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Il piano di ristrutturazione del Gruppo Volkswagen, con l'ipotesi di chiusura di diversi impianti e migliaia di esuberi, è soltanto la punta dell'iceberg di una sofferenza diffusa in tutta l'industria automobilistica tedesca. Un'emergenza che riguarda da vicino anche l'economia italiana, legata a doppio filo al sistema produttivo della Germania.
Quando il motore industriale della Germania perde colpi, le ripercussioni si avvertono immediatamente al di qua delle Alpi. Chi considera le difficoltà di Wolfsburg come una vicenda strettamente confinata nei confini tedeschi sottovaluta l'inestricabile rete di rapporti economici e industriali che unisce l'Italia al suo primo partner commerciale. A dimostrarlo sono i dati ufficiali sulla filiera e sull'interscambio economico, dove sono in ballo cifre miliardarie e centinaia di migliaia di posti di lavoro.
L'analisi dei dati pubblicati dall'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) relativi all'interscambio di autoveicoli e componenti evidenzia un quadro chiaro. Per quanto riguarda i veicoli finiti, l'Italia registra un forte disavanzo:
Importazioni di veicoli: l'anno scorso l'Italia ha importato veicoli per un valore di 36,4 miliardi di euro (-1,4% rispetto al 2024), di cui 32 miliardi legati alle sole autovetture.
Esportazioni di veicoli: l'export si è fermato a 16,1 miliardi di euro (-11%), con le autovetture a quota 11,4 miliardi (-9,6%).
Deficit commerciale: il saldo negativo per l'Italia è salito a 20 miliardi di euro (rispetto ai 19 miliardi del 2024), condizionato pesantemente dalla contrazione produttiva degli stabilimenti Stellantis in Italia.
In questo contesto, il peso di Berlino è schiacciante: la Germania da sola rappresenta il 30% delle importazioni italiane di autoveicoli, una quota tre volte superiore a quella della Spagna (11%) e quasi quattro volte quella della Francia (6,2%). Anche sul fronte dell'export di veicoli finiti dall'Italia, la Germania si conferma la prima destinazione con il 17,2% del totale.
Il vero polmone dell'industria italiana risiede tuttavia nella componentistica, un settore tradizionalmente in forte surplus. A fronte di importazioni per 17,3 miliardi di euro, le aziende italiane hanno esportato componenti per ben 24,7 miliardi (+0,3%), generando un saldo positivo di 7,4 miliardi di euro. I costruttori tedeschi assorbono il 20,2% dell'export italiano di componenti e rappresentano il 23,9% delle nostre importazioni del comparto.
Un legame che è ancora più pervasivo se si considera la filiera indiretta: molti componenti forniti da aziende italiane a stabilimenti francesi o spagnoli vengono poi integrati in veicoli o moduli destinati proprio ai gruppi germanici.
Allargando lo sguardo all'intero impianto macroeconomico, le elaborazioni della Camera di Commercio Italo-Germanica su dati Istat confermano come Italia e Germania siano legate a doppia mandata. Nel 2025 l'interscambio commerciale complessivo tra i due Paesi ha raggiunto i 157,8 miliardi di euro (+1,2% sul 2024), mettendo a segno il terzo valore più alto di sempre.
L'export italiano verso la Germania è tornato a crescere attestandosi a 72,2 miliardi di euro, mentre le importazioni dalla Germania si sono mantenute stabili a quota 85,6 miliardi. La Germania si conferma così inamovibile al primo posto tra i partner commerciali dell'Italia, mentre il nostro Paese rappresenta il sesto interlocutore economico per Berlino, con flussi primari nei settori macchinari, elettrotecnica, agroalimentare e automotive.
L'impatto della congiuntura tedesca si distribuisce in modo capillare sulle principali regioni manifatturiere italiane. I flussi verso la Germania vedono in testa la Lombardia, che da sola gestisce circa un terzo del valore complessivo con 52,5 miliardi di euro (+1%). Seguono il Veneto con 23,9 miliardi (+2,6%), l'Emilia-Romagna con 19,8 miliardi (+6,5%), il Piemonte con 14,3 miliardi (+1,4%) e il Lazio con 9 miliardi (+7,1%).
A completare un quadro di profonda interdipendenza interviene infine il settore terziario e, in particolare, il turismo. Secondo i dati ENIT, la Germania costituisce il primo mercato di provenienza per i flussi turistici in Italia: nei primi nove mesi del 2025, ben 11,1 milioni di visitatori tedeschi hanno soggiornato nella penisola (+4,9%), generando una spesa complessiva pari a 7,5 miliardi di euro (+1,7%).
Tutti questi dati confermano una realtà ineludibile: una contrazione prolungata dell'apparato industriale e dei consumi in Germania rischia di produrre un effetto domino immediato sull'economia italiana, dimostrando che la crisi di Wolfsburg è a tutti gli effetti anche una questione nazionale.