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“All’epoca con gli amici ci si trovava al bar, e al bar si sa, si sparano un sacco di cazzate”. La comincia così, Loris Reggiani, la storia della “Rosina”. In effetti chi, seduto al tavolino del bar di fiducia con gli amici più stretti e una birra davanti, non ha mai avuto qualche strana illuminazione o qualche bislacca idea da realizzare perché tanto “Quanto mai sarà difficile?”. E in un gruppo come quello formato da Loris e dai suoi meccanici e amici più fidati basta una semplice frase, una piccola provocazione per accendere la discussione. “C’è un tale che ha creato una macchina da autocross con due motori da motocicletta”.
Ma invece di indagare le ragioni che spingono a tale strana realizzazione, il dibattito si sposta immediatamente sulla fattibilità della stessa. D’altronde parliamo di persone che fanno delle corse e della meccanica il loro pane quotidiano, si cerca di capire come sia stato possibile conciliare la presenza di due motori su due assi diversi, che tipo di differenziali si siano usati e via discorrendo. Qualcuno azzarda: “Sarebbe più facile utilizzare 4 motori”. Sì va beh, i soliti sboroni solo bravi a parlare, dice qualcuno . È facilissimo, dice qualcun’altro. Insomma, alla fine il tutto si riduce ad una scommessa, niente di più e niente di meno.
Ma alla fine questa “Rosina” chi, o meglio, cos’è? Idealmente la Rosina è una tipica azdora romagnola, la regina della vita domestica sostanzialmente: forme giunoniche, carattere forte, bigodini, rossetto, sigaretta in bocca e classico mattarello alla mano. Solo che invece di tirare la pasta questo mattarello tira mazzate alla prima parola di disobbedienza. Certo, un po’ esagerata come azdora ma perfettamente adeguata all’altra Rosina a cui dà il nome, il frutto della famosa scommessa da bar, quella che prende vita dopo le notti di 4 lunghi inverni spesi a lavorare nel capannone adiacente alla casa di campagna dello zio. La base è una Lancia Beta, l’incompresa coupé della casa torinese in produzione in quegli anni spogliata di qualsiasi residuo che la renda adatta alla strada e dotata di 4 motori Yamaha FZR1000, una delle sportive più in voga di quegli anni. 2 davanti e 2 dietro, 16 cilindri e 80 valvole complessivi. Non è turbo, recita una scritta nera sul retrotreno. Menomale verrebbe da dire, forse sarebbe stato troppo persino per lei.
Ma attenzione, la Rosina non è un semplice capriccio uscito da qualche garage di fortuna che cade in pezzi dopo qualche metro. Già dalla carrozzeria, che ricorda le mitiche Gruppo 5 degli anni ‘80, si capisce la cura che ci è stata messa. Un telaio aggiuntivo è stato adattato sul retrotreno per poter installare i due motori. L’impianto di scarico, rigorosamente “dritto” viene curato da un ex tecnico di MV Agusta, quello elettrico, da far fuggire qualunque elettrauto, è invece affidato alle mani di un tecnico Aprilia. Carrozzerie, ricambisti, meccanici e tecnici locali completano il titanico sforzo.
Quando la Rosina è finalmente finita, viene accesa in una fredda notte nel bel mezzo delle campagne romagnole, lontana da occhi ma soprattutto orecchie indiscrete. Sì perché il rombo dei 16 cilindri e dello scarico artigianale basterebbe a far svegliare di soprassalto un intero vicinato. Come ricorda lo stesso Reggiani: 4 pulsanti, uno per ogni motore, prima marcia, gas, via la frizione e subito la Rosina punta imbizzarrita verso la casa dello zio nonostante il cortile sia abbastanza largo. Perlomeno a dispetto del pessimismo iniziale non ha disintegrato semiassi e questa è già una vittoria. Un’esperienza da farsela sotto, ma in fondo emozionante e indimenticabile. La Rosina si toglie anche lo sfizio di mettere le ruote sul circuito di Misano Adriatico con al volante anche un euforico Graziano Rossi, dove nonostante qualche inevitabile problema di sincronizzazione tra i 4 motori e il cambio, potrebbe superare i 250 km/h.
La scheda tecnica definitiva recita così: Potenza 560 Cv a 10.000 giri, coppia non pervenuta o forse non misurabile, velocità sconosciuta o comunque vincolata al coraggio di chi la guida e consumi meglio non indagarli, per un peso in ordine di marcia tutto sommato contenuto in meno di 1300 kg. Sulla carrozzeria, oltre agli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione, campeggiano la severa Rosina con l’immancabile mattarello e i nomi, senza gruppo sanguigno perché si spera che non serva, dei 3 temerari che di tanto in tanto si mettono dietro il volante, compreso quello di Loris Reggiani. Quel che conta è che alla fine la famosa scommessa nata da una discussione da bar è stata vinta.