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In un momento storico in cui molti Paesi europei optano per limiti di velocità più bassi al fine di ridurre inquinamento, consumi e incidenti, la Repubblica Ceca rompe gli schemi proponendo un progetto pilota che permette di viaggiare fino a 150 km/h sulle autostrade. Il nuovo limite non sarà fisso, ma attivabile esclusivamente quando le condizioni siano ottimali, ovvero traffico leggero, asfalto asciutto e visibilità perfetta. La scelta ha attirato l’attenzione internazionale perché rappresenta una netta differenza rispetto alle tendenze green seguite da molti stati membri che, invece, puntano a limiti più bassi in nome dell’ambiente e della sicurezza stradale.
A partire dalla fine di settembre, un tratto di circa 50 km dell’autostrada D3 tra Tábor e České Budějovice sarà teatro di un esperimento unico nell’Unione Europea, che consentirà ai veicoli di raggiungere i 150 km/h in autostrada solo quando le condizioni lo permetteranno.
Il limite standard rimane 130 km/h, ma sarà superabile attraverso segnali elettronici gestiti da un centro nazionale che monitora traffico, meteo e sicurezza. Secondo la ŘSD (Direzione Strade e Autostrade) il sistema è pensato per essere dinamico e sicuro, con l’obiettivo di testare la reazione del traffico e la fattibilità tecnica dell’iniziativa.
Questa decisione arriva in un momento in cui la maggior parte dei governi europei rafforza le politiche per limitare la velocità veicolare. Diversi Paesi hanno recentemente introdotto o stanno valutando diminuzioni significative: ad esempio molte città italiane come Roma e Bologna hanno adottato il limite urbano di 30 km/h per ridurre traffico, incidenti e emissioni nocive.
In Svizzera si discute addirittura di portare il limite autostradale a 100 km/h per rispondere a congestioni e problematiche ambientali. Questo contrasto politico e sociale espone un evidente dualismo tra chi ritiene l’aumento della velocità una opportunità per stimolare l’efficienza delle infrastrutture e chi, invece, lo considera un passo indietro per la sicurezza e la lotta contro il cambiamento climatico.
L’idea di innalzare il limite fino a 150 km/h ha generato anche critiche consistenti. In termini di consumi e emissioni, i dati mostrano che viaggiare a velocità più elevate comporta un aumento significativo del carburante consumato e, di conseguenza, delle emissioni di CO₂ e di altri inquinanti. Secondo gli studi, ogni incremento di 20 km/h oltre il limite corrente può tradursi in un aumento del 20% delle emissioni di CO₂ e consumi più elevati, con ripercussioni negative per l’ambiente.
A livello di sicurezza stradale, l’associazione internazionale degli esperti del settore sostiene che limiti più bassi contribuiscono a ridurre la gravità degli incidenti e il numero di vittime, specialmente nelle aree urbane e nelle strade secondarie. Il dibattito resta quindi aperto: se da un lato l’innovazione tecnologica (segnaletica variabile e gestione intelligente) rende possibile aumentare il limite senza compromettere la sicurezza, dall’altro le implicazioni ambientali e sociali spingono molti verso una visione opposta.