Petrolio saudita, stop alle forniture per l’Europa: rischio rincari per benzina e diesel

Petrolio saudita, stop alle forniture per l’Europa: rischio rincari per benzina e diesel
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Le raffinerie europee fanno i conti con la riduzione delle forniture di petrolio saudita dopo il blocco dell’oleodotto East-West. Alcuni carichi di greggio sono stati cancellati o rinviati fino a novembre, mentre i principali operatori cercano forniture alternative. La situazione potrebbe avere conseguenze anche sui prezzi di benzina e diesel
18 settembre 2026

Il mercato europeo del petrolio entra in una nuova fase di tensione. Almeno tre raffinerie europee hanno ricevuto comunicazioni relative alla cancellazione o al rinvio di alcuni carichi di greggio saudita previsti per la fine di settembre: in alcuni casi, le consegne sarebbero state spostate fino a novembre. La notizia arriva dopo la chiusura dell'oleodotto East-West, infrastruttura strategica che collega i giacimenti petroliferi dell'Arabia Saudita orientale con il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso. L'oleodotto, conosciuto anche come Petroline, ha una capacità nominale di circa 7 milioni di barili al giorno ed è particolarmente importante perché permette all'Arabia Saudita di esportare greggio verso il Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz.

È stato chiuso dopo gli attacchi con droni del 10 settembre e, secondo le fonti di mercato, le operazioni di carico a Yanbu sono state sospese. Alcuni clienti europei hanno ricevuto notifiche per cancellazioni di carichi di settembre, mentre almeno tre raffinerie avrebbero visto le proprie consegne rinviate, in alcuni casi, fino a novembre. Aramco non ha commentato ufficialmente le indiscrezioni. Il problema riguarda soprattutto la durata dell'interruzione. Le scorte disponibili a Yanbu sono considerate limitate e la continuità delle esportazioni dipende dalla possibilità di ripristinare il trasporto attraverso la condotta. I danni alle infrastrutture potrebbero richiedere tempo per essere completamente riparati, anche se l'Arabia Saudita ha indicato la possibilità di recuperare una parte della capacità nel giro di pochi giorni.

Le raffinerie europee cercano alternative al greggio saudita

Le conseguenze sono già visibili nelle strategie di approvvigionamento. La polacca Orlen, tra i principali acquirenti europei di greggio saudita, sta aumentando il ricorso a forniture provenienti da altri Paesi. La società ha acquistato carichi di greggio del Mare del Nord e ha cercato ulteriori volumi provenienti da Stati Uniti e Kazakistan. La diversificazione ha finora permesso alle raffinerie del gruppo di continuare a operare regolarmente, nonostante una forte riduzione delle spedizioni saudite previste per settembre.

La sostituzione, tuttavia, non è necessariamente semplice né economica. Le raffinerie sono progettate per lavorare specifiche tipologie di greggio e cambiare rapidamente materia prima può comportare costi logistici e tecnici. Un'interruzione prolungata potrebbe quindi aumentare la concorrenza tra gli acquirenti europei per i carichi disponibili, con effetti sui prezzi del greggio e, successivamente, sui prodotti raffinati.

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Petrolio e carburanti: cosa può succedere in Europa

L'effetto più immediato si è già riflesso sul mercato. Le tensioni sulle esportazioni saudite hanno spinto verso l'alto le quotazioni del petrolio Brent, mentre alcuni carichi fisici destinati all'Europa hanno raggiunto prezzi ancora più elevati. Il rischio, qualora la situazione si prolungasse, è un aumento dei costi di approvvigionamento per le raffinerie e una conseguente pressione sui prezzi di benzina, diesel e carburanti per l’aviazione. C'è però anche un elemento che potrebbe attenuare la pressione sul mercato. Saudi Aramco sta aumentando le esportazioni dal terminale di Ras Tanura, nel Golfo Persico, utilizzando trasferimenti da nave a nave al largo dell'Oman.

Le fonti di mercato stimano circa 60 milioni di barili destinati a essere movimentati tra settembre e ottobre, con esportazioni dal Golfo riportate a circa 1-1,5 milioni di barili al giorno. Si tratta di una strategia pensata per compensare almeno in parte la riduzione dei volumi provenienti da Yanbu. Per l'Europa, quindi, la variabile decisiva resta la durata del blocco dell'East-West Pipeline. Se il ripristino sarà rapido, l'impatto potrebbe rimanere circoscritto alla logistica e ai costi di approvvigionamento. Un'interruzione più lunga, invece, aumenterebbe la necessità di ricorrere a greggi alternativi e potrebbe tradursi in una nuova pressione sui prezzi dei carburanti.

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