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Il percorso normativo è quasi concluso: per i monopattini elettrici sta per scattare l’obbligo di dotarsi di un contrassegno identificativo, ribattezzato “targhino”. La misura rientra nella riforma del Codice della Strada voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che già prevedeva nuove regole per la micromobilità elettrica ma che necessitava di provvedimenti attuativi per essere operativa.
Dopo il decreto attuativo firmato a fine giugno 2025, è arrivato il Dm del 6 ottobre 2025 – successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 novembre 2025 – che ha definito nel dettaglio caratteristiche, costi e modalità d’uso del targhino. Resta ora un ultimo passaggio: il decreto direttoriale che sbloccherà la piattaforma online attraverso cui i proprietari potranno richiedere il contrassegno.
L’entrata in vigore sarà scandita da un periodo di transizione. Una volta attivato il portale, chi possiede un monopattino elettrico avrà 60 giorni di tempo per mettersi in regola. Trascorsi i due mesi, chi circolerà senza targhino rischierà sanzioni amministrative comprese tra 100 e 400 euro. L’obiettivo dei tempi dilatati è favorire un’adozione ordinata ed evitare affollamenti presso la Motorizzazione, considerando che la procedura potrà comunque essere gestita online.
Il targhino avrà un costo base di 8,66 euro, cui si aggiungono l’imposta di bollo e i diritti di motorizzazione previsti dalla normativa per la presentazione dell’istanza. La richiesta avverrà tramite la piattaforma telematica dedicata, con possibilità di ritiro presso gli Uffici della Motorizzazione Civile territorialmente competenti oppure tramite studi di consulenza automobilistica.
La produzione del contrassegno è affidata all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato su supporti anticontraffazione analoghi a quelli utilizzati per carte valori. Il targhino non è una mini-targa tradizionale ma un contrassegno identificativo strettamente personale: è legato al richiedente, non al mezzo. Le caratteristiche ufficiali sono:
formato rettangolare da 50 × 60 mm,
supporto plastificato adesivo non rimovibile,
fondo bianco con caratteri alfanumerici neri,
sei caratteri disposti su due righe da tre,
utilizzo di lettere e numeri selezionati (lettere da B a Z, numeri da 2 a 9).
Il set di materiali e tecniche è studiato per garantire durata, leggibilità e sicurezza.
Le regole di montaggio sono precise: il targhino deve essere collocato sulla parte posteriore del monopattino, all’interno di un apposito alloggiamento. In assenza di tale predisposizione, potrà essere applicato in alternativa:
perpendicolarmente al piantone dello sterzo, nella parte anteriore,
a un’altezza compresa tra 20 e 120 cm dal suolo.
L’orientamento deve consentire la chiara leggibilità della sequenza alfanumerica.
Con l’introduzione del targhino, il Governo aggiunge un tassello al processo di regolamentazione della micromobilità. L’obiettivo è identificare i mezzi circolanti e responsabilizzare gli utenti, al pari di quanto avvenuto in passato con bici elettriche e veicoli leggeri in altre città europee.
Resta da capire quale sarà l’impatto pratico sul mercato – finora dominato dall’uso libero e non registrato – e come reagirà l’utenza al nuovo obbligo. Nel frattempo, si attende il via libera finale che farà partire il conto alla rovescia dei 60 giorni.