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La prima settimana di test prestagionali di Formula 1 in Bahrain si è conclusa pochi giorni fa, ma per i piloti è già tempo di tornare in azione. La pista di Sakhir, infatti, sarà sede della seconda tornata di test ufficiali, durante la quale i team potranno affinare ulteriormente le monoposto — le prime nate sotto il nuovo regolamento tecnico — per risolvere le problematiche emerse nelle prime sessioni prima di volare a Melbourne per il primo Gran Premio del 2026.
Le monoposto sono finalmente tornate in azione dopo il blindatissimo shakedown collettivo di Barcellona. Tre giorni in condizioni ottimali, sotto il sole caldo di Sakhir, per saggiare la nuova era tecnica della Formula 1 che hanno fatto emergere più di una criticità. Piloti, tecnici e team principal hanno espresso preoccupazione soprattutto per le nuove power unit: non solo per il cambio radicale nello stile di guida richiesto, ma anche per l’eccessiva macchinosità degli automatismi che negli anni erano stati perfezionati.
Il loro lavoro, come ha sottolineato Lando Norris, è correre con qualsiasi mezzo venga loro affidato. Ma Andrea Stella ha parlato chiaro: questa nuova generazione di vetture, con una componente elettrica triplicata rispetto ai motori precedenti, può mettere seriamente a rischio i piloti. Le power unit, per entrare nella corretta finestra di funzionamento, devono salire di regime e quando i piloti si trovano in griglia non è detto che siano pronte a reagire allo spegnimento dei semafori. Inevitabile, così, il rischio di stallare e restare piantati al via e, citando Oscar Piastri, trovarsi di fronte alla “ricetta perfetta per il disastro”.
Un’altra problematica riguarda la preparazione del giro di qualifica. Mario Isola ha sottolineato come sarà necessario trovare il bilanciamento perfetto tra avere l’elettrico carico e le gomme nella giusta finestra di temperatura per il time attack. In questo modo, però, non è detto che i piloti possano spingere al massimo. Non andare full gas in qualifica va contro tutto ciò che, fino a oggi, è stata la Formula 1. E a dirlo chiaramente è stato Max Verstappen, che l’ha definita una “Formula E sotto steroidi”.
Gli ultimi tre giorni a Sakhir si preannunciano dunque infuocati. Sia dentro i box, dove i team lavoreranno di fino per mettere a punto gli ultimi dettagli — soprattutto in ambito aerodinamico — sia fuori. Il paddock è infatti ancora scosso dal continuo botta e risposta tra i vari motoristi. Audi, Honda e Ferrari hanno puntato il dito contro Mercedes chiedendo maggiore chiarezza alla FIA sul rapporto di compressione del motore e presto è previsto un nuovo incontro per definire la questione prima del Gran Premio d’Australia. Toto Wolff, però, ha cercato di spostare l’attenzione dal proprio propulsore a quello Red Bull-Ford, giudicato troppo performante per essere la prima power unit realizzata dalla squadra di Milton Keynes. Una battaglia politica che coinvolge anche i piloti, come Russell e Sainz, che hanno avvalorato la tesi del team principal Mercedes e della Williams.
Resta a guardare, senza essere apertamente tirata in ballo, la Ferrari. Una posizione favorevole secondo il team principal Vasseur, che può così mantenere il box lontano da eccessive attenzioni, sia politiche sia mediatiche. La SF-26, almeno per il momento, sta mostrando buone prestazioni, soprattutto nelle partenze. Un aspetto su cui a Maranello si lavorava da tempo, arrivando a progettare un propulsore più compatto per ridurre il rischio di stallo in griglia. Restano però due interrogativi: il posteriore ballerino della SF-26 — che non convince del tutto Lewis Hamilton — e quel “test” sul pescaggio della benzina effettuato nell’ultimo giorno di prove in Bahrain.
Per avere risposte definitive non resta che attendere l’inizio della seconda settimana di test prestagionali a Sakhir, in programma da mercoledì. Anche per questa sessione saremo nel paddock del Bahrain con la nostra inviata Diletta Colombo, che ci riporterà notizie, dichiarazioni e aggiornamenti direttamente dalla pista.
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