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L’Italiano del 2020 in strada è ancora poco rispettoso: record di multe durante il regime Covid

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Record di sanzioni sulle strade italiane con multe a chi viola le norme di uso dei veicoli e distanziamento sociale. 5 milioni di controlli a persone che spesso non hanno giustificazioni, o dichiarano il falso. Non solo ignoranza ma anche malcostume

L’Italiano del 2020 in strada è ancora poco rispettoso: record di multe durante il regime Covid

Il conto di queste settimane è pesante, anche sulle strade. Non nel senso di decessi per incidente ma per volume di contravvenzioni. Sono le multe che fioccano in Italia per chi, nonostante i molti appelli, viola le nuove norme di fermo attività, di limitazione spostamento e distanziamento sociale. Quello che fa stupidamente notizia, oltre alle cifre da capogiro del Ministero che vedono già circa 177mila violazioni ai divieti anti-contagio (115mila denunce da codice penale, 61mila per violazioni amministrative) è anche leggere delle giustificazioni, a volte private come “andare dalla fidanzata”.

Ci sono poi i casi molto negativi, dove viene attestato un falso nell'autodichiarazione oppure ci si muove pur essendo in quarantena.

Città e ignoranza

Non solo in provincia e nei piccoli paesi, per le campagne, ma anche nelle grandi città. Quelle ricche di arte e cultura come Roma, Milano o Torino e in quelle medie, come Monza o Brescia, i vigili hanno segnalato ancora in questi giorni auto con più persone sullo stesso veicolo, in circolazione senza motivo, persino tassisti non in servizio.

Sui pedoni la lotta è talvolta peggiore, molte persone sono a passeggio con bambini o animali sentendosi giustificati a usare ogni giorno lunghi percorsi, oltre il limite dato dalle proprie abitazioni. In Lombardia, oltre il pianto per i molti morti, segnalata anche la rabbia per una triste combinata figlia della società contemporanea: è quella fatta di spavalde signore, giovanili e arroganti. Ricche di SUV premium, ovviamente immatricolato negli ultimi due anni, tre al massimo. Escono di casa in compagnia, tra loro, senza mascherina e parcheggiano pure andando contromano, prima di sguinzagliare il loro ego insieme forse a voglie represse facendo accoppiare i loro cani di razza nei prati.

Per vedere lo spettacolo, basta sintonizzarsi sulle periferie di molte cittadine “arricchite” del Bel Paese. Per udire il raglio di una ignoranza che in Italia è sposata spesso al denaro, basta sentire le risposte urlate con tanto di offese, quando inveiscono se qualcuno cerca di spiegar loro cosa ci impone oggi il Coronavirus. Sono casi come questi, che poi magari finiranno a intasare i tribunali (perché le signore hanno l’amico avvocato, o hanno fatto giurisprudenza e hanno tempo per queste cose, loro) che risaltano in contrasto ad altri.

Quelli di chi magari se la prende e la pagherà pure, la sua multa per spostamento in auto non consentito, pur essendo stato fermato mentre era fuori casa solo per occuparsi, magari come volontario senza compenso, di animali che sono in difficoltà. Quelli che la PA non riuscirebbe più a gestire adesso (in questi casi però, Enpa ha attivato un servizio legale a supporto).

Insomma, ancora ad aprile 2020, dopo mesi di notorietà del problema mobilità con il Covid, i sindaci devono ripetere “restate a casa”, dalla Raggi della capitale alla Appendino (che ha autorizzato l’uso di droni per i controlli) e poi Sala, o quelli dei piccoli comuni. Persino nella colpitissima Brescia si continua a trasgredire. Alcuni elettori di questi sindaci, spesso con laurea e auto premium (elementi positivi, ma a quanto pare distribuiti male fino a ieri) si ne fregano. Non bastano le multe, servirà forse altro e il Covid in questo, ci ha già fatto riflettere mostrando a tutti comportamenti virtuosi oppure a danno, della società. Non serve arginare il cammino dell’Europa unita, se prima non si cura quello degli elementi negativi presenti in Italia.

  • quagliodromo, Telgate (BG)

    Siamo stati abituati a contestare le multe anche quando si ha torto marcio, figurarsi se ci ferma un decreto...
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