Pensate più alla qualità e meno tecnologia. Perché il governo cinese ha strigliato l'automotive nazionale

Pensate più alla qualità e meno tecnologia. Perché il governo cinese ha strigliato l'automotive nazionale
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Il governo cinese ha sotto esame il settore dell'automotive frenando la corsa alla velocità dello sviluppo hi-tech. Chiesti più controlli su sicurezza, batterie e guida assistita per garantire maggiore qualità ai consumatori. Questo “bagno di realtà” ridimensionerà l'hype sugli ev Made in china?
26 settembre 2026

Il settore automobilistico cinese ha a lungo corso a una velocità difficile da tenere per i concorrenti stranieri. Nuovi modelli, aggiornamenti software, batterie sempre più evolute, assistenza alla guida e abitacoli digitali sono diventati gli strumenti con cui decine di marchi d'oltre Muraglia hanno cercato di conquistare automobilisti sempre più esigenti.

Adesso però Pechino vuole, o sarebbe meglio dire deve, rallentare lo sprint. Il governo guidato da Xi Jinping ha infatti annunciato una campagna nazionale di controlli della durata di un anno sulla qualità delle automobili prodotte nel Paese, intervenendo in particolare su sistemi di guida intelligente, progettazione dei veicoli e sicurezza delle batterie.

La decisione è arrivata in una fase delicata per l'automotive nazionale, alle prese con una domanda interna più debole e con una guerra dei prezzi che sta comprimendo i margini dei costruttori. A spiegare la nuova linea è stato Xin Guobin, viceministro del Ministero dell'Industria e dell'Information Technology, durante una conferenza stampa a Pechino.

Il funzionario ha avvertito che i nuovi prodotti e le nuove tecnologie non potranno essere commercializzati se non avranno superato procedure di approvazione e verifiche più rigide. Secondo Xin, alcune soluzioni definite innovative sono state introdotte sulle vetture senza un adeguato livello di test e validazione. Per le auto cinesi si apre così una fase diversa, nella quale la rapidità nello sviluppo non sarà più sufficiente per ottenere il via libera delle autorità.

Perché il governo cinese ha “richiamato” l'automotive?

A spingere il governo cinese verso una maggiore supervisione sono stati soprattutto gli incidenti e l’aumento delle segnalazioni dei consumatori. Il tema più sensibile riguarda la tecnologia utilizzata per la guida assistita, diventata ormai uno dei principali argomenti di vendita delle nuove vetture elettriche. Un episodio particolarmente grave riguarda la Xiaomi SU7, protagonista nel marzo dello scorso anno di un incidente mortale nella provincia centrale di Anhui.

Tre persone hanno perso la vita quando l'auto si schiantò contro una barriera mentre il sistema di assistenza alla guida era operativo. Il software ha avvertito il conducente di riprendere il controllo appena due secondi prima dell’impatto, avvenuto ad alta velocità. L'incidente ha quindi contribuito a rafforzare l'attenzione delle autorità cinesi sulle tecnologie di guida autonoma ancora in fase di sviluppo. Ma i problemi segnalati non riguardano soltanto l'intelligenza artificiale e i sistemi elettronici.

I media statali hanno riferito anche di un aumento delle lamentele relative alla qualità delle batterie delle auto elettriche. Xin ha definito queste problematiche troppo serie per essere ignorate e ha promesso un rafforzamento dei controlli sulla progettazione e sulla produzione. Il principio è quindi quello di verificare maggiormente ciò che arriva sul mercato prima che una nuova funzione o un nuovo componente venga utilizzato su larga scala. Una svolta che potrebbe incidere sulla strategia di numerosi produttori, abituati a utilizzare la tecnologia come elemento distintivo in un mercato estremamente affollato.

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Meno tecnologia, più qualità

La stretta regolatoria si inserisce in un quadro economico tutt'altro che rassicurante. I dati della China Passenger Car Association mostrano che a luglio le consegne complessive di automobili in Cina sono diminuite del 20,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, scendendo a 1,46 milioni di unità. Le vendite di veicoli elettrici sono calate del 3,9% e hanno rappresentato comunque il 65,1% delle consegne complessive.

Si tratta del settimo mese consecutivo di flessione per il comparto elettrico. Tra gennaio e luglio, inoltre, i costruttori cinesi hanno consegnato 5,67 milioni di EV sul mercato domestico, il 12,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. A complicare ulteriormente il quadro c'è la guerra dei prezzi, alimentata dalla presenza di quasi un centinaio di produttori che cercano di differenziarsi attraverso nuovi modelli e dotazioni tecnologiche. Secondo Paul Gong, responsabile della ricerca sull'auto cinese di UBS,  questa competizione esasperata è diventata una sorta di “nemico interno” per l'industria. Ora il governo vuole cambiare le regole del gioco.

Le aziende dovranno probabilmente destinare più risorse ai controlli industriali e alla qualità costruttiva, accettando tempi più lunghi per introdurre alcune innovazioni. La tecnologia continuerà a essere decisiva per le auto cinesi, soprattutto nella sfida internazionale, ma Pechino sembra aver stabilito una nuova priorità: prima dimostrare che una soluzione funziona davvero, poi trasformarla in un argomento di vendita.

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