capo della controllante Geely Holding Group).
Durante la conferenza sui risultati semestrali del 2026, il neo-presidente ha lasciato una dichiarazione destinata a far tremare i polsi a molti dirigenti europei: a partire dal 2028, gli stabilimenti europei di Volvo diventeranno la base strategica per la produzione locale delle vetture di fascia alta del gruppo Geely.
Volvo, controllata dai cinesi ormai da anni, possiede attualmente due storici impianti di assemblaggio in Svezia e in Belgio. A questi si aggiungerà presto la nuova gigafactory in costruzione in Slovacchia, la cui apertura è prevista per l'inizio del 2027. Geely si ritrova così con ben tre roccaforti industriali nel cuore del Vecchio Continente.
L'obiettivo è chiarissimo: usare queste linee produttive per stampare direttamente in Europa i gioielli della propria galassia premium, azzerando di fatto i costi logistici ed eludendo qualsiasi gabella doganale imposta da Bruxelles. I marchi indiziati per questa "naturalizzazione" europea sono l'ammiraglia tecnologica Zeekr e il brand Lynk & Co, orientato a una clientela più giovane e dinamica.
Secondo le indiscrezioni di carnewschina, a varcare per prime i cancelli delle fabbriche europee potrebbero essere le prossime corazzate ibride plug-in del gruppo: i crossover Zeekr 8X, Zeekr 9X e il Lynk & Co 900. Si tratta di vetture pensate per competere direttamente con le tedesche sul terreno della qualità e delle finiture, cavalcando la persistente domanda europea per le motorizzazioni ibride alla spina.
L'ambizione di Geely non si ferma al bacino nord-europeo. Il gruppo asiatico, che nella prima metà del 2026 si è piazzato prepotentemente al settimo posto tra i produttori automobilistici globali (conquistando il 4,6% di quota di mercato), sta portando avanti una campagna di accerchiamento spietata.
Mentre in patria festeggia i numeri stellari del suo modello di punta, la compatta Geely EX2 (oltre 226.400 unità consegnate solo da gennaio a luglio 2026, pur con un lieve calo rispetto all'anno precedente), in Europa ha stretto una joint venture persino con la Ford.
Il risultato? Dal 2028, due ulteriori modelli a marchio Geely verranno assemblati direttamente negli stabilimenti dell'Ovale Blu in Spagna. La mossa di Geely rappresenta lo scacco matto a chi pensava di poter isolare l'industria automobilistica cinese semplicemente firmando decreti sui dazi d'importazione. La realtà dei fatti è molto più cruda: se possiedi i capitali, la tecnologia e l'infrastruttura, non hai alcun bisogno di far viaggiare le automobili sui mercantili. Te le assembli a casa degli avversari.