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Milano Future City, la città parla alle auto grazie a Volvo

di Alberto Capra
Lo studio di architettura Metrogramma, in collaborazione con Volvo, prova a reimmaginare la tratta che collega Piazza San Babila, alla fine di Via Padova, passando per Porta Venezia e Piazzale Loreto. Più spazio per alberi, pedoni e mobilità sostenibile, grazie (anche) alla guida autonoma. Foto di Gabriele Micalizzi
1 dicembre 2019
2. Il progetto Milano Future City
2. Il progetto Milano Future City
2. Il progetto Milano Future City
2. Il progetto Milano Future City

Secondo Ricky Burdett, professore di Studi Urbani alla London School of Economics, e Philipp Rode, Executive Director del centro di ricerca LSE Cities, anch’esso della London School of Economics, entro il 2050 la popolazione mondiale toccherà i 9,7 miliardi di persone, con una quota di 2,5 miliardi di individui concentrati nei principali centri urbani del pianeta. È in questi luoghi che la necessità di innovare il contesto infrastrutturale in cui le vetture sono chiamate a muoversi si sta facendo sempre più impellente. Ambienti la cui inadeguatezza dipende molto spesso da ragioni storiche e che, per questo motivo, risultano ancor più difficilmente ammodernabili. Pensate a Roma, o ad Atene, o a una qualsiasi città del medioriente: territori dal passato millenario, in cui le grandi rivoluzioni nei costumi si sono stratificate nel tempo e in cui non è possibile intervenire in maniera immediata neppure con tutta la più buona volontà.

Entro il 2050 2,5 miliardi di individui saranno concentrati nei principali centri urbani del pianeta

Realtà tanto sclerotizzate si contrappongono ad altre orientate in senso diametralmente opposto. È il caso di Milano, ad esempio. La città lombarda, da una decina d’anni è al centro di un costante processo di innovazione. Un volano che ha preso a muoversi con la riqualificazione della zona di Porta Nuova - che ha portato alla nascita, tra le altre, di Piazza Gae Aulenti, del Bosco Verticale e della Biblioteca degli Alberi - e che è continuato con il complesso di lavori svolti in varie zone della città, tanto da privati, quanto dalla municipalità, in vista di EXPO 2015, con una coda che non accenna ad arrestarsi.

Foto di Gabriele Micalizzi
Foto di Gabriele Micalizzi
Donare una nuova centralità alle zone periferiche, partendo da una nuova visione di una delle arterie a più alto scorrimento della città. È questa l'idea di Metrogramma e Volvo

A fronte di una predisposizione - per così dire - alla novità, anche Milano mostra i segni di un accumulo, dal punto di vista urbanistico, semplicemente inevitabile in un contesto come quello europeo. La città, nel corso dei secoli, si è espansa attraverso un processo di accrescimento che è progredito con l’aggiunta di cerchi concentrici, rispetto al centro urbano. Un processo che mostra ora le sue conseguenze, tanto con riguardo alla viabilità, quanto da un punto di vista sociale. Un processo che lo studio di architettura Metrogramma, in collaborazione con Volvo, intende invertire, donando nuova centralità ad alcune delle zone attualmente ai margini di Milano e proponendo una nuova visione di una delle arterie a più alto scorrimento della città.

Alberto Capra Alberto Capra
Scrive di auto, moto e lifestyle. Dal 2015, fa parte della famiglia di Moto.it.